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Il nobel per la pace a tre donne

10 ottobre 2011

E’ stato assegnato a tre donne il Premio Nobel per la Pace: il presidente della Liberia, Ellen Johnson-Sirleaf, la connazionale Leymah Gbowee e la yemenita Tawakkul Karman.La motivazione: “Per la lorolotta non violenta a favore della sicurezza delle donne e dei loro diritti verso una partecipazione piena al processo di costruzione della pace”.

 

 

 

''E' un Nobel per le donne, ma soprattutto per le donne africane. Un riconoscimento per ciò che le donne africane e tutte le donne in generale hanno da dire in questo mondo. Nessuno può più minimizzare il nostro ruolo''. Il commento telefonico all'agenzia Afp, da parte dell'attivista liberiana Leymah Gbowee esprime il significato della scelta del Comitato norvegese che ha accolto l’appello per il nobel alla donne Africane stato sottoscritto nell’ultimo anno da moltissime persone, da istituzioni e alte personalità politiche.
La scelta doveva essere un segnale importante per il riconoscimento di quanto le sue donne stanno facendo per la pace e lo sviluppo dei loro paesi, con intelligenza e sensibilità.
La scelta è ricaduta su tre personalità davvero speciali: Ellen Johnson-Sirleaf è stata la prima presidente donna del Continente africano e ricopre questo incarico dal 2005. Ha un passato da attivista per i diritti umani infatti ha scontato dieci anni di carcere per aver denunciato pubblicamente il regime militare del suo Paese. Fece scalpore il discorso che pronunciò, una volta eletta, alle camere riunite del Congresso degli Stati Uniti, cui chiedeva un supporto per il proprio paese affinché potesse “divenire un faro splendente, un esempio per l’Africa e per il mondo di cosa può ottenere l’amore per la libertà”.

Politica, economista e imprenditrice liberiana ed è l'attuale presidente della Liberia. Spesso, viene chiamata con l'appellativo di "Signora di ferro".
La sua biografia
 
Leymah Gbowee, nata a Monrovia nel 1972 ha studiato alla Eastern Mennonite University in Virginia. Tornata nel paese all'indomani dello scoppio della Prima guerra civile liberiana nel 1989, la Gbowee decise di impegnarsi in prima persona in attivita' umanitarie. Aveva appena 17 anni quando lanciò una mobilitazione femminile contro la guerra civile in Liberia. Nel 2002 ha fondato la Women of Liberia Mass Action for Peace, movimento che riuscì a unire le donne cristiane e musulmane nella lotta non violenta, simboleggiata dagli abiti bianchi indossate dalle attiviste.
Le donne in bianco organizzarono incontri di preghiera e poi manifestazioni per pressioni sull'allora presidente Charles Taylor e sulle fazioni in conflitto per trovare una soluzione pacifica alla guerra in atto. Dopo che Taylor promise di partecipare ai negoziati in Ghana, Gbowee organizzò sit-in di protesta silenziosa fuori dal palazzo presidenziale di Accra, per fare pressione sui negoziatori nelle situazioni di stallo.
La storia del movimento delle donne liberiane è raccontata dal film realizzato da Giti Reticker nel 2008 da G dal titolo, 'Pray the Devil Back to Hell'. Insieme a Comfort Freeman fondò poi Women in Peacebuilding Network (Wipnet). Le due donne, che erano anche presidenti di due diverse chiese luterane, scrissero a Taylor: “In passato siamo rimaste in silenzio, ma dopo essere state uccise, violentate, disumanizzate e infettate e aver visto i nostri bambini e le nostre famiglie distrutte, la guerra ci ha fatto capire che il futuro risiede nel dire 'no' alla violenza e 'sì’ alla pace”.
Il movimento guidato dalla Gbowee e dalla Freeman ha così dato un grande contribuito alla fine della Seconda guerra civile liberiana nel 2003, e poi ha spianato la strada all'elezione a Presidente della Liberia di Ellen Johnson Sirleaf.
Attualmente Gbowee è direttore esecutivo della Women Peace and Security Network Africa, con sede ad Accra, in Ghana, associazione che si batte per dare appoggio alle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti. Partecipa alla Commissione per la verità e la riconciliazione in Nigeria ed ha allargato a tutta l'Africa occidentale il network del 'Women in Peacebuilding Program'.
 
