Il rapporto dell'OMS presenta i dati sulla salute femminile. Grandi progressi, ma clamorose disparità e omissioni. Come il mezzo milione di decessi per maternità ogni anno o la strage dell'AIDS, in cui disuguaglianze sociali e carenze dei sistemi sanitari sono la vera causa di morte.
I molti progressi compiuti negli ultimi sessanta anni per quanto riguarda la salute delle donne sono stati distribuiti in modo fortemente ineguale, tra i diversi paesi e tra le fasce di età. In generale, le società, soprattutto quelle meno sviluppate, continuano a non prestare l’assistenza sanitaria di cui le donne hanno bisogno negli anni dell’adolescenza e della vecchiaia, e concentrano i loro interventi sulle donne in età fertile, sposate e madri. Questo è forse l'aspetto più rilevante dal Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS Donna e salute: i dati di oggi, l’agenda di domani reso noto alla fine del 2009.
Si tratta di una relazione ampia e dettagliata, che esamina i dati disponibili sulle condizioni di salute delle donne, nel corso di tutta la vita e nei differenti paesi, e sul loro contributo per la salute della società.
Il Rapporto mostra come gli interventi sulla salute attuati durante l’infanzia, l’adolescenza e la vita riproduttiva influiscano sulla salute dell’età adulta e nel passaggio da una generazione all’altra. E mette anche in evidenza l’interazione tra il biologico e le determinanti sociali nella salute femminile, richiamando l’attenzione sul ruolo delle diseguaglianze di genere nella vulnerabilità ai rischi, nel limitato accesso alle cure sanitarie e nella carenza di informazione.
Su scala mondiale, le donne garantiscono la grande maggioranza delle cure, spesso senza aiuto né alcuna remunerazione. Tuttavia, nel corso della loro esistenza, hanno difficoltà a trovare nei sistemi sanitari la risposta ai loro bisogni e problemi specifici
''Le donne vivono generalmente più a lungo degli uomini a causa di vantaggi biologici e di comportamento – si legge nel Rapporto - Ma in alcuni contesti, ed in particolare in alcune parti dell'Asia, questi vantaggi sono annullati dalle discriminazioni sessiste di cui sono vittime”. D'altra parte, se le donne vivono più a lungo, non è sempre in buona salute. Il mancato accesso all'educazione, l'assenza di potere di decisione e la debolezza dei loro redditi limitano fortemente la loro possibilità di proteggere la propria salute e quella delle loro famiglie.
Il Rapporto ricorda lo scandalo dei 500.000 decessi annuali legati alla maternità, il 99% dei quali avviene nei Paesi in via di sviluppo.
Le malattie a trasmissione sessuale e quelle legate alla gravidanza sono, con la tubercolosi, le principali cause di decesso tra le donne tra i 15 e i 45 anni, mentre nell'intero arco della vita le crisi cardiache e gli incidenti vascolari cerebrali sono le due affezioni più letali. Circa l'80% dei tumori nelle donne colpisce l'apparato genitale, in particolare la cervice, mentre tra le ragazze tra i 15 e i 20 anni le più frequenti cause di morte sono complicanze successive al parto e aborti insicuri perchè clandestini.
Nella quasi totalità dei casi, è la mancanza di una risposta adeguata dei servizi sanitari alle complicazioni nel parto o nella cura precoce del cancro alla cervice, a rendere mortale una condizione perfettamente curabile. Anche le patologie croniche, come quelle cardiovascolari e alle vie respiratorie, che causano la morte del 45% delle donne dopo i 60 anni, se trattate per tempo a livello preventivo e di diagnosi precoce, potrebbero essere superate.
La piaga che colpisce di più le donne nel mondo è l'HIV/AIDS: una morte su cinque è attribuibile alle conseguenze del sesso non protetto. Pochi mesi fa la stessa OMS aveva rivelato che le donne sono ormai quasi i due terzi delle persone colpite da questo virus.
Si conferma dunque che a livello mondiale la sfera della sessualità e riproduzione è centrale per la salute femminile, e che l'informazione e la disponibilità di mezzi contraccettivi rimangono le esigenze prioritarie.
Il Rapporto mette dunque in luce due macroscopiche disuguaglianze: quella tra Nord e Sud del mondo, espressa dal divario nell'aspettativa di vita, e quella nella qualità della salute tra uomini e donne che è trasversale a tutti i paesi. E sottolinea la necessità di orientare i servizi sanitari verso l'infanzia e l'adolescenza, per prevenire le malattie dell'età adulta, e verso le donne anziane, che si avviano a diventare il gruppo più numeroso della popolazione.
Ma soprattutto, come ricorda la direttora dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan: "Questo studio rivela che gli ostacoli che si frappongono rispetto ad una migliore salute per le donne non sono di natura medica nè tecnica. Sono fattori sociali e politici e le due cose sono correlate” e aggiunge: “E' tempo di risarcire le ragazze e le donne e di assicurarsi che ottengano la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per godere di un diritto umano fondamentale in ogni momento della loro vita”.
La relazione ha lo scopo di orientare il dibattito politico e stimolare misure correttive nei paesi di tutto il mondo. Anche se mette a fuoco soprattutto le differenze fra uomini e donne nella tutela sanitaria, non riguarda solo la popolazione femminile. Perchè affrontare la salute delle donne è una condizione necessaria e un approccio efficace per rafforzare i sistemi di salute globale, a vantaggio di tutta la popolazione. Migliorare la salute delle donne migliora il mondo.