22 giugno 2010

Contro la prostituzione forzata che accompagna i grandi eventi sportivi, come i Mondiali in Sudafrica, un appello-denuncia di Maschile Plurale chiama in causa le responsabilità degli uomini. E chiede loro di aprire gli occhi e di non essere complici di uno sfruttamento criminale. Si può festeggiare un gol rimanendo umani.
I mondiali di calcio 2010, che si stanno svolgendo in Sud Africa, sono come sempre un grande evento non solo sportivo, ma anche mediatico, turistico e sicuramente una grande occasione di sviluppo e visibilità per la nazione ospitante e, più in generale, per tutto il continente africano. A maggior ragione perché si tengono in un paese che venti anni fa conosceva ancora l’apartheid razziale e che dopo averlo sconfitto, pur tra mille problemi, ha portato avanti con successo un processo di riconciliazione e di progresso. Ma c’è un aspetto poco noto, o forse volutamente ignorato, che fa da sfondo a molti grandi eventi, in particolar modo sportivi, che muovono un numero rilevante persone di tutto il mondo.
Da studi portati avanti da diverse istituzioni e organizzazioni, fra cui la Commissione Europea e Amnesty International, è stato rilevato in coincidenza di queste manifestazioni, un aumento dello sfruttamento sessuale, che coinvolge soprattutto ragazze (ma anche ragazzi) dei paesi più poveri. Per questo è molto apprezzabile la forte presa di posizione di Maschile Plurale un'associazione di uomini che riflettono e criticano i modelli dominanti di maschilità e partecipano a molte iniziative di sensibilizzazione contro la violenza alle donne.
“Vogliamo rivolgerci agli uomini, e in particolare a tutti gli uomini italiani che attendono con trepidazione l’inizio del campionato mondiale di calcio in Sudafrica. Migliaia di ragazze africane strappate nei mesi scorsi alle loro case e alle loro famiglie con la violenza, o con l’inganno e il ricatto vengono messe per strada dalle organizzazioni criminali nelle città sudafricane che ospiteranno nei prossimi giorni le partite del mondiale”.
Ma questo traffico di esseri umani, finalizzato allo sfruttamento forzato della prostituzione, dell’accattonaggio, della pedofilia e del turismo sessuale, avviene continuamente anche in Italia con lo stesso meccanismo: costrette a indebitarsi per pagare l’espatrio, spesso illuse dalla promessa di un lavoro in un paese più ricco, vengono poi minacciate di morte insieme alle loro famiglie e costrette a prostituirsi, e quando si rifiutano o cercano di scappare, vengono picchiate, stuprate, uccise. Cinquecento sono state le donne vittime di tratta assassinate in dieci anni nel nostro paese.
“A milioni (4 secondo alcune statistiche, 10 secondo altre), noi maschi italiani continuiamo ad andare ‘a puttane’. Facciamo finta di non accorgerci che gran parte delle volte davanti a noi non c’è una persona che dispone liberamente del proprio corpo e della propria vita e che potrà spendersi quei soldi che le diamo come meglio crede, e così andiamo ad alimentare il mercato e il traffico di esseri umani, di organi, di armi e droga, rendendo sempre più violente e invivibili le nostre città e le nostre stesse vite. Un prezzo davvero troppo alto da pagare e far pagare! Il sito di Maschile Plurale
In occasione dei precedenti campionati di calcio, in Germania, è stato calcolato che ben 40.000 ragazze, tra le quali molte minorenni, furono trasferite con la forza dai paesi dell’Europa dell’Est e costrette a prostituirsi.
I Mondiali di calcio 2010 non fanno eccezione, e il fenomeno coinvolge in particolar modo i paesi vicini e più poveri come Mozambico e Zimbabwe.
Qualche presa di posizione, per la verità isolata e con pochissima eco sui media che pure dedicano ai mondiali di calcio uno spazio enorme, si era avuta nel corso del 2009: in Italia, ad esempio, durante i Mondiali Antirazzisti svolti in luglio a Casalecchio di Reno (Bologna) e durante un convegno, organizzato dall’UISP-Unione Italiana Sport per tutti e dalla Casa Internazionale delle donne a Roma in novembre proprio sul tema Le vie della tratta delle donne in Mozambico e Africa Australe.
Alla denuncia delle organizzazioni non governative, seguirono da parte della FIFA, la Federazione Mondiale del Calcio, e di alcune autorità sudafricane proposte di legalizzare temporaneamente la prostituzione per la durata dei mondiali di calcio. Il dibattito che ne seguì si concentrò più sui potenziali benefici economici, come tasse e affitti, che al destino delle ragazze, oltre che sulla preoccupazione di non colpevolizzare il calcio o danneggiare l’immagine del mondiale enfatizzando un fenomeno antico come il mondo.
Una campagna di prevenzione sul territorio, Red Light 2010, è stata condotta da varie associazioni locali. Quasi nulla a livello internazionale. Come se il problema non riguardasse, da un lato la povertà e le organizzazioni criminali che organizzano la tratta e lo sfruttamento, non solo sessuale ma anche e soprattutto lavorativo, ma dall’altro, in misura rilevante, i comportamenti e le responsabilità dei potenziali clienti.
Ma davvero disporre del corpo di una donna non libera è un esperienza appagante? Davvero abbiamo una percezione così misera dei nostri corpi e della nostra sessualità?
Siamo sicuri che solo con il denaro, il potere, la violenza possiamo ottenere quello che cerchiamo e desideriamo nella relazione con una donna (un uomo o una trans) e con il suo (loro) corpo?
A chi andrà in Sudafrica per i mondiali o a chi pensa di festeggiare una notte magica di vittoria o sfogare la rabbia di una sconfitta con un vero e proprio ‘stupro a pagamento’ nelle strade delle nostre città, a noi, agli uomini tutti, chiediamo di aprire gli occhi e vedere quali sono le condizioni di vita che spingono tante donne e uomini a fuggire dal proprio paese illudendosi di trovare fortuna in un paese più ricco, e trovando invece troppo spesso l’orrore, lo sfruttamento, la disperazione, la morte.
A tutti vogliamo dire che si può andare in Sudafrica (o godersi il mondiale in TV o per strada) e tornare a casa alla fine di una giornata di lavoro, di una partita, di un viaggio, senza diventare criminali o complici di tutto questo. Semplicemente rimanendo umani”.
Smarchiamoci dalla prostituzione, da Noidonne
Come non festeggiare i mondiali. Intervista a Raffaella Chiodo, da Vimeo (video)