Commissione Regionale di Pari Opportunità

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Giovani e Donne in “stand by” al tempo della crisi

21 luglio 2011

Ancora nubi nere all’orizzonte per la ripresa nel nostro paese. Il Rapporto del Cnel sul ”Mercato del lavoro 2010-2011” conferma l’andamento negativo del mercato del lavoro anche nel 2011, con un tasso di disoccupazione che potrebbe salire ancora per qualche trimestre. Penalizzati, in particolare i giovani e le donne, più il sud del Paese dove aumenta il rischio inattività.

 

 

 

L’economia italiana si dimostra troppo debole per imprimere una svolta alla domanda di lavoro: con una crescita fra lo 0.5 e l'1% del Pil e le unità di lavoro nel 2011 che registreranno ancora una flessione sarebbe urgente spostare l'attenzione dalle politiche passive a sostegno del reddito dei lavoratori disoccupati verso misure che incentivino il rientro nel circuito produttivo dei lavoratori che hanno perso il posto. In sintesi è la direzione indicata dal rapporto CNEL per uscire da una crisi che vede penalizzati, in particolare i giovani e le donne.
Si aggrava infatti il fenomeno dei neet (not in education or training nor in employment), cioè coloro che risultano fuori dal mercato del lavoro e che non sono impegnati in un processo di formazione.
I dati mostrano che «se prima della crisi il tasso di neet si aggirava attorno al 16% tra i più giovani (16-24 anni) e al 24% tra i giovani adulti (25-30 anni), tali percentuali sono rapidamente aumentate, salendo rispettivamente al 18,6% e al 28,8% nel terzo trimestre del 2010». Il Cnel spiega che «la crisi aggrava le probabilità dei giovani di restare nella condizione di neet, così come aumenta in modo preoccupante lo scoraggiamentò di chi addirittura rinuncia a cercare lavoro».
La recessione ha inoltre inciso sul passaggio dai contratti a termine a quelli a tempo indeterminato: «prima della crisi - secondo lo studio - quasi il 31% dei giovani con contratto temporaneo passavano l'anno successivo ad un lavoro permanente, contro poco più del 22% attuale». Riguardo alla formazione si osserva che sebbene i laureati siano più facilitati se il titolo coincide con la domanda di lavoro, resta ampio e crescente il fenomeno dell'overeducation, dato anche che le minori opportunità professionali aumentano la disponibilità dei laureati ad accettare lavori che richiedono livelli d'istruzione più bassi.
 
Per quanto riguarda l'occupazione femminile, nel 2011 il divario di genere si è ampliato a causa del sottoutilizzo del capitale umano, dato che è aumentata, più di quanto osservato per gli uomini, la quota di occupate con un impiego che richiede una qualifica inferiore a quella posseduta. L'occupazione femminile cresce invece nei servizi ad alta intensità di lavoro e a bassa qualificazione (in seguito anche alle massicce regolarizzazioni che negli ultimi hanno riguardato le donne straniere prevalentemente impiegate nei servizi di cura e assistenza alle famiglie), accentuando la segregazione femminile in questo segmento del mercato del lavoro, mentre è caduta l'occupazione qualificata.
In relazione agli immigrati, il Rapporto del Cnel sottolinea che nell'ultimo biennio la componente straniera è stata fondamentale nel contenere la contrazione dell'occupazione complessiva: tra il 2008 e il 2010 il numero di stranieri è infatti aumentato di 330 mila nuovi occupati, che hanno compensato parte del calo del numero di occupati italiani (863 mila in meno nello stesso periodo). Va però rilevato che l'aumento del numero di occupati immigrati è da ricondurre essenzialmente alla crescita demografica e ai ritardi nella regolarizzazione dei permessi di soggiorno per lavoro, e non ad una migliore occupabilità degli stranieri.
Al contrario, il tasso di occupazione degli stranieri in Italia si è ridotto notevolmente negli ultimi due anni in misura nettamente più marcata di quanto osservato invece per gli italiani, sebbene resti su livelli più elevati. Anche il numero di disoccupati stranieri è aumentato sensibilmente negli anni della crisi e in misura largamente superiore a quanto sperimentato dalla componente italiana.
Rispetto alla dimensione territoriale nel 2010-2011 prosegue senza interruzione la caduta dell’occupazione nel Mezzogiorno. La crisi ha aumentato ancora la distanza tra Nord e Sud e parte del calo dell’occupazione meridionale si è tradotto in un aumento dei trasferimenti nel Centro-Nord. Al Sud a inizio 2011 rispetto al punto di massimo di inizio 2008, la perdita di occupati al Sud era del 5%, al Nord dell’1.5%.
“Il rapporto del Cnel sul ‘Mercato del Lavoro 2010 – 2011′ contiene numeri particolarmente preoccupanti sugli ‘inattivi’ che, fra i cosiddetti ‘giovani adulti’ (24-30 anni), sfiorano addirittura il 30%”.
 
C'è un esercito di quattro milioni gli italiani che hanno varcato la frontiera, per scelta o per forza, e sono andati all'estero per poter lavorare. Lo rileva un altro rapporto recentemente presentato dalla Fondazione Migrantes sull'immigrazioneche evidenzia un incremento di quasi 90 mila unità rispetto all'anno precedente.

Gli italiani sono presenti praticamente in tutti i Paesi del mondo, ma risultano concentrati in larga misura in Europa (2 milioni e 263 mila) e in America (1 milione e 629 mila). Fra loro, la presenza femminile si attesta al 47,8%, mentre si registra un calo fra le persone più anziane: solo il 18,6% nel 2011 ha più di 65 anni. Di contro, aumentano i minorenni e i giovani in generale (53,5%).
Il numero più alto lo si trova in meridione con quasi 1,5 milioni di emigrati. Complessivamente all'inizio del 2011 il 53,9% degli iscritti all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero, sono originari del Mezzogiorno d'Italia, il 15% del Centro Italia e il 31,1% del Nord. Nello specifico, la Sicilia si conferma prima regione di emigrazione (16,2%) con 666.605 cittadini, seguita dalla Campania con 426.488 (10,4%), dal Lazio con 365.862 (8,9%), dalla Calabria con 356.135 (8,7%), dalla Lombardia con 318.414 (7,7%) e dalla Puglia con 315.735 (7,7%).

Una conferma di questo fenomeno arriva dall'analisi provinciale dei dati, che riportano ai primi posti Roma, Cosenza, Agrigento, Salerno, Napoli, Catania, Palermo, Avellino, Lecce e Potenza, mentre subito dopo troviamo Treviso e Milano. Torino è in 16esima posizione e Udine in 18esima.