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La violenza alle donne, trasversale e invisibile

02 settembre 2010

Il rapporto 2009 di Telefono Rosa. 4 violenze su 5 avvengono ad opera del partner, 2 su 3 tra le mura domestiche; nel 50% dei casi si tratta di atti persecutori. La violenza alle donne attraversa tutte le condizioni sociali, ma la capacità di reazione e di denuncia sembra lievemente aumentare, anche grazie alla legge contro lo stalking.

 

 

 

 

 

L’Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, forse la prima realtà a far emergere la voce delle donne vittime di violenza, con una storia ormai ventennale, presenta ogni anno un’accurata analisi del fenomeno sulla base dei dati raccolti nel corso della sua attività.

Il Rapporto Le voci segrete della violenza 2009, illustrato nei giorni scorsi a Roma, offre un quadro esaustivo dei suoi tratti distintivi, che si possono così riassumere: tendenza all’aumento delle denunce, che indica una maggiore capacità delle vittime di riconoscere la violenza subita e di reagire, frutto anche delle campagne di sensibilizzazione e dei nuovi strumenti normativi come la legge sullo stalking; carattere sempre più sommerso e domestico della violenza, che nell’80% dei casi è compiuta all’interno di una relazione sentimentale; connotazione sempre più interclassista del fenomeno, diffuso in tutte le condizioni sociali e culturali anche se con una condizione di particolare vulnerabilità delle straniere e delle madri con figli minorenni.
 
I dati sono raccolti attraverso le schede relative alle utenti dell’associazione, un campione di 1782 casi, di cui 1503 di nazionalità italiana e 278 straniere.
Nel corso dell’ultimo anno le denunce sono cresciute del 5% rispetto al 2008; la stessa percentuale di aumento è già stata raggiunta nei soli primi sei mesi del 2010.
Nel caso delle italiane, le vittime di violenza si concentrano nella fascia di età tra i 35 e i 54 anni e un numero consistente anche nella fascia più adulta mentre nel caso delle straniere il 67% delle violenze si è consumato su donne tra i 25 e i 44 anni.
Come negli anni passati anche nel 2009, si conferma una grande presenza di vittime in possesso di titoli di studio medio-alti: solo il 29% ha un basso livello di scolarizzazione, mentre è in lieve aumento il numero delle laureate. Guardando alle informazioni sulla professione delle vittime, in cima alla classifica, ci sono le impiegate (21%), in particolare le italiane, seguite dalle casalinghe, mentre tra le straniere il 30% sono colf e badanti. Si conferma dunque che la violenza attraversa indistintamente tutti i gruppi sociali.
Tuttavia vi sono alcune caratteristiche prevalenti che riguardano lo stato civile e soprattutto l’autonomia economica delle vittime, e che sembrano influenzare soprattutto la possibilità di ribellione. Circa metà delle vittime sono sposate, e il 40% non gode di indipendenza lavorativa; tra queste il 32% ha lasciato il lavoro dopo il matrimonio, per seguire i figli oppure occuparsi della famiglia. Il 79% delle donne che si sono rivolte spontaneamente a Telefono Rosa dichiara di avere figli che, nel 66% dei casi, non hanno raggiunto la maggiore età.

Il 61% delle volte la violenza è invisibile, cioè si consuma all’interno delle mura domestiche. Quattro casi su cinque avvengono all'interno di una relazione sentimentale mentre solo 1 su 100 è opera di sconosciuti; nell’ultimo anno la percentuale di mariti e partner è diminuita dal 64 al 55%, mentre sono aumentate le aggressioni da parte degli ex (dal 18% al 25%).
La violenza subita è principalmente di tipo psicologico (31%)
seguita con una certa distanza da quella fisica (23%) che però prevale tra le straniere.
Tra le tipologie descritte, troviamo ricatti, insulti e minacce (44%), aggressione fisica, anche con corpi contundenti (26%), ricatti economici (13%) e abusi sessuali (7%). Nel 78% dei casi la violenza è ripetuta o abituale. Il 13% delle vittime ha subito per un periodo compreso tra i 10 e i 20 anni, l'11% per oltre 20 anni. Solo il 24% di loro ha trovato la forza di reagire alle violenze.
Tuttavia sempre di più le donne che riescono a lasciare i luoghi della violenza e di allontanarsi dai loro carnefici. Tra le donne che dichiarano di aver cercato soluzioni, il 18% si è rivolto alle forze dell'ordine, il 12% si è rivolto a un avvocato. Le percentuali sono molto più basse tra le migranti.
L'associazione segnala inoltre un preoccupante 12% di vittime che dichiara di restare con il proprio persecutore per un sentimento di amore.
Dal rapporto emerge pure che la metà delle violenze subite e denunciate dalle donne nel 2009 rientra nel reato di stalking (+4% in un anno).
Chi ha subito atti persecutori è stata minacciata (53%), insultata verbalmente (22%), pedinata (14%) e ha ricevuto telefonate o messaggi continuati (15%), ha subito appostamenti (15%) e danni ad auto o motorino (6%).
Proprio l’entrata in vigore, il 23 aprile 2009, del reato di atti persecutori, potrebbe aver favorito la presa di coscienza e la capacità di reazione, al di là del numero ancora molto basso delle denunce penali. Tuttavia, Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, ha ricordato che”se l’iter amministrativo e penale è troppo lento, le denunce rischiano di non riuscire affatto a proteggere le donne” e che è fondamentale affiancare alle sanzioni un’efficace applicazione di misure cautelari restrittive che impediscnoa al persecutore di reiterare le molestie.