Commissione Regionale di Pari Opportunità

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Consigliera di Parità Regionale

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L’immagine femminile nella televisione

18 gennaio 2010

Una rappresentazione della donna limitativa e spesso umiliante, anche nel servizio televisivo pubblico. Il rinnovo del contratto di servizio tra RAI e governo è un’occasione per cambiare questo stato di cose, scrivono alcune donne in una lettera aperta alle istituzioni che tutti possono sottoscrivere.

 

 

La visione parziale dell'immagine femminile veicolata quotidianamente dai media è un ostacolo all’uguaglianza dei diritti, sancita dalla Costituzione. E’ dunque ora che la televisione, in particolare quella pubblica, promuova una rappresentazione rispettosa della dignità umana, culturale e professionale delle donne offrendo all'immaginario collettivo una maggiore completezza e pluralità di modelli di riferimento della femminilità.

E' il nucleo dell'appello avanzato da Gabriella Cims, responsabile dell'Osservatorio Direttiva Servizi di Media Audiovisivi del Dipartimento Comunicazioni, e rilanciato in questi giorni in una lettera aperta alle istituzioni, indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai presidenti della Rai Paolo Garimberti, dell'Agcom Corrado Calabrò e della Vigilanza Sergio Zavoli, al Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e al viceministro Paolo Romani, al ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna.
Il cuore dell’appello è la presentazione di una serie di emendamenti al contratto di servizio pubblico che la RAI Radiotelevisione Italiana sottoscrive ogni tre anni con il Ministero delle Comunicazioni, e che fissa gli obiettivi e i parametri di qualità della mission dell’azienda, quelli che lo caratterizzano appunto come pubblica informazione; il contratto è in scadenza alla fine di gennaio 2010.


Il documento fa seguito a un precedente Appello a Romani, Calabrò e Garimberti: il servizio pubblico ha un’occasione da non mancare, scritto in novembre, e dopo la sua pubblicazione a fine dicembre sui siti
Key24Biz e RaiNews24 è stato immediatamente raccolto da un cartello di personalità femminili, tra cui Mirella Ferlazzo presidente del Comitato Pari Opportunità del Ministero per lo Sviluppo economico e molte altre rappresentanti dei CPO di vari enti tra cui la stessa RAI e la Federazione Nazionale della Stampa, Elisa Manna del Censis, la Consigliera Nazionale di Parità Alessandra Servidori, Francesca Brezzi, Presidente dell’Osservatorio Studi di Genere delle Università romane, Nella Condorelli, direttrice del sito appena rinnovato Women in the city .

Gabriella Cims precisa di non avere certo intenzioni censorie verso la bellezza e la rappresentazione corporea della donna, ma sottolinea lo squilibrio, per non dire la quasi totale assenza, di altre visioni della figura femminile.
“Quante donne fanno gavetta e hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nell’imprenditoria, nella medicina, nella cultura? E a quante sarà data anche solo un’infinitesimale possibilità di rappresentare nel tubo catodico la loro esperienza di successo, le loro speranze e le loro fatiche, esattamente come abbiamo la possibilità si conoscere ogni millimetro emozionale delle partecipanti ai realities o ai concorsi bellezza, solo per fare un esempio? Perché stupirsi poi se tanta parte delle adolescenti, di qualsiasi estrazione sociale e livello culturale, ha come primo miraggio quello di diventare una velina o sue omologhe derivazioni? Quanto spazio , nondimeno nella Rai, il servizio pubblico dei cittadini, sarà dedicato ai successi e alle fatiche delle altre?”.
Una rappresentazione unidimensionale e manipolatoria, che è stata ben fotografata da Lorella Zanardo nell’ormai famoso documentario
Il corpo delle donne.

Ricordando gli articoli della Costituzione, il 3, il 51 e il 117, che fissano come compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’uguaglianza, anche dei sessi, le firmatarie pongono richieste molto concrete.
In primo luogo, azioni antidiscriminatorie mirate, per il reale accesso delle donne alle posizioni dirigenziali delle testate giornalistiche televisive, e, più in generale, del sistema radiotelevisivo pubblico, in modo da incidere sulle scelte editoriali.
Sul piano operativo, la realizzazione di programmi informativi sulle questioni della vita reale delle donne, con dati sulla presenza delle donne nella società, e l’adozione di un Codice di Autoregolamentazione Media e Donne e l’insediamento di un Comitato ad hoc che ne monitori l’effettiva applicazione nell’ambito dell’emittenza e dei media in generale.
 
Il contratto di servizio dovrebbe contenere articoli e clausole vincolanti, sulla scorta di quanto già previsto per la tutela dei diritti dei minori, specificamente dedicate al tema delle pari opportunità e del contrasto alla violenza sulle donne.Tra le proposte di emendamento del contratto, la principale obbliga la RAI ad attuare un nuovo corso nell’impiego della figura femminile nei diversi generi di programmi trasmessi sulle differenti piattaforme, nel pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, e in particolare la impegna a contribuire alla rimozione degli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità, promuovendo trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia, valorizzandone le opportunità, l’impegno ed i successi conseguiti nei diversi settori, in adempimento dei principi costituzionali.
Si può aderire all’appello inviando una mail a: g.cims@hotmail.com