Ci sono donne che non devono chiedere mai, ma non in Italia. Una campagna pubblicitaria del Comune di Torino, con spot e manifesti, per promuovere la condivisione del lavoro di cura.
Nella nostra società il modello che ancor oggi domina nella vita quotidiana prevede come un fatto naturale che quasi tutto il carico di lavoro familiare pesi sulle spalle delle donne. Questo, però, non è naturale né scontato: in molti paesi del mondo le cose sono già cambiate. E una maggiore condivisione del lavoro va a vantaggio di tutti: delle donne, degli uomini, dei figli, dell’economia.
E’ questo il senso della nuova campagna lanciata dal Comune di Torino, che è stata presentata dall’assessora alle Pari opportunità Marta Levi nei giorni scorsi, patrocinata da Pubblicità Progresso e realizzata in collaborazione con l’associazione Scambiaidee dai creativi dello studio Orange 021. Si intitola La parità moltiplica le opportunità. Per tutti.
Lo slogan, Ci sono donne che non devono chiedere mai fa il verso a quello, supermachista, che pubblicizzava la marca di un noto profumo, ed è abbinato a fotografie di uomini alle prese con aspirapolvere, biberon o ferro da stiro. Ma il tema principale è subito corretto da notazioni di segno opposto: “Ci sono donne che non devono chiedere mai. Non in Italia, perchè troppi uomini ancora oggi non condividono i lavori domestici”. Segue una frase che specifica: “Nel nostro Paese il 78 per cento del lavoro di casa è svolto dalle donne, a discapito del tempo libero e soprattutto della loro crescita professionale. Senza contare che sono prevalentemente le madri ad occuparsi dell’educazione dei figli, generando in loro la convinzione che questa sia la normalità”. Messaggio finale: “L’Italia, secondo lo studio del World Economic Forum (Wef) sul divario fra uomo e donna è ultima in Europa: è ora di cambiare”.
Negli spot si fa riferimento al rapporto
Global Gender Gap, pubblicato un anno fa dal Wef, l’influente organizzazione che dà vita tra l’altro al Forum annuale di Davos , in cui si misura il divario tra l’universo maschile e femminile in diversi settori quali, per esempio, la partecipazione alla vita economica attiva, le opportunità di lavoro, l'accesso alle posizioni di potere e alla rappresentanza politica; in questa speciale classifica, che vede al primo posto la Svezia con il minore divario di genere,
l’Italia figura all’84° posto tra gli stati del mondo e all’ultimo fra quelli europei.
La campagna comprende sia manifesti, sia spot televisivi di trenta secondi che ci accompagneranno nei prossimi giorni.
Si tratta di una nuova tappa dell’impegno che il Comune diTorino ha intrapreso da anni, sia per promuovere la parità che per tutelare l’immagine e la dignità della donna: workshop e convegni sulla pubblicità offensiva, la mostra
Pubblicità con giudizio organizzata nel febbraio 2008 insieme all’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria, il progetto per le scuole
Tagliamo i fili degli stereotipi attuato nello scorso anno scolastico e di nuovo in mostra proprio in questi giorni: il lavoro condotto sulle convenzioni e i pregiudizi di genere ha spinto a questa nuova iniziativa, in sintonia con il lavoro condotto da altre istituzioni di parità per la condivisione del lavoro di cura e per la paternità attiva e responsabile.