22 agosto 2011

La percezione diffusa è quella di subire un trattamento diverso da quello riservato ai colleghi in cui le capacità non sono le principali credenziali per avviare e proseguire un percorso nel mondo del lavoro. E’ quanto emerge da un’indagine sulle giovani laureate italiane che evidenzia quanto per le donne essere brave, preparate, motivate e intraprendenti non sia sufficiente.
L’indagine “Giovani laureate in cammino tra università e carriera” fotografa i percorsi occupazionali intrapresi, ma anche dei sogni, desideri, bilanci ed aspettative delle laureate italiane. Esclusivamente “al femminile”, la ricerca realizzata da Bachelor Selezione Neolaureati ha interpellato un campione di 1.000 laureate a distanza di quattro anni dalla laurea, rappresentativo per gruppi di facoltà e area geografica di provenienza.
Quasi tutte le laureate ( il 90%) sono convinte che l’aspetto fisico abbia un peso nella carriera di una donna. Per il 54%, l'aspetto fisico è perfino un fattore in grado di influenzare il percorso professionale al di là delle qualità personali, mentre per il restante 36%, pur non condizionando direttamente l'avanzamento, rimane un elemento che può aiutare.
La ricerca esplora il fenomeno della discriminazione sul lavoro scoprendo che il 36% delle intervistate è a conoscenza di episodi di discriminazione sul lavoro. E se il 55% è disposto a credere che, a livello teorico e normativo, un uomo e una donna abbiano le stesse possibilità di carriera, l’81% si trova poi a constatare che in realtà tale parità non esiste o è un’assoluta rarità.
Anche da un punto di vista della retribuzione le pari opportunità sembrano un traguardo lontano, visto che quasi la metà delle intervistate è convinta che, a parità di ruolo, a uomini e donne non sia riservato lo stesso trattamento. Tra le cause di tale discriminazione, la maternità rimane la più sentita, il 93% indica la maternità come la principale causa di discriminazione nei loro confronti. Piuttosto condivisa è anche la percezione di una società prettamente maschilista (indicata dal 37%) e la presenza di stereotipi negativi nei confronti del gentil sesso.
Sul fronte della retribuzione il 60 % delle laureate a 4 anni dal diploma, guadagna meno di 1250 euro netti al mese. E appena il 5% ha raggiunto uno stipendio superiore ai 2000 euro. Una condizione che appare ribaltata rispetto a quella delle intervistate che risiedono oggi all'estero, il 56% delle quali supera invece i 2000 euro mensili.
A questo fenomeno contribuisce certamente anche una scarsa mobilità. Il 62% del campione, infatti, non ha ancora cambiato azienda neppure una volta, mentre il 74% continua a svolgere la stessa mansione con la quale ha iniziato la propria carriera.
Oltre il 60% delle laureate occupate lavora in un’azienda privata italiana (circa il 50% presso aziende di piccole dimensioni, con meno di 50 dipendenti, soprattutto in Centro Italia), mentre il settore che assorbe maggiormente le laureate è quello dei servizi (47%), seguito dal pubblico (21%), il 18% è libero professionista.
Il lavoro si trova, quasi sempre a tempo determinato. il 73% delle laureate ha infatti un posto di lavoro (contando anche stage, tirocini e attività in nero) contro il 20% di disoccupate, ma sono meno della metà, però, quelle che, dopo 4 anni, hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato.
Positiva, infine, la percezione dell'attinenza tra percorso universitario e lavoro: il 78% dichiara infatti di svolgere una mansione coerente e quasi il 72% ritiene di dedicarsi a un compito adeguato agli studi effettuati. In generale le laureate intervistate non si sentono sottovalutate all’interno del contesto lavorativo: solo il 22% si sente sminuita sul luogo di lavoro e tra queste principalmente le laureate in facoltà giuridiche (31%), in architettura (27%) e in ambito umanistico (24%). Conta anche la dimensione dell’azienda, la percezione di sottovalutazione è più diffusa per le occupate in aziende private italiana, soprattutto se di piccole dimensioni.
L’indagine approfondisce anche gli aspetti di Work-life balance cioè come le giovani laureate conciliano lavoro e tempo libero.
Solo 1 laureata su 4 riesce a conciliare facilmente lavoro e tempo libero. E mentre il 26% delle laureate sostiene di non riuscire a combinare i due ambiti, il 47% li concilia a fatica. Cosa farebbero le laureate se avessero più tempo libero? Qui il giudizio è unanime: si dedicherebbero maggiormente allo sport (50%), frequenterebbero corsi d’arte, di cucina o di lingua straniera (40%), e andrebbero più spesso al cinema o a teatro (34%). Ed il volontariato (24%) risulta più apprezzato rispetto allo shopping (16%).
Secondo i dati della ricerca, ad essere maggiormente soddisfatte del proprio work-life balance sono le laureate residenti al Nord e all’estero, provenienti da aree di studio umanistiche e scientifiche. Tutto ciò nonostante le laureate del Nord che lavorano full time siano il 10% in più rispetto alle residenti nelle altre zone d’Italia. A riscontrare maggiori difficoltà sono le laureate del Centro e del Sud, specialmente se architetto o provenienti da facoltà giuridiche.
II° Rapporto Bachelor “Giovani laureate in cammino tra università e carriera”
Il II° Rapporto Bachelor “Giovani laureate in cammino tra università e carriera” sarà presentato il 16 novembre 2011 a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana.
Programma
Per ulteriori informazioni sul convegno: segreteria.organizzativa@bachelor.it
Per saperne di più
Condizione occupazionale dei laureate
Rapporto di AlmaLaurea che monitora l'inserimento lavorativo dei laureati, fino ai primi cinque anni successivi al conseguimento del titolo. E' uno strumento fondamentale per valutare l'efficacia esterna del sistema universitario e misurare l'apprezzamento del mondo del lavoro nei confronti dei laureati.