Sei mesi dopo l'elaborazione di un Codice di buone pratiche nella tecnologia dell’informazione e comunicazione, la Commissione Europea lancia un Repertorio su attività e proposte di lavoro per le donne. Per provare a colmare un divario di genere che danneggia anche lo sviluppo economico.
L'8 ottobre scorso la Commissione Europea ha inaugurato il Repertorio europeo delle donne nelle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione), ossia un nuovo strumento online che ha l'obiettivo di centralizzare tutte le informazioni relative ad attività e posti di lavoro coperti dalle donne in questo settore nell'Unione Europea.
Il repertorio online coprirà tre diversi ambiti: tecnologia, creazione di comunità e imprese.
Il data base riunisce in un unico spazio tutte le attività, le proposte di lavoro, la legislazione e le statistiche, fornendo una visione d'insieme su quanto avviene in questo settore in Europa e favorendo la collaborazione e la costituzione di reti tra i differenti soggetti.
L'iniziativa segue la pubblicazione da parte della Commissione europea di un Codice di buone pratiche relativo all’inserimento delle donne nel settore, avvenuta nel marzo 2009. Dopo sei mesi, il numero di imprese e soggetti firmatari che si sono impegnati ad incoraggiare le giovani donne a perseguire studi e carriera nei comparti industriali delle telecomunicazioni, della tecnologia e di internet è più che quintuplicato, passando dalle iniziali cinque a 28, fra cui colossi come Cisco, Google, HP, Microsoft, Motorola, Panasonic, e inoltre uffici di consulenza, istituzioni accademiche, ONG e organismi di regolamentazione delle telecomunicazioni.
Il Codice di buone pratiche è centrato sull'istruzione e l'occupazione, e prevede l'organizzazione di programmi di tutoraggio, orari di lavoro flessibili anche mediante il telelavoro, forum e reti dedicate e altre attività innovative per sensibilizzare le donne e attirarle nel settore industriale della tecnologia, e anche fissazione di obiettivi per le assunzioni e le promozioni di personale femminile a tutti i livelli e monitoraggio del raggiungimento di tali obiettivi.
“Ciò dimostra che il settore delle TIC è sempre più consapevole che potrà trarre benefici dalla crescita economica e contribuire alla stessa soltanto se affronterà adeguatamente il problema della scarsità di personale qualificato, che si stima in 300.000 unità nel 2010", ha affermato Viviane Reding, commissaria europea per la Società dell'informazione e i media. E per colmare questo deficit, occorrono più donne.
Il lancio del nuovo strumento è stato infatti occasione per presentare i dati sulla situazione della popolazione femminile nel settore. Tra gli esperti di informatica di alto livello, solo un quinto sono donne. Anche se il numero di donne che intraprende gli studi nel campo dell’informatica è in aumento, fra i dottorati di ricerca del 2006 erano soltanto un quarto del totale. Benché le donne ottengano il 45% dei diplomi di dottorato rilasciati in Europa, solo un quarto di essi riguarda i settori dell'ingegneria, della produzione industriale e delle costruzioni.Più in generale, nel continente europeo, il 38 per cento dei maschi usa internet quotidianamente contro il 28 per cento delle femmine. Un gap diffuso quindi a tutti i livelli.
“Alle buone pratiche occorre affiancare la fissazione di obiettivi precisi. Un modo concreto di farlo è aumentare la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle imprese del settore delle TIC”, ha sostenuto la commissaria Reding. “Oggi solo il 7% dei membri dei consigli di amministrazione delle principali 116 imprese TIC sono donne. Il nostro obiettivo è raddoppiare questa rappresentanza entro il 2015. Invito pertanto l'intero settore a sottoscrivere e applicare sollecitamente il Codice di buone pratiche".
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