Anche nel 2008 le discriminazione di genere sul lavoro sono aumentate e coinvolgono per lo più lavoratrici madri con problemi di conciliazione. Un trend cresciuto in modo costante, dal 2001, in Provincia di Torino, a cui si abbina un aumento delle dimissioni dopo la maternità. Lo dimostrano i dati delle Consigliere di Parità provinciali.
Donna, italiana, tra i 30 e i 40 anni, con un diploma, residente in provincia di Torino in un nucleo familiare composto da due adulti e un figlio piccolo, impiegata in aziende private con più di 100 dipendenti con un contratto a tempo indeterminato da oltre cinque anni.
È questo l’identikit medio di chi si è rivolto all’Ufficio di Consigliera di Parità della Provincia di Torino a partire dal 2001 e in particolare nel 2008, emerso dal lavoro di studio realizzato dal laboratorio Frame del Corep e presentato il 6 luglio nell’incontro dal titolo Contrastare le discriminazioni è possibile! .
La relazione Casi di discriminazione di genere nel lavoro propone un’analisi quantitativa e qualitativa dei casi affrontati l’anno scorso dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, con l’obiettivo non solo di comunicare il lavoro svolto, ma anche di partire da questo per trarre insegnamento, trasformare le conoscenze di ognuna in sapere per tutti, estrapolare le buone prassi e ipotizzare azioni positive.
Sono 91 le persone che nel 2008 hanno chiesto consulenza alle Consigliere, di cui 83 donne, arrivandovi soprattutto grazie al ruolo informativo-consulenziale svolto dalle Referenti di Parità dei Centri Impiego (26), alle informazioni fornite dai media (16) e ai Comitati pari opportunità degli enti locali (11). L’afflusso è stato maggiore nei mesi di luglio, ottobre e dicembre, in corrispondenza con le iniziative pubbliche organizzate dalle Consigliere, a riprova del fatto che suscitare periodicamente l’attenzione dei media su questi problemi si rivela un mezzo potente per intercettare la domanda sociale.
Più della metà degli utenti del servizio aveva problemi legati alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, soprattutto per la cura dei figli, e alla maternità. Nel 96% si tratta di donne italiane, residenti in Provincia di Torino, ultratrentenni, anche se la fetta più cospicua (64%) sta nella fascia tra i 30 e i 40, per lo più con un titolo di studio medio-alto, 40% col diploma, 14% con laurea triennale, 10% con laurea specialistica e 23% con licenza media. Hanno una famiglia propria, composta da un compagno e per lo più da un figlio (44%) o due (26%). Quasi la metà delle persone senza figli sono in attesa di uno.
Per quanto riguarda invece il tipo di contratto e di azienda in cui lavora, chi si è rivolto alle Consigliere per la maggior parte ha un contratto a tempo indeterminato (80%) da più di 5 anni ma da meno di 10, ed è stata assunta con la qualifica di impiegata. Le imprese interessate sono in larga parte private (78%) e medio grandi (59%), a fronte di un 32% con meno di 15 dipendenti, e operano nei settori della sanità, amministrazione pubblica, istruzione e altri servizi pubblici (28%); attività manifatturiere (27%); attività immobiliare, informatica, ricerca e servizi alle imprese (18%); commercio all’ingrosso e al dettaglio (17%).
A questi dati, presentati dalla direttrice del Frame Corep Adriana Luciano, è poi stata aggiunta un’analisi di come il servizio delle Consigliere si è evoluto negli anni a partire dal 2001, sulla base dei casi affrontati: in otto anni, le persone che ne hanno usufruito sono passate da 2 a 91 e costantemente cresciute.
Numeri positivi, sul fronte della comunicazione e dell’aiuto concreto. Tanti passi ancora da fare, se si pensa che sul poco più di mezzo milione delle donne occupate in Provincia di Torino, solo due su mille hanno chiesto consulenza.
