29 gennaio 2010

Il 2% dei dipendenti transita dal lavoro interinale. Le donne sembrano cavarsela meglio degli uomini, ma una su due rifluisce nella marginalità o nella disoccupazione. Una ricerca mette in luce la necessità di politiche attive del lavoro per evitare l’espulsione dal mercato delle donne meno giovani e qualificate.
Una forma particolare ed estrema di flessibilità, che progressivamente coinvolge sempre più le donne. E’ il lavoro interinale, introdotto in Italia alla fine degli anni novanta e ormai consolidato, dopo la riforma del 2003 che l’ha denominato somministrazione di lavoro allargandone il campo di utilizzo. Oggi coinvolge quasi il 2% dei lavoratori dipendenti, con un incremento dello 0,6 negli ultimi quattro anni, di cui il 44% sono donne. E’ utilizzato prevalentemente da aziende medio-grandi dell’industria e del terziario, soprattutto nel centro nord, per far fronte a picchi di produzione, per attivare processi di preselezione, per dotarsi temporaneamente di alcuni tipi di specializzazione.
Una ricerca promossa dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, coordinata dalla sociologa Adriana Luciano del laboratorio FRAME Corep, ha analizzato l’incidenza del lavoro interinale sulla carriera professionale di donne e uomini in relazione all’età, al tipo e livello di qualificazione attraverso i curricula di 600 persone che hanno avuto contratti interinali in un significativo arco di tempo, dal 2002 al 2008, presso un’agenzia di somministrazione torinese. Il report finale, Carriere interinali – donne e uomini in transito in mercati del lavoro ad elevata flessibilità è stato presentato in questi giorni a Torino.
Lo studio ha mostrato alcuni lati più complessi e sfaccettati rispetto ad altre ricerche condotte genericamente sul lavoro flessibile o atipico, quindi includendo altre tipologie contrattuali più diffuse. In queste ricerche, come quella di Sonia Bertolini sulla provincia astigiana nel 2003, il lavoro flessibile appare uno strumento utile per favorire il primo inserimento o il rientro delle donne nel mercato del lavoro, ma spesso si trasforma in una trappola. “Le donne rimangono più a lungo degli uomini in queste forme di lavoro e non riescono ad accedere al lavoro tipico – scrive Bertolini - Il lavoro atipico, spesso, per loro si prolunga nel tempo e non diviene una fase di passaggio” con conseguente rinvio di progetti di vita a lungo termine compresi matrimonio o convivenza e maternità.
Si delinea quindi una polarizzazione tra donne giovani e con buone credenziali educative, per le quali il lavoro interinale può costituire un trampolino di lancio per una carriera professionale in ascesa, e donne adulte, a bassa scolarità, che trovano con fatica un’opportunità di lavoro temporaneo in lavori non qualificati del terziario e che hanno come unica prospettiva di sopravvivere in una condizione di marginalità. Per loro, il lavoro interinale appare un punto di rammendo in una rete che protegge sempre meno persone e famiglie. Ma, conclude la ricerca, in mercati del lavoro segmentati ed eterogenei, lo spazio delle politiche sta proprio nel trasformare questi punti di rammendo in nuovi sistemi di regolazione del lavoro, valorizzando tutti gli strumenti che la legislazione sul lavoro offre.
“Il rischio di essere totalmente espulse dal mercato del lavoro delle donne con una carriera interinale e titoli di studi medio-bassi – commentano le Consigliere di Parità – dovrebbe essere evitato fornendo loro percorsi formativi, orientamento e consulenze che permettano di raggiungere posizioni lavorative più sicure. Anche politiche di conciliazione, ove richieste, potrebbero aiutare a continuare a cercare un lavoro migliore. Non dimentichiamo che solo 12 bambini su 100 trovano posto in servizi pubblici per l’infanzia e che il 12% delle mamme non ritornano più al lavoro. Per questo auspichiamo oggi una maggior attenzione e una miglior sinergia tra servizi per l’impiego pubblici e privati per prevenire quelle situazioni di discriminazione nei confronti delle donne cui spesso si intrecciano altri fattori quali l’età e l’origine etnica”.
Il testo e la sintesi della ricerca
Altre ricerche sul lavoro interinale (PDF, 313 KB)