Commissione Regionale di Pari Opportunità

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Consigliera di Parità Regionale

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L’Europa e la parità di genere

12 febbraio 2010

Il Parlamento Europeo approva una nuova mozione per la parità di genere: imprenditorialità femminile, divario retributivo, servizi di cura, congedo di paternità, accesso alla contraccezione e all'aborto, quote elettorali. Mentre la nuova Commissione Europea ha nove donne su ventisette membri.

 

 

 

 

Nella stessa sessione in cui ha dato il via libera al nuovo organo esecutivo dell’Unione Europea, il Parlamento di Strasburgo ha approvato un documento molto ampio e articolato sulla parità di genere.
La relazione di Marc Tarabella, approvata con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni, indica azioni concrete e nuove politiche agli organi esecutivi dell’Unione Europea e agli stati membri.

Deplorando che i piani di ripresa economica "si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini", i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e "a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese". Pongono l'accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell'economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti nelle piccole imprese a conduzione familiare.

Il Parlamento osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini rimane a un livello invariato dal 2000, tra il 14% e il 17,4%, nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non ha ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.

Il Parlamento esorta le istituzioni a fare in modo che la crisi economica e finanziaria "non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l'assistenza agli anziani". Anche perché l'accesso a tali servizi "è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione" e per una "migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata".

Pur sottolineando l'importanza della proposta di revisione della direttiva 92/85/CEE relativa al congedo di maternità, i deputati ritengono che questa non sia sufficiente per la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia e propongono l'introduzione di un congedo di paternità a livello europeo.
Nel chiedere a undici Stati membri, tra cui l'Italia, di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta di esseri umani, il Parlamento insiste sull'importanza di lottare contro la violenza nei confronti delle donne. Notando che nell'Unione tra il 20 e il 25% di donne subiscono violenze fisiche nella loro vita adulta e più del 10% sono vittime di violenza sessuale, invita la Commissione ad avviare l'elaborazione di una proposta di direttiva globale sulla prevenzione e la lotta contro tutte le forme di violenza nei confronti delle donne, compresa la tratta. Appoggia inoltre le proposte della Presidenza spagnola concernenti il varo del mandato europeo di protezione delle vittime e l'istituzione di un numero di telefono di soccorso alle vittime identico in tutta l'Unione europea.
I deputati insistono poi sul fatto che le donne "dovrebbero avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto" e che vanno attuate misure e azioni "per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva".

Il Parlamento chiede agli Stati membri e alle parti sociali di promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell'amministrazione e degli organi politici e sottolinea gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne. In proposito, si compiace della decisione del governo norvegese di aumentare ad almeno il 40% dei membri il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, e invita la Commissione e gli Stati membri "a considerare l'iniziativa norvegese come un esempio positivo e a progredire nella stessa direzione".

La percentuale delle elette al Parlamento europeo è passata dal 32% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari dal 25 % al 41 % e quella delle Vicepresidenti del Parlamento europeo dal 28,5 % al 42,8 %. Tuttavia la percentuale di donne tra i nuovi commissari (pari al 33% del totale), oltretutto "raggiunta con grandi difficoltà", rappresenta "il minimo assoluto". Poiché le istituzioni dovrebbero rispecchiare la diversità della popolazione europea, anche sotto il profilo uomo-donna, il Parlamento invita gli Stati membri, in occasione delle future nomine, a proporre due candidati – un uomo e una donna – in modo da agevolare la formazione di una Commissione più rappresentativa.

Nella stessa sessione, il Parlamento europeo ha comunque approvato la composizione della nuova Commissione, presieduta come la precedente da José Manuel Barroso. Nel nuovo esecutivo, come in quello passato, le donne sono un terzo del totale, 9 su 27, tra cui tre vicepresidenti. L’inglese Catherine Ashton svolge l’importante funzione di Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, mentre la lussemburghese Viviane Reding si occupa di Giustizia e l’olandese Neelie Kroes dell’Agenda digitale. Poi ci sono la greca Androulla Vassiliou, per Istruzione e gioventù, l’irlandese Máire Geoghegan-Quinn alla Ricerca, la greca Maria Damanaki alla Pesca, la svedese Cecilia Malmstroem agli Affari Interni, la danese Connie Hedegaard al Clima, la bulgara Kristalina Georgeva alla Cooperazione Internazionale.