Dalla relazione sono stati tratti tre spunti interessanti: se a rivolgersi al servizio sono soprattutto donne con figli che non riescono a risolvere i problemi di conciliazione, l’esperienza dimostra che una consulenza ben attrezzata può essere lo strumento giusto per rendere applicabili leggi e norme contrattuali che già esistono, e ne è una conferma il fatto che nessuno dei casi trattati sia andato in giudizio; se le utenti sono finora state donne con scolarità medio alta, con contratti a tempo indeterminato e impiegate in aziende medio grandi, è necessario cercare di raggiungere tutte le altre, meno secolarizzate e precarie; il tema delle molestie sul luogo di lavoro, fenomeno diffuso ma ancora molto sommerso, richiede una battaglia prima di tutto culturale, in grado di contrastare il dilagare di comportamenti e discorsi sessisti in ogni situazione e sede. “Sono tantissime le piccole organizzazioni che hanno poco margine di flessibilità – ha ricordato la professoressa Luciano – per cui bisogna arrivare a una gestione del personale attraverso forme di cooperazione tra imprese”.
“Ci sono persone – ha spiegato la Consigliera di Parità effettiva della Provincia di Torino Laura Cima – che si sono presentate da noi una volta e poi basta. In molti casi prevale la paura di perdere il posto di lavoro, il timore di innescare un processo che lavoratori e soprattutto lavoratrici non possono più governare”. L’obiettivo primario della Consigliera di Parità è accertare una situazione di discriminazione sul lavoro e intervenire con un’azione di mediazione volta a favorire una conciliazione con l’azienda. Solo se non riesce a ottenere gli effetti sperati con questa modalità si passa a un’azione in giudizio offrendo assistenza legale gratuita. “Quest’anno abbiamo avuto a che fare con tre aziende che si sono rivelate un osso duro – ha proseguito la Cima –. Noi puntiamo il più possibile a conciliare, ma è altrettanto vero che quando si passa all’azione legale si può arrivare a sentenze che fanno scuola, perché spesso la cultura della giurisprudenza sul lavoro spinge verso la remunerazione del danno subìto e non il rientro al lavoro”.
Anche la Consigliera di Parità regionale Alida Vitale, presente all’incontro, è intervenuta sull’argomento: “A livello nazionale esiste un gruppo di lavoro specifico sulle discriminazioni sul lavoro che sta raccogliendo i casi di giurisprudenza in merito, presenti per lo più sono nel Nord Italia. L’obiettivo è la soluzione extragiudiziale: il tentativo di conciliazione è una fase importante, anche se non sempre è facile riconoscere un aspetto di genere nella discriminazione”. Ci sono poi invece giudizi e sentenze storici, che aprono nuove strade, come la recente decisione della Corte di Cassazione per cui la Consigliera di Parità può costituirsi parte civile in un processo penale per molestie sessuali.
Nel corso della mattinata una lavoratrice, madre, ha inoltre parlato della sua esperienza risoltasi positivamente grazie alla mediazione delle Consigliere: “Grazie a loro ho capito che la paura doveva trasformarsi nella convinzione che non era giusto quello che l’azienda aveva deciso nei miei confronti”.
La Consigliera di parità supplente Ivana Melli ha invece spiegato il ruolo della Consigliera di Parità e fornito l’aggiornamento dei datidalla Direzione provinciale del lavoro sul numero delle dimissioni delle donne nel primo anno di età del figlio. Dopo il trend positivo che ha visto la diminuzione negli anni 2003-2006, dal 2007 le dimissioni sono di nuovo aumentate del 15%, mentre il 2008 ha raggiunto il punto più alto con 66 dimissioni al mese pari a 797 all’anno, contro le 718 del 2002, e nel 2009, fino a giugno, siamo a quota 313. Il motivo principale(85% dei casi) resta l’incompatibilità tra occupazione lavorativa e assistenza al neonato per mancato accoglimento al nido e assenza parenti di supporto.
Prima del dibattito, a cui hanno partecipato avvocate, sindacaliste ed esperte di pari opportunità, la Referente di Parità del Centro per l’Impiego di Chivasso Annalisa De Col ha parlato del lavoro di tutela svolto dalla Rete delle Referenti, progetto nato nel 2004 che sta dando i suoi frutti, considerando che la maggior parte delle persone che si sono rivolte alle Consigliere nel 2008 lo hanno fatto proprio attraverso questo canale. “Ci occupiamo dei casi di discriminazione sul lavoro, inviando i più gravi alle Consigliere, e lavoriamo sul fronte promozionale cercando di portare avanti il discorso delle pari opportunità e azioni positive con servizi sociali e sanitari, aziende, giornali locali e scuole, collaborando anche con le agenzie formative e le associazioni di volontariato presenti sul territorio”.