Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Laurea, in Italia č un affare per soli uomini

16 settembre 2009

Aumenta il divario, non solo economico, tra laureati e non laureati. Ma in Italia premia solo i maschi. Un nuovo aspetto del gender pay gap messo in luce dal rapporto OCSE sull’istruzione, che invita gli stati a investire sulla scuola.

 

 







 


 

Un aspetto significativo del cosiddetto divario salariale di genere viene messo in luce dal rapporto annuale sull’istruzione dell’OCSE-Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che raggruppa i trenta paesi più sviluppati del pianeta. Si tratta del diverso rendimento salariale del conseguimento della laurea, che segna un differenziale di genere particolarmente elevato.
Il rapporto Education at a Glance valuta ogni anno le prestazioni dei sistemi nazionali di istruzione dei vari paesi, e nell’edizione del 2009, uscita a settembre, focalizza alcuni parametri di genere.
In base ai calcoli contenuti nel report, un uomo con una laurea in Italia può aspettarsi rispetto a un diplomato un vantaggio salariale durante la carriera superiore a 322mila dollari, mentre per una donna il beneficio si ferma a 136mila dollari. La media dei paesi membri dell’OCSE è di 186mila dollari per gli uomini e di 134mila per le donne. Dunque, il differenziale in Italia premia fortemente i maschi, mentre le donne sono allineate alla media internazionale.

Education at a Glance offre molti altri indicatori, comparabili e aggiornati, sulle prestazioni dei sistemi nazionali di istruzione. Ne esce uno spaccato non certo esaltante del sistema educativo italiano, con l’eccezione della scuola elementare: pochi investimenti pubblici e privati, limitato accesso all'istruzione superiore, poca specializzazione, bassi stipendi degli insegnanti, molti iscritti all'Università ma pochi laureati. La spesa per l’istruzione nei paesi OCSE rappresenta, in media, il 13,2% della spesa pubblica totale, ma in Italia è inferiore al 10%, mentre in Messico è del 22%.
In Italia solo il 19% della popolazione tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea, contro il 33% della media OCSE; gli studenti che completano il ciclo di studi sono il 45% contro il 69% dell'area OCSE. Un miglioramento c’è stato grazie soprattutto alle lauree brevi introdotte con la riforma del 2002: l’Italia ha raddoppiato il numero dei suoi laureati di fascia A tra il 2000 e il 2006 portandoli dal 19% al 39%.
I giovani che al raggiungimento dell'età minima legale interrompono gli studi senza aver trovato un posto di lavoro sono più esposti al rischio di disoccupazione di lungo periodo. Investire nell'istruzione è un mezzo per lottare contro la recessione e accrescere i futuri redditi. I vantaggi che derivano da un buon livello di istruzione e il probabile mantenimento di un tasso di disoccupazione elevato durante tutto il periodo di uscita della crisi, sottolinea l'OCSE, spingeranno un numero sempre maggiore di giovani a proseguire gli studi.

"Il periodo che seguirà la crisi mondiale sarà caratterizzato da una domanda senza precedenti per la formazione universitaria" ha dichiarato Angel Gurria, il segretario generale dell'organizzazione, aggiungendo che "gli investimenti in capitale umano contribuiranno alla ripresa a condizione che le istituzioni scolastiche siano in grado di rispondere a questa domanda". L'OCSE raccomanda quindi ai governi di tenere conto di questa tendenza quando elaborano le strategie in materia di scuola.
Nella maggior parte dei paesi, le disparità di retribuzione tra laureati e non laureati continuano ad allargarsi. L’analisi dell'OCSE mostra infatti che i benefici di una formazione universitaria si riflettono poi nella vita, non solo lavorativa: le persone che completano gli studi secondari o l'università, oltre ad avere un lavoro più sicuro e meglio remunerato, mostrano maggiore interesse nella politica, hanno una maggiore fiducia nei confronti degli altri e godono persino di una migliore salute.
 
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