Tawakkul Karman un’attivista yemenita per la democrazia. Nata nello scomparso Yemen del Nord nel 1978 (lo stesso anno dell’ascesa al potere del presidente Ali Abdullah Saleh), ha tre bambini ed è la “madre della rivoluzione” yemenita per il suo attivismo nella rivolta contro il regime del presidente Saleh. Negli ultimi mesi, Karman è stata spesso arrestata per le sue proteste a favore della libertà e della democrazia. Ha dormito più volte nell’occupata Piazza della Libertà della capitale Sana’a ed è diventata un modello per i manifestanti che dal marzo scorso chiedono la dipartita di Saleh e una maggiore partecipazione democratica. Già nel 2005 Karman aveva fondato l’associazione per i diritti umani Women Journalists Without Chains in difesa della libertà di stampa ed espressione in Yemen. Dal 2007 ha organizzato manifestazioni di protesta contro il regime di Saleh, rischiando più volte la vita. Inizialmente, si è ribellata contro gli amministratori locali yemeniti protagonisti dalla corruzione. Col passare del tempo, le sue proteste hanno coinvolto sempre più il regime di Saleh e l’hanno esposta a numerose minacce psicologiche e fisiche. L’anno scorso è stata quasi accoltellata da una donna in strada: l’ha scampata grazie all’intervento dei suoi sostenitori. In altre occasioni è stato invece il marito Mohamed Al-Nehmi a salvarle la vita durante le rappresaglie delle forze di sicurezza yemenite.
Tawakkul Karman portava fino a qualche anno fa il niqab (il velo totale delle donne musulmane che copre tutto il corpo a eccezione degli occhi), poi è passata al velo hijab, che le lascia il volto scoperto: un gesto inusuale nel suo paese, per essere un esempio per le donne yemenite che fino a qualche tempo fa non potevano rimanere fuori casa oltre le 19, ma che adesso rimangono con lei a dormire in piazza a Sana’a. Inoltre, Karman ha organizzato in passato manifestazioni in Yemen per innalzare l’età minima in cui le donne possono sposarsi, poi fissata a 17 anni.
Karman fa parte di Al Islah, il principale partito di opposizione yemenita. Per questo motivo diversi osservatori hanno storto il naso dopo l’annuncio del Nobel in suo favore. Al Islah, infatti, è lo stesso partito di Abdul Majeed al Zindani, 69enne studioso e politico yemenita, considerato un terrorista dagli Stati Uniti per i suoi legami con Osama bin Laden e Anwar al Awlaki, recentemente ucciso da un drone statunitense in Yemen
Congratulazioni e molta soddisfazione è stata espressa da tutto il mondo. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon ha dichiarato che il premio Nobel per la pace e' andato a tre donne di ''coraggio, forza e impegno non comuni''. «Con questa decisione il Comitato norvegese per il Nobel manda un messaggio chiaro: le donne contano per la pace - ha aggiunto. - E' una testimonianza del potere dello spirito umano e sottolinea un principio fondamentale delle Nazioni Unite: il ruolo vitale delle donne nella promozione della pace e della sicurezza, nello sviluppo e diritti umani». Ban Ki - Moon ha poi dichiarato che il Nobel per la Pace 2011 dimostra che le donne «stanno assumendo sempre più un ruolo a lungo atteso di leadership a livello economico, politico e decisionale sul piano locale, nazionale e globale».

«La scelta di premiare tre donne direttamente impegnate nel rinnovamento democratico nei rispettivi Paesi – ha commentato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitanosi - riconosce la straordinaria originalità del contributo femminile all'avanzamento del progresso civile e sociale nel mondo contemporaneo. Questo Premio Nobel sancisce al tempo stesso il cammino del continente africano verso la pace e lo sviluppo e rafforza le spontanee istanze di liberta', partecipazione e democrazia che si levano da numerosi Paesi del Mediterraneo e che non possono più essere disattese».
 
Lo Human Rights Watch ha accolto con entusiasmo il conferimento del Nobel. L'organizzazione con sede a New York, che si occupa della difesa dei diritti umani, dichiara in un comunicato che la decisione «riconosce che democrazia e pace durature non possono essere raggiunte senza la piena partecipazione delle donne. E' un tributo a tutte le donne che in passato hanno lavorato incessantemente e con coraggio per portare la pace e la democrazia e a coloro che ancora lottano per questi risultati», ha detto il direttore esecutivo dello Human Rights Watch Kenneth Roth.