29 maggio 2009
Il mondo della ricerca esclude le donne, anche se non mancano esempi virtuosi e segnali di un possibile cambiamento. Tra questi, il premio Per le Donne e la Scienza che da otto anni sostiene le giovani ricercatrici, “un potenziale finora sottoutilizzato” come lo definisce Umberto Veronesi.
La cerimonia di premiazione dell'edizione 2009 del concorso L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza è stata un’occasione per fare il punto sulla situazione delle ricercatrici in Italia e in Europa.
Il premio è parte di un programma internazionale sostenuto dall’UNESCO, finalizzato a incoraggiare le giovani donne che contribuiscono al progresso scientifico; l’edizione italiana, nata nel 2002, ha attribuito oltre trenta borse di studio.
Tra centinaia di candidature pervenute da tutta Italia, la Giuria presieduta dall’oncologo e senatore Umberto Veronesi ha scelto le cinque vincitrici del 2009, che hanno ricevuto un assegno di 15.000 euro per proseguire la propria attività di ricerca nel campo delle scienze della vita e della materia. Tra le premiate c’è un’astrofisica dell’Università di Torino, Luisa Ostorero, 35 anni, che ha concentrato il suo lavoro sulle galassie e le teorie gravitazionali. La più giovane è una genetista di 28 anni, Anna Olivieri, che ha studiato i cavalli e ha osservato come analizzando il dna di un individuo si può risalire alla storia genetica dei suoi antenati femminili. E ancora la biochimica trentenne Valeria Righi, l’endocrinologa Cristina Lucia Ronchi e infine Elisabetta Versace, psicologa di 30 anni, che studia le capacità cognitive alla base dell'elaborazione linguistica.
“Il mondo ha bisogno della scienza e la scienza ha bisogno delle donne! - ha dichiarato Giorgina Gallo, Presidente di L’Oréal Italia - Siamo convinti che identificare e valorizzare le donne che si distinguono per l’eccellenza scientifica sia di cruciale importanza per il futuro della scienza e del mondo”.
Anche perché in Italia l'ambito scientifico è uno dei più afflitti da differenze di genere. "A tre anni dalla laurea – ha ricordato sempre Giorgina Gallo - le donne sono più disoccupate dei loro colleghi maschi". E ha citato i numeri contenuti nell'Annuario Scienza e Società del 2009 . In campo geo-biologico, ad esempio, si registra un 27% di disoccupazione femminile contro il 20% degli uomini, mentre in ambito medico le donne senza lavoro sono il 13% delle laureate, contro il 7,7% dei camici bianchi maschi. L’Italia si conferma un paese con poche ricercatrici donne: meno di una ogni tre ricercatori, dato tuttavia in linea con la media europea. E il divario retributivo di genere è del 10% all’inizio della carriera, poi tende ad aumentare fino a raggiungere il 33%. Un tema sollevato e indagato l’anno scorso nel volume Donne e scienza edito da Observa come l’Annuario, e poi dal rapporto della Commissione Europea Nessuna qualità senza parità . Entrambi i testi denunciavano l’esistenza del soffitto di cristallo, ovvero di una segregazione orizzontale (donne concentrate in alcuni settori, ma escluse da altri) e soprattutto verticale: le donne sono circa metà dei laureati, sono abbastanza presenti all’inizio della carriera, ma si diradano man mano che si sale nella gerarchia professionale e quasi scompaiono nelle posizioni apicali; ed è un fenomeno che riguarda nel suo insieme tutto il mondo della ricerca in Europa.
"Certo le cose stanno cambiando – ha sottolineato Umberto Veronesi, consegnando i riconoscimenti alle cinque giovani scienziate - ci sono segnali di un'inversione di tendenza che lasciano ben sperare. Presto le donne si affermeranno da sole, senza imposizioni dall'alto, né quote rosa. E noi non potremo far altro che constatarlo". Per far capire che nell’ambito della ricerca è vantaggioso sostenere le donne, Veronesi ha portato la sua esperienza personale nell'Istituto Europeo di Oncologia dove, su un migliaio di dipendenti, 700 sono donne. "E' stato facile per me assumerle come collaboratrici. E sono convinto che sono una delle ragioni del successo del centro che è balzato ai primi posti delle classifiche europee per la produzione scientifica". Sostenere le donne di scienza e metterle in condizioni di esprimere un "potenziale finora sottoutilizzato" è dunque una scelta nell'interesse collettivo. “Le donne hanno caratteristiche che le rendono naturalmente adatte ad un percorso scientifico ed è importante sfruttare e stimolare questo patrimonio. Creatività, intuizione, perseveranza sono doti fondamentali per il mondo della ricerca. Credo in questo progetto perché sostiene le giovani scienziate in un percorso spesso difficoltoso e crea dei validi modelli per le future generazioni”.
Alessandra Servidori, Consigliera nazionale di parità, ha invece ricordato in positivo il caso delle imprese farmaceutiche, in cui l’occupazione femminile è il 41,4% del totale, superiore alla media dell’industria (24,2%) e con una presenza importante in ruoli chiave: le donne sono il 20,3% dei dirigenti, mentre complessivamente nell’industria non raggiungono il 10%.
Per rispondere alle esigenze di una significativa presenza femminile non di rado le aziende farmaceutiche mettono in atto misure per favorire il bilanciamento fra carriere, famiglia e vita privata (per esempio con asili nido aziendali che concorrono a porre il settore ai primi posti nella qualità dell’ambiente di lavoro). Un esempio virtuoso che dovrebbe essere imitato, ma che finora nel mondo della ricerca trova poco seguito.