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L’Europa unita contro la violenza

15 dicembre 2009

Una direttiva e un piano di azione dell’Unione Europea, l’omogeneizzazione delle normative e del monitoraggio del fenomeno, più collaborazione tra gli stati. Il Parlamento di Strasburgo chiede una strategia globale contro la violenza di genere in Europa.

 

 

 

Se la violenza contro le donne è un problema strutturale e diffuso in tutta l’Europa e nel mondo intero, anche la risposta delle istituzioni e dei movimenti deve essere globale, anzi glocal: e questo è l’approccio che il Parlamento Europeo ha scelto approvando il 25 novembre una risoluzione che chiede impegni precisi alla Commissione e ai governi, in sintonia con la Conferenza degli Stati promossa pochi giorni primi dalla presidenza svedese dell’Unione.

Il documento votato a larghissima maggioranza afferma che la violenza degli uomini nei confronti delle donne costituisce una violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità mentale e fisica, alla libertà di scelta e alla salute sessuale e riproduttiva, e che rappresenta “un problema strutturale diffuso in tutta l’Europa e nel mondo intero … collegato all’iniqua distribuzione del potere tra donne e uomini” nella società.
Per questo, la risoluzione invita la Commissione a emanare una direttiva globale sull'azione di prevenzione e di lotta contro tutte le forme di violenza, e sollecita l’approvazione di un Piano strategico europeo e di Piani di azione nazionali.
Il Parlamento affronta il tema delle forti difformità tra le diverse legislazioni e dell’insufficiente collaborazione tra i sistemi giudiziari nazionali, ponendo richieste precise: perseguire d'ufficio lo stupro in ambito familiare, eliminare gli ostacoli al riconoscimento degli atti giuridici tra gli Stati, inserire i precedenti di violenza di genere in una posizione di rilievo all’interno del sistema europeo d’informazione sui casellari giudiziari.
Chiede inoltre di respingere ogni riferimento a pratiche culturali, tradizionali o religiose come circostanze attenuanti in casi di violenza contro le donne, citando i cosiddetti delitti d'onore e le mutilazioni genitali femminili, che "sono una realtà nell'Unione Europea". Viceversa, invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per far cessare queste pratiche e perseguire chiunque le realizzi, e a esaminare con urgenza le gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti delle donne rom, punire i colpevoli e risarcire le vittime della sterilizzazione forzata.
Nella risoluzione si sottolinea infine la necessità di fornire assistenza legale gratuita alle vittime di violenza o della tratta e di sostenere campagne di sensibilizzazione contro gli stereotipi sulle donne.

“Un’attenta riflessione sulla violenza di genere non può prescindere dall’avere uno sguardo d’insieme su tutti gli Stati membri dell’Europa e oltre – ha ricordato l’on. Silvia Costa, in una tavola rotonda del gruppo parlamentare progressista su questo argomento - E’ necessario un Piano strategico dell’Unione Europea mirato e coerente, con provvedimenti per combattere la violenza sulle donne e sui minori, e misure concrete per prevenire tutte le forme di violenza, proteggere le vittime e perseguitare gli autori” ha sottolineato la parlamentare europea, ricordando gli obblighi imposti agli Stati Membri dai trattati internazionali per eliminare tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne.

Un aspetto toccato dal Parlamento di Strasburgo è la necessità di un sistema unitario di monitoraggio del fenomeno. “Le statistiche di genere sono fondamentali per la prevenzione e il contrasto, per poter orientare e valutare le politiche avviate nei diversi Paesi” spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale ISTAT. Il problema principale che si incontra in questo campo è la carenza e la difformità dei dati. “Non esiste a livello europeo un minimo comune denominatore che stabilisca nel dettaglio come fare questo tipo di indagini” così Sabbadini denuncia una carenza nel sistema sottolineando l’esigenza di regolamenti dettagliati a livello europeo, uguali per tutti gli Stati Membri, che permettano di rendere omogenei i criteri di rilevazione e confrontabili i dati raccolti.

