29 aprile 2009

Il Rapporto annuale della Commissione sulla parità tra donne e uomini fotografa un cammino troppo lento e diseguale verso la rimozione di ostacoli e discriminazioni che rallentano la crescita economica e civile della società europea. Ma le decisioni politiche sono rimandate ai singoli stati.
La Commissione Europea ha pubblicato la Relazione sulla parità tra donne e uomini 2009, il documento annuale che presenta una panoramica dei principali sviluppi nel campo dell’uguaglianza di genere nel corso dell’anno precedente ed evidenzia le sfide e le politiche future dell’Unione Europea.
A metà del periodo di attuazione della Road Map (PDF, 244 KB), la Tabella di Marcia quinquennale approvata nel 2006, e dopo che gli Stati membri hanno confermato i propri impegni nel Patto europeo per la parità di genere (PDF, 97 KB) la Commissione rileva che gli sforzi congiunti hanno prodotto risultati positivi, in particolare per quanto riguarda l'occupazione, ma i progressi generali sono tuttora troppo lenti nella maggior parte dei settori e la parità tra donne e uomini è lungi dall'essere raggiunta.
Un maggior numero di donne si è inserito nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione femminile è passato dal 51,1% nel 1997 al 58,3% nel 2007, quindi molto vicino all'obiettivo di Lisbona, che è il 60% nel 2010. Esistono tuttavia notevoli divergenze tra gli Stati membri, con tassi che variano dal 36,9% al 73,2%. Lo scarto medio tra i tassi di occupazione delle donne e quelli degli uomini è tuttora quasi doppio se si raffrontano i tassi di occupazione delle donne e degli uomini con figli di età inferiore a 12 anni a carico. Inoltre, il tasso di occupazione delle donne diminuisce di 12,4 punti se hanno bambini, mentre aumenta di 7,3 punti per gli uomini anch'essi con bambini, il che rispecchia l'ineguale ripartizione delle responsabilità parentali e l'insufficienza delle strutture per l’infanzia e delle azioni di conciliazione della vita privata e della vita professionale. Oltre sei milioni di donne hanno dichiarato di rinunciare al lavoro o di ripiegare sul part-time a causa delle responsabilità familiari (indagine Eurostat del 2006).
Ma soprattutto, all’obiettivo quantitativo ‘più posti di lavoro’ non ha corrisposto quello qualitativo ‘miglior lavoro’. Così le donne continuano a lavorare a tempo parziale in misura maggiore dei colleghi e predominano in settori professionali meno valutati, occupano un numero minore di posizioni di responsabilità e sono pagate meno degli uomini. Nella maggior parte degli Stati membri la segregazione professionale e settoriale è rimasta pressoché invariata negli ultimi anni, il che significa che l'aumento del tasso di occupazione femminile si è realizzato in settori in cui le donne erano già in maggioranza e con un divario retributivo rimasto costante attorno al 17%.
Oggi, le donne nell’Unione europea rappresentano quasi il sessanta per cento dei laureati ma loro percentuale nei settori scientifici e tecnologici rimane bassa, mentre la presenza nelle funzioni direttive è ferma al 30%. Persistono ancora troppi ostacoli che impediscono alle donne di sfruttare appieno il loro potenziale e accedere a posizioni per le quali sono qualificate. Per esempio, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, il persistere degli stereotipi di genere che, oltre a limitare le scelte professionali, porta alla segregazione di genere nel mercato del lavoro, e, infine, il rallentamento economico che incide più sulle femmine che sugli maschi.
Il Rapporto illustra le sfide per il 2009 e sostiene un impegno della politica per la rimozione degli ostacoli che intralciano la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro: rafforzando l’impegno politico per la parità tra i sessi e garantendo i diritti fondamentali di tutti i cittadini attraverso la corretta applicazione della legislazione europea, intensificando gli sforzi per soddisfare gli obiettivi di Barcellona sull’offerta di strutture per l’infanzia e di altri servizi per agevolare la conciliazione vita-lavoro delle donne, sostenendo la promozione attiva dell’equilibrata rappresentanza di donne e uomini ai processi decisionali e utilizzando a questo proposito l’occasione delle elezioni del 2009 per il rinnovo del Parlamento Europeo e delle istituzioni di governo dell’Unione Europea.
A conclusione del Rapporto, la Commissione ricorda agli Stati membri alcuni impegni concreti, come l’approvazione delle nuove direttive sulla tutela della maternità e sulle lavoratrici autonome, l’applicazione piena delle varie direttive già adottate sulla parità di trattamento, e sottolinea il contributo che la parità di genere può apportare alla crescita occupazionale e alla coesione sociale: l'invito finale rivolto agli Stati è di rispondere tempestivamente alle sfide descritte nel documento, riaffermando il loro impegno per l’integrazione della dimensione di genere in tutti i settori politici, in cooperazione con le parti sociali e la società civile.
Come e quanto gli auspici del più importante organo dell’Unione verranno tradotti in realtà, dipende ancora in modo determinante dalla volontà politica dei singoli governi e parlamenti. Ma le prossime elezioni europee sono comunque un importante banco di prova.
Il Rapporto Parità tra donne e uomini 2009 con gli allegati statistici (in lingua inglese) (PDF, 1,3 MB)
Il testo del Rapporto in italiano (PDF, 61,8 MB)
Una corrente molto favorevole sta portando a casa importanti risultati in tema di rappresentanza di genere nei luoghi decisionali. Primo fra tutti, l’approvazione della legge che garantisce a livello nazionale le quote di genere nei Consigli di Amministrazione (CDA) delle aziende quotate in borsa. Anche il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una risoluzione per il raggiungimento di quote più favorevoli per le carriere al femminile al fine di non disperdere competenze e intelligenze con “le carte in regola” per far crescere l’economia di un’Europa in crisi. Nel paese quel fermento femminile “dal basso” che da mesi cresce nelle reti informali del web come nelle piazze, sta producendo ripensamenti anche in politica dove arrivano proposte per cambiare le regole della politica.