Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Interinali, ai margini del lavoro

29 gennaio 2010

=

 

Il 2% dei dipendenti transita dal lavoro interinale. Le donne sembrano cavarsela meglio degli uomini, ma una su due rifluisce nella marginalità o nella disoccupazione. Una ricerca mette in luce la necessità di politiche attive del lavoro per evitare l’espulsione dal mercato delle donne meno giovani e qualificate.

 

 

 

Una forma particolare ed estrema di flessibilità, che progressivamente coinvolge sempre più le donne. E’ il lavoro interinale, introdotto in Italia alla fine degli anni novanta e ormai consolidato, dopo la riforma del 2003 che l’ha denominato somministrazione di lavoro allargandone il campo di utilizzo. Oggi coinvolge quasi il 2% dei lavoratori dipendenti, con un incremento dello 0,6 negli ultimi quattro anni, di cui il 44% sono donne. E’ utilizzato prevalentemente da aziende medio-grandi dell’industria e del terziario, soprattutto nel centro nord, per far fronte a picchi di produzione, per attivare processi di preselezione, per dotarsi temporaneamente di alcuni tipi di specializzazione.
Una ricerca promossa dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, coordinata dalla sociologa Adriana Luciano del laboratorio
FRAME Corep, ha analizzato l’incidenza del lavoro interinale sulla carriera professionale di donne e uomini in relazione all’età, al tipo e livello di qualificazione attraverso i curricula di 600 persone che hanno avuto contratti interinali in un significativo arco di tempo, dal 2002 al 2008, presso un’agenzia di somministrazione torinese. Il report finale, Carriere interinali – donne e uomini in transito in mercati del lavoro ad elevata flessibilità è stato presentato in questi giorni a Torino.

Lo studio ha mostrato alcuni lati più complessi e sfaccettati rispetto ad altre ricerche condotte genericamente sul lavoro flessibile o atipico, quindi includendo altre tipologie contrattuali più diffuse. In queste ricerche, come quella di Sonia Bertolini sulla provincia astigiana nel 2003, il lavoro flessibile appare uno strumento utile per favorire il primo inserimento o il rientro delle donne nel mercato del lavoro, ma spesso si trasforma in una trappola. “Le donne rimangono più a lungo degli uomini in queste forme di lavoro e non riescono ad accedere al lavoro tipico – scrive Bertolini - Il lavoro atipico, spesso, per loro si prolunga nel tempo e non diviene una fase di passaggio” con conseguente rinvio di progetti di vita a lungo termine compresi matrimonio o convivenza e maternità.


Per quanto riguarda il lavoro interinale, le donne, che inizialmente lo utilizzavano molto meno, oggi vi accedono in misura simile agli uomini, ma sembrano avere qualche chance in più nell’utilizzare questa forma contrattuale come ponte verso opportunità di lavoro migliori e più sicure.
Se in generale i percorsi professionali dei lavoratori interinali appaiono frammentati e discontinui, il 35% delle donne (contro il 22% degli uomini) dopo l’esperienza di somministrazione ha ottenuto inserimenti più stabili o più qualificati. Ciò può dipendere in parte dal fatto che sono prevalentemente occupate nel terziario, in particolare il settore turistico e alberghiero, i servizi alle imprese, il commercio e l’amministrazione, dove c’è un maggior dinamismo occupazionale rispetto all’industria, che è il bacino di impiego degli uomini. In parte dipende dal livello di istruzione che, per le donne, è mediamente più alto.

 
Ma la ricerca mostra anche che spesso le donne hanno carriere più a rischio: quasi una su due ha visto peggiorare la propria situazione di lavoro o è rientrata nella disoccupazione.
Si tratta in particolare di quelle svolgono la loro prima missione interinale a un’età elevata (è “over 40” circa il 20% del campione), quelle che hanno accumulato numerosi episodi di disoccupazione, quelle con un titolo di studio elevato soprattutto in discipline umanistiche.

Le prime due categorie appartengono alla componente di offerta debole nel mercato del lavoro per cui il passaggio attraverso il lavoro interinale, pur offrendo opportunità di lavoro più o meno lunghe, non significa un’uscita stabile dalla disoccupazione nè un significativo miglioramento professionale.
Per la terza categoria di persone, il problema deriva sia dalla difficoltà che molte imprese hanno ad assumere personale qualificato, sia dallo scarso collegamento tra il sistema formativo e le imprese: i giovani, in maggioranza donne, con un livello di istruzione alto rischiano così di accumulare una serie di esperienze lavorative non coerenti con il proprio titolo di studio e di avviarsi a carriere marginali.
 
La ricerca sottolinea le carenze delle politiche attive del lavoro ma anche le responsabilità delle agenzie di somministrazione, vero e proprio ponte tra lavoratori e datori di lavoro.
Esse potrebbero svolgere un ruolo importante nel favorire l’occupazione con azioni di orientamento e di riqualificazione che recuperino e aggiornino competenze indebolitesi nel tempo, e nel promuoverne l’inserimento presso le aziende che hanno spesso un atteggiamento culturale negativo verso lavoratori e lavoratrici “anziani”. Nella peculiarità di questa relazione “triangolare” in cui l’azienda che utilizza il personale non è coinvolta nella sua gestione, l’agenzia del lavoro si trova di fronte a richieste potenzialmente discriminanti delle imprese, che spesso privilegiano caratteristiche delle persone, come sesso, età o provenienza, più di competenze e abilità, considerate irrilevanti nelle mansioni esecutive; l’agenzia ha quindi la responsabilità di assecondare passivamente queste tendenze oppure di “negoziarle”, anche nell’interesse stesso dell’azienda cliente.

 

Si delinea quindi una polarizzazione tra donne giovani e con buone credenziali educative, per le quali il lavoro interinale può costituire un trampolino di lancio per una carriera professionale in ascesa, e donne adulte, a bassa scolarità, che trovano con fatica un’opportunità di lavoro temporaneo in lavori non qualificati del terziario e che hanno come unica prospettiva di sopravvivere in una condizione di marginalità. Per loro, il lavoro interinale appare un punto di rammendo in una rete che protegge sempre meno persone e famiglie. Ma, conclude la ricerca, in mercati del lavoro segmentati ed eterogenei, lo spazio delle politiche sta proprio nel trasformare questi punti di rammendo in nuovi sistemi di regolazione del lavoro, valorizzando tutti gli strumenti che la legislazione sul lavoro offre.


“Il rischio di essere totalmente espulse dal mercato del lavoro delle donne con una carriera interinale e titoli di studi medio-bassi – commentano le Consigliere di Parità – dovrebbe essere evitato fornendo loro percorsi formativi, orientamento e consulenze che permettano di raggiungere posizioni lavorative più sicure. Anche politiche di conciliazione, ove richieste, potrebbero aiutare a continuare a cercare un lavoro migliore. Non dimentichiamo che solo 12 bambini su 100 trovano posto in servizi pubblici per l’infanzia e che il 12% delle mamme non ritornano più al lavoro. Per questo auspichiamo oggi una maggior attenzione e una miglior sinergia tra servizi per l’impiego pubblici e privati per prevenire quelle situazioni di discriminazione nei confronti delle donne cui spesso si intrecciano altri fattori quali l’età e l’origine etnica”.

Il testo e la sintesi della ricerca

Differenze di genere nel lavoro atipico: considerazioni a partire dal caso della provincia astigiana, di Sonia Bertolini (PDF, 47 KB)

Altre ricerche sul lavoro interinale (PDF, 313 KB)

Bibliografia sul tema, dal sito Atipici e atipiche in rete