Nel nostro continente la violenza rappresenta la principale causa di morte o invalidità delle donne di età compresa fra i 16 e i 44 anni. Secondo uno studio raccolto da Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo, si muore di abusi più che di cancro o di incidenti stradali. La stessa fonte afferma che ogni giorno una donna su cinque è vittima di violenza e che il 95% di questi atti ha lungo nell’ambito domestico o familiare. L’impatto economico degli interventi sulle vittime di abusi casalinghi è stimato in 33 miliardi di euro.
Nel mondo sono 140 milioni le donne che muoiono a causa della violenza domestica da parte degli uomini: sono “dati da bollettino di guerra” per Liliana Ocmin, coordinatrice nazionale delle donne della CISL, e particolarmente vulnerabili sono le migranti, le rifugiate, le minoranze etniche. “La violenza non viene da lontano in quanto i principali aggressori delle donne sono proprio i loro connazionali” afferma Ocmin, che invita a modificare gli stereotipi sociali, come quello che vuole lo straniero stupratore delle donne italiane, ma allo stesso tempo non tacere le violenze commesse da migranti a danno delle loro connazionali, donne per le quali è più difficile uscire allo scoperto e denunciare le violenze subite.
Tra queste ci sono le mutilazioni genitali. “In Italia - spiega Ocmin- su 110 mila donne africane residenti provenienti dai paesi in cui questa pratica è diffusa, circa 35 mila hanno subito mutilazioni genitali femminili, prima dell’arrivo o durante il soggiorno”. Per contrastare questo fenomeno “è emersa l’utilità di una rete di mediatori culturali” afferma Silvia Costa, con l’obbiettivo di coinvolgere figure influenti presso le comunità, uomini e donne, “per avere un colloquio sulla base del rispetto e dell’attenzione alla salute della donna, contro ogni forma di violenza”. Accanto alle denunce e ai codici “dobbiamo sviluppare politiche che si prendano cura delle situazioni di sofferenza prima che diventino violenza conclamata. E’ la cultura della violenza - conclude Costa - che dobbiamo combattere perché in una società violenta le donne sono le prime vittime e così facendo la società perde se stessa”.

Il Parlamento europeo ha approvato anche la risoluzione sul programma Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini, che prevede la costruzione di uno spazio della giustizia penale europeo con misure comuni a tutti i paesi per combattere le violenze specie verso donne e bambini. Il cosiddetto programma di Stoccolma dovrebbe essere adottato entro la fine dell'anno e costituire il riferimento europeo sulle politiche di ordine pubblico, lotta al crimine, cooperazione giudiziaria e doganale, immigrazione e asilo e visti per il periodo 2010 al 2014. Il Parlamento ha chiesto modifiche rilevanti al progetto originario della Commissione e del Consiglio Europeo, giudicato troppo restrittivo per quanto riguarda i diritti delle persone tra cui quello di asilo, e troppo tiepido nel contrastare il “crescente fenomeno dell’intolleranza e del razzismo all’interno dell’Unione”.
Un aspetto importante sottolineato dal Parlamento è la necessità di “una strategia europea globale volta ad eliminare la violenza contro le donne e ad affrontare con maggiore incisività gli abusi sui minori”, quali la violenza, la discriminazione, l’emarginazione sociale e il razzismo, il lavoro minorile, la prostituzione e la tratta di esseri umani. Gli Stati membri sono poi invitati a “garantire la libera circolazione dei cittadini e delle loro famiglie, comprese le unioni registrate e i matrimoni, nonché ad evitare ogni forma di discriminazione per qualsivoglia motivo, compreso l’orientamento sessuale”.

Sempre a Stoccolma, il 9 novembre scorso, si è tenuta una conferenza, organizzata dalla Presidenza svedese dell'Unione Europea, sulle misure e strategie per combattere la violenza degli uomini sulle donne, con l’obiettivo di condividere le esperienze dei metodi di lavoro, le analisi e la legislazione in materia e di discutere una cooperazione futura in questo settore.
E’ stata in particolare l’occasione per fare il punto sulle misure adottate a livello internazionale e sulla comparazione delle statistiche, dei sondaggi e dalla valutazione degli indicatori comuni. Per questo, a breve partirà uno studio di fattibilità sulle standardizzazioni delle normative nazionali in materia di genere. Lo studio prevede l’analisi delle modalità con le quali i ventisette Stati membri implementeranno le misure legislative in merito e investigherà sulle condizioni per lo sviluppo di norme comuni in materia.
L’obiettivo che si delinea, quindi, è quello di uno strumento giuridico globale per la lotta contro tutte le forme di violenza e discriminazione nei confronti delle donne in Europa.