Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Il ruolo della donna nella Chiesa

31 agosto 2010

Tra aperture profetiche e repressione del dissenso, anche in Vaticano la “questione femminile” è all’ordine del giorno. La Chiesa cattolica ribadisce la condanna del sacerdozio femminile, ammesso da quella anglicana, ma la prima laica nominata a un’alta carica pontificia lancia un messaggio sulle potenzialità della donna come direttore spirituale.

 

 

Mentre soprattutto nel mondo anglosassone un numero crescente di donne lancia la sfida all’apartheid di genere nella Chiesa cattolica, come lo definisce provocatoriamente la giornalista americana Angela Bonavoglia, dal Vaticano giungono segnali contrastanti sulla posizione della donna nelle istituzioni ecclesiastiche e nell’attività pastorale: da un lato la condanna sempre più aspra delle aperture al sacerdozio femminile, dall’altro l’inattesa nomina a un’alta carica ecclesiale di una laica che si è immediatamente, anche se cautamente, pronunciata a favore di un più ampio ruolo della donna nella direzione e nell’accompagnamento spirituale.

Flaminia Giovannelli, 62 anni, esperta di economia e politiche sociali, è la seconda donna laica a entrare a far parte dei vertici del Vaticano, oltre 40 anni dopo l'australiana Rosemary Goldie nominata in un ruolo analogo in pieno clima conciliare. È stato Papa Ratzinger in persona a promuoverla sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, un incarico che finora era sempre stato riservato a prelati. Si affianca a suor Enrica Rosanna, la religiosa che da qualche anno ricopre il ruolo di sottosegretario alla Congregazione dei religiosi. Figlia di diplomatici, cresciuta a Bruxelles, è laureata in Scienze politiche alla Sapienza e parla correntemente quattro lingue. Ha iniziato a lavorare in Vaticano nel 1974, quando ancora c'era Paolo VI, l'ideatore del dicastero, e si occupa soprattutto di volontariato e cooperazione internazionale.
“La nomina della dott. Giovannelli – si legge in una nota del presidente del Pontificio Consiglio, cardinale Peter Kodwo Turkson, e del segretario Mario Toso – conferma la grande fiducia riposta dal santo padre nella donna e mostra la sollecitudine della Chiesa per la promozione della dignità e dei diritti della donna nel mondo”.

E forse non per caso, la prima intervista di Flaminia Giovannelli, rilasciata in luglio al quotidiano della Santa Sede L’Osservatore Romano, affronta apertamente la questione del ruolo e dello spazio che può avere la donna nella direzione spirituale, collocandosi quindi in una posizione di prudente apertura su un tema che rimane controverso e scottante, soprattutto dopo le scelte più radicali compiute nell’ultimo decennio dalla Chiesa Anglicana.
“La mia immagine della Chiesa è quella di Giovanni Paolo II e Madre Teresa che si tengono per mano…Quando penso a tante religiose che, nelle loro congregazioni, a vari livelli, svolgono in tutta indipendenza ruoli straordinari non solo nell’esercitare la carità, ma anche nel gestire patrimoni, organizzare scuole od ospedali, e soprattutto nell’accompagnare la vita spirituale delle loro consorelle, godendo del rispetto di tutti per il loro ammirevole lavoro, penso che il loro valore si affermi da sé”.
Secondo la Giovannelli, “ci sono, poi, alcuni ambiti ecclesiali in cui la donna eccelle: penso specialmente a quello della direzione spirituale”.
“Se ricevere il sacramento della riconciliazione è essenziale per il cristiano perché lo riconcilia con Dio, la direzione spirituale è di importanza fondamentale per la sua vita: sapere razionalmente che il peccato ci è stato perdonato non equivale sempre a sentirsi perdonati. Quanto è importante l’aiuto di qualcuno per riconoscere e assecondare il piano che il Signore ha per ognuno di noi – sottolinea il sotto-segretario vaticano – E quante volte questo aiuto ci viene da una donna, proprio per la sensibilità e l’affettività che le sono propri”.
Per questo, ritiene che “attribuire importanza al compito dell’accompagnamento spirituale potrebbe al tempo stesso essere un riconoscimento del ruolo della donna”. Un ruolo complementare, dunque, non pienamente paritario ma neppure connotato dall’attuale esclusione da ogni forma di ministero sacramentale.

