Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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La crisi continua, il Piemonte reagisce

26 luglio 2010

L’occupazione cala ancora, nonostante qualche segnale di ripresa. E la Regione Piemonte vara un piano staordinario di incentivi e di stimoli alla crescita, e prova reinserire nel mondo del lavoro i soggetti più deboli, come i collaboratori a progetto.

 

 

 

Tra i morsi della crisi e i primi, tenui segnali di ripresa, il mercato del lavoro piemontese prova a rimettersi in moto, grazie anche a un nuovo piano di interventi a sostegno dell’economia e dell’occupazione predisposto dalla Regione.
Le stime ISTAT del primo trimestre 2010 hanno evidenziato rispetto al medesimo periodo 2009 una flessione di 27.000 posti di lavoro, che interessa in prevalenza gli uomini (-22.000 addetti) e il lavoro indipendente (-16.000 unità); le aree principali di cedimento sono le costruzioni, il commercio e l’agricoltura. Si è sensibilmente attenuato il calo dell’industria manifatturiera, che perde “solo” 5.000 unità (a fronte delle 27mila del primo trimestre 2009), anche se per la prima volta questa perdita riguarda interamente le lavoratrici (-10.000 unità, a fronte di un aumento di 5.000 maschi), apparentemente penalizzate dai meccanismi di selezione del personale operanti in quest’area di attività, secondo un trend già rilevabile nel 2009.
La diminuzione degli occupati rilevata in Piemonte (-1,5%) è ben superiore alla media del Centro-Nord (-0,4%), e risente della forte stagnazione del settore dei servizi. Il trend negativo è accentuato nell’area torinese e diffuso in tutti i territori, con l’eccezione della provincia di Cuneo, che è una delle poche a livello nazionale che presenta indicatori sia pur lievemente positivi.
Il tasso di occupazione, in conseguenza di queste dinamiche, si riduce di un intero punto percentuale, dal 64,2 al 63,2%, con una caduta dell’1,3% per gli uomini (dal 71,7 al 70,4%), mentre le donne registrano una lieve ripresa rispetto all’ultimo trimestre del 2009, risalendo dal 55,7% al 56%.
Risulta quindi che il dato piemontese si colloca ben al di sotto dello standard del Centro-Nord per la componente maschile, mentre è in linea con la media del Settentrione per quella femminile.
Anche a livello nazionale, la caduta tendenziale dell’occupazione è molto più marcata per i maschi (-1%, pari a 138.000 unità) che per quella femminile (-0,8 %, pari a 70.000 unità).
Le persone in cerca di occupazione raggiungono in Piemonte le 160.000 unità, rispetto alle 140.000 di un anno prima, con un peggioramento più marcato tra gli uomini, che sono ormai ben oltre la metà del totale (88.000, contro 72.000 disoccupate), sia pure in un periodo dell’anno a loro tipicamente più sfavorevole per la contrazione stagionale delle occasioni di lavoro in edilizia e agricoltura. La differenza è interamente attribuibile al flusso in uscita e porta ad un’ulteriore riduzione del divario di genere nei tassi di disoccupazione: 7,8% quello maschile e 8,2% quello femminile, con una media dell’8%. Va inoltre rilevato che si registra fra gli uomini un significativo aumento della disoccupazione potenziale (persone che si dichiarano in cerca di lavoro, ma che nell’ultimo mese non lo hanno cercato o si sono dichiarati non disponibili alle offerte), mentre fra le donne il dato è in flessione, dopo gli exploit dell’anno scorso.
Il Piemonte mantiene anche nel 2010 il poco invidiabile primato di regione con il maggiore utilizzo degli ammortizzatori sociali: il complesso della cassa integrazione registra 111 ore, cioè una sospensione media di quasi 3 settimane ogni 4 mesi per ogni addetto, contro un dato medio di 61 ore e mezza in Italia.
Le procedure di assunzione registrate dai Centri per l’Impiego raccontano, invece, una storia un po’ diversa, e sembrano tracciare spunti positivi per l’apparato produttivo, almeno a partire da marzo, anche se poggiano essenzialmente su lavori precari: il peso dei contratti a termine, intermittenti e occasionali sale dal 77 all’82,7% del totale degli avviamenti. Secondo le analisi, la crisi occupazionale potrebbe non avere ancora raggiunto la sua massima intensità, non solo per il possibile venir meno degli ammortizzatori sociali che hanno offerto un rilevante sostegno a famiglie ed imprese in questa fase, ma perché il forte ridimensionamento della domanda in prospettiva, potrebbe logorare l’interesse delle imprese a salvaguardare le proprie linee di attività.
A fronte di questa situazione, la Regione ha predisposto a giugno un piano straordinario per l’occupazione, con uno stanziamento di 400 milioni di euro, in gran parte provenienti dai Fondi Strutturali Europei. Il piano, primo in Italia nel suo genere, è coordinato dall’Assessorato allo Sviluppo economico, ed è frutto di un confronto con le organizzazioni produttive. Comprende azioni di reinserimento nel mondo del lavoro, incentivi diretti alle assunzioni, strumenti di natura indiretta che mirano a far crescere le imprese piemontesi e ad attrarne di nuove sul territorio, forme di defiscalizzazione e semplificazione per facilitare l’accesso al credito: misure in parte già esistenti e rimodulate, in parte nuove, attivabili in tempi rapidi e con l’intento di produrre effetti già nel breve periodo. Il piano costituisce l’anticipazione del piano triennale per la competitività, che dovrà comprendere una riforma del sistema di formazione professionale e del collocamento e la realizzazione di nuove infrastrutture, fattori strategici per uno sviluppo organico dell’economia regionale.

