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Italia, pił amica dei bimbi che delle mamme

11 maggio 2009

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Il Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo di Save the Children conferma le disparità mondiali, aggravate negli ultimi anni, e la peculiarità del nostro paese, secondo assoluto per il benessere dei bambini e sedicesimo per quello delle madri, con aree di disagio tra le donne single e le migranti.





Save the Children
, organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini, che celebra i 90 anni di vita nel mondo e 10 anni in Italia, come è ormai consuetudine in occasione della prossima Festa della Mamma, ha pubblicato il decimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo.
Fotografia aggiornata delle condizioni sociali e di salute di donne e bambini, il Rapporto propone il cosiddetto Indice delle Madri, ovvero la graduatoria delle nazioni in cui donne e bambini stanno meglio o peggio sotto il profilo dell'accesso alle cure e ai servizi sanitari, alla scuola, a una serie di benefici e aiuti economici, determinata sulla base di 12 indicatori quali: mortalità materna, contraccezione, aspettativa di vita della donna, scolarità, divario di genere nel reddito, tutela della maternità, partecipazione delle donne al governo della nazione, condizioni del parto; altri indicatori attengono invece alla salute infantile e determinano il sottoindice dei Bambini: mortalità al di sotto dei 5 anni iscrizione alle diverse scuole, percentuale di bambini sotto i 5 anni sottopeso, tasso di bambine iscritte alla scuola primaria in rapporto ai maschietti.
Come negli anni precedenti, il primato in questa classifica globale va alla Svezia, seguita da Norvegia e Australia, mentre l'ultimo scalino della graduatoria è occupato dal Niger. Impressionante è la differenza di condizione di donne e bambini nei Paesi in cima alla classifica rispetto a quelli in coda: un bambino su 4 non raggiunge il suo quinto compleanno in Afghanistan e Sierra Leone, mentre in Svezia solo un bambino su 333 muore entro i 5 anni; meno del 15 per cento dei parti avviene in presenza di personale specializzato in Afghanistan, Ciad ed Etiopia a fronte del 99 per cento in Sri Lanka; una donna su 8 muore durante la gravidanza o il parto in Afghanistan e Sierra Leone, mentre in Irlanda il rapporto è una a 47.000. In generale nel mondo ogni anno continuano a morire oltre 500 mila donne a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto.
Purtroppo è ancora enorme il gap fra la condizione delle donne e dei bambini nei paesi industrializzati e quella di madri e bambini nei paesi in via di sviluppo” - commenta Valerio Neri, Direttore di Save the Children Italia - “Se continuiamo di questo passo e i numeri restano così drammatici è escluso che raggiungeremo il 4° e 5° obiettivo del millennio, cioè la drastica riduzione della mortalità infantile e di quella materna per gravidanza e parto”.
Ancora una volta Save the Children ribadisce la diretta correlazione fra il benessere materno e quello infantile, e i benefici per l'intera comunità derivanti da un investimento sull’educazione e in particolare sull’accesso all’istruzione delle ragazze.”E' per esempio appurato che ad ogni anno in più di scuola per le bambine, corrisponde una crescita del prodotto interno di un paese compresa fra il 3 e il 6 per cento” ha ricordato il presidente dell’organizzazione, Claudio Tesauro.
Il Premio Nobel per l’economia James Heckman stima che gli investimenti sull’istruzione prescolare portano ad un ritorno del 15–17% in termini di miglior performance scolastica e lavorativa, riduzione dei costi sanitari e del tasso di criminalità. Ma nel mondo ci sono 75 milioni di bambini che non arrivano a finire la scuola elementare. Di qui nasce l’analisi, contenuta nel rapporto, dei sistemi scolastici più efficienti nei paesi in via di sviluppo, che vede al primo posto Cuba, con un abbandono scolastico dell’1% e un tasso di alfabetizzazione femminile del 100%. Dati negativi sorprendenti sono quelli degli Stati Uniti, dove il 68% degli alunni di quarta elementare non è in grado di leggere in maniera soddisfacente e solo il 47% dei bambini a livello federale frequenta la scuola materna.
L'Italia si attesta al sedicesimo posto dell'Indice delle Madri, migliorando di tre posizioni grazie alla maggiore presenza di donne nelle istituzioni e al tasso di iscrizione alla scuola secondaria, e confermando i livelli di eccellenza rispetto agli indicatori della salute infantile.
I bambini in Italia, stanno meglio delle madri: il nostro paese si posiziona al secondo posto per gli indicatori specifici, dopo la Svezia, e per quanto riguarda lo sviluppo della prima infanzia, rispettando 4 dei 10 parametri considerati, si colloca nel gruppo A.
Ad abbassare la nostra posizione nella classifica complessiva è perciò la condizione della donna, campo in cui siamo al ventiquattresimo posto: basti pensare che solo il 21% dei nostri parlamentari è donna – contro il 41% della Nuova Zelanda e il 38% della Danimarca – e che solo il 39% della popolazione femminile dichiara di usare contraccettivi.
"Sebbene questi dati riportino un quadro sostanzialmente positivo" - ha spiegato il direttore Neri - "la condizione di salute delle mamme appare più incerta di quella dei bambini. Inoltre le statistiche non sempre riescono a rappresentare appieno alcune situazioni meno visibili e specifici gruppi sociali più svantaggiati e in difficoltà come le madri single e le straniere”. In particolare, preoccupano l’alto tasso di povertà nelle famiglie monoparentali, quasi sempre costituite da donne con uno o più figli, e lo scarso accesso alle cure sanitarie e alla contraccezione da parte delle donne migranti.
 
Il sito del rapporto (in inglese)