Dal messaggio del Concilio Vaticano II alle donne oggetto di cura e di preoccupazione della Chiesa, fino alle sorelle e collaboratrici, geniali costruttrici di pace nella società, la differenza di genere si è fatta strada nella Chiesa in modo non lineare, tra spinte in avanti e chiusure pregiudiziali, norme restrittive e comportamenti contraddittori.
E’ stato sicuramente il magistero di Giovanni Paolo II a reinterpretare le dinamiche della relazione tra i generi, sviluppando in modo innovativo temi che nel Concilio erano stati appena sfiorati. L’enciclica Mulieris dignitatem del 15 agosto 1988 segna la presa d'atto ufficiale dell'esistenza di una questione femminile, che esce così dal sommerso e diventa oggetto specifico di riflessione nella Chiesa e argomento dei dibattiti organizzati dalle diocesi e dai movimenti cattolici. Giovanni Paolo II chiarisce che il dominio dell'uomo sulla donna è frutto del peccato, poiché uomo e donna sono immagine di Dio, come singoli e insieme, nell'uguaglianza e nella differenza, e con toni profetici afferma che i nostri giorni attendono la manifestazione del genio della donna, un tema e un’espressione su cui Papa Wojtila tornerà in più di un’occasione, collegandolo prevalentemente, ma non esclusivamente, alla dimensione dei rapporti umani e della famiglia.
Naturalmente le innovazioni teologiche non si riflettono direttamente sugli aspetti giuridici e pastorali riguardanti il posto della donna nella Chiesa, e men che meno sulla possibilità di accesso delle donne ai ministeri religiosi. Le rivendicazioni dei movimenti femministi cattolici su questo terreno vengono stroncate nel 1991 con la Ordinatio sacerdotalis e quattro anni dopo con la Risposta della Congregazione per la dottrina della fede del 28 ottobre 1995, che intende mettere fine alle contestazioni latenti e contrapporsi alle posizioni della
Chiesa anglicanache dall’11 novembre 1992 permette alle donne di diventare sacerdoti, e successivamente anche vescovi.
La risposta in positivo della Chiesa cattolica è l’apertura di un dibattito, tuttora in corso, sulla possibile ammissione al diaconato, sulla base di una prassi attestata almeno in Oriente fino al decimo secolo, oltre che ai ministeri di rango inferiore come accoliti e lettori (quest’ultimo già aperto di fatto alle donne), pur in una rigida separazione rispetto alla “carriera” sacerdotale, mentre si tenta di accelerare nella base il processo di mutamento culturale e di effettiva partecipazione delle donne ai momenti ecclesiali collegiali.
Tuttavia, nell’attribuire l’esclusione della donna dal sacramento dell’Ordine direttamente alla volontà di Cristo e alla testimonianza di Vangeli e Atti degli Apostoli, la condanna di qualsiasi forma di dissenso in materia è senza appello. Proprio nel mese di luglio, la riforma del codice giudiziario ecclesiastico, emanata soprattutto per reprimere gli abusi sessuali, ha classificato l’ordinazione sacerdotale femminile tra i delitti più gravi, puniti con la scomunica, alla pari del sacrilegio eucaristico o appunto della pedofilia. Un accostamento che ha suscitato proteste indignate soprattutto da parte dei movimenti femminili della Chiesa americana.

Proprio per questo, è interessante la posizione espressa da Giovannelli, che nell’intervista ricorda come l’obiettivo di valorizzare il ruolo femminile nella Curia Romana fu già indicato in passato dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI, e ne offre una sorta di testimonianza personale: “Nel mio lavoro ho sempre avuto la sensazione che le mie idee fossero tenute in conto proprio perché idee di una donna, complementari e quindi necessarie per un giudizio obiettivo sulle questioni su cui sono stata interpellata”.
“Questo è l’essenziale
– conclude – ma ciò non toglie che, a seconda degli organismi e della preparazione delle donne, agevolata in tempi più recenti dal loro accesso a studi più propriamente ecclesiastici, esse potrebbero anche assumere dei ruoli di maggiore responsabilità. Ed è molto probabile che ciò accadrà”.