Quattro sono gli assi di intervento. Il primo e più corposo è relativo alle politiche attive del lavoro, con una dote di 189.600.000 euro, di cui 115 milioni destinati alla cassa integrazione in deroga. Ma tra le sette misure figurano varie forme di incentivo all’assunzione e alla stabilizzazione di posti di lavoro e alla creazione di imprese e attività autonome, questi ultimi in sinergia con le attività di accompagnamento svolte dagli sportelli già creati con le associazioni di categoria e con altri soggetti presenti sul territorio per il sostegno all’imprenditoria femminile.

Il secondo asse, destinato al rilancio della competitività piemontese, ha a disposizione 178.550.000 euro. Una delle azioni chiave è il contratto di insediamento, finalizzato a favorire l’atterraggio e lo sviluppo in Piemonte di investimenti produttivi dall’estero, il reinsediamento di imprese che hanno delocalizzato all’estero gli impianti produttivi e l’insediamento di impianti produttivi non ancora presenti, e per il quale sono stanziati 60 milioni di euro in due anni. Rispetto alla precedente versione, la novità più rilevante è il vincolo per le aziende di assumere, ad insediamento avvenuto e ad investimento completato, almeno 50 addetti (30 nel caso di enti di ricerca) e il vincolo di mantenimento dell’impianto produttivo e dell’occupazione per 10 anni.
Un terzo asse è orientato alla semplificazione e sburocratizzazione, con una task force per snellire le procedure di accesso da parte degli utenti alle misure di agevolazione.
L’ultima direttrice è quella dell’accesso al credito delle imprese, finanziato con 21.000.000 di euro, cui si aggiunge la riattivazione del Fondo di garanzia per le grandi imprese.
Una delibera approvata il 29 giugno affida alle Direzioni regionali Attività produttive e Istruzione, Formazione professionale e Lavoro il coordinamento tecnico del Piano e la sua attuazione per la parte di competenza di ciascuna struttura.

A completamento del piano, è stato poi approvato Welfare to Work, parte di un’azione di sistema nazionale in collaborazione con Italia Lavoro, con un programma di interventi di reimpiego espressamente rivolto ai collaboratori a progetto tramite incentivi all’assunzione e percorsi di riqualificazione professionale.
I destinatari sono tutti i collaboratori che abbiano prestato la propria opera presso aziende interessate da situazioni di crisi e siano stati espulsi dal lavoro, a partire dal secondo semestre 2009. Affidato alle Province, il progetto dovrebbe sostenere un migliaio di soggetti, con un doppio finanziamento di circa 3 milioni di euro resi disponibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e altrettanti della Regione, in modo da garantire un mix di sostegno al reddito e percorsi di riqualificazione ed inserimento al lavoro.
Punto di riferimento per tutti i lavoratori e le lavoratrici interessati dalle misure di sostegno sono i Centri per l’Impiego.
Informazioni, recapiti e modulistica sono disponibili sul sito della Regione
Oltre la crisi e su quello dell’Agenzia Regionale Piemonte Lavoro.