
E’ Monica Bastiani 38 anni, laurea in Economia e Commercio e un brillante percorso di carriera che le vale la qualifica di Responsabile Human Capital Development in Accenture Spa, la neo eletta, insieme ad altri 3 colleghi di Torino, nel Gruppo Nazionale Giovani Dirigenti di FEDERMANAGER, coordinato da Federico Dosio.
Parlare con lei aiuta a capire come siano molti i “grandi e piccoli” risultati che una manager deve raggiungere, come possa apparire “facile” una vita complessa e piena di responsabilità, perché le competenze di una mamma manager sono tantissime e di grandissimo valore.
Monica Bastiani, la nomina a dirigente arrivata prestissimo, poco dopo i trent’anni, in Accenture Spa importante azienda di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing è stato un primo passo. Ora la possibilità di far parte del Gruppo nazionale Giovani Dirigenti di Federmanager: come è arrivata l’idea della candidatura?
Sono entrata da poco a far parte di Minerva FEDERMANAGER Torino una realtà che, con un solo un anno e mezzo di vita, ha saputo mettere insieme oltre 150 donne manager in Piemonte. Un’iniziativa bellissima, portentosa e concreta che offre la possibilità confrontarci e di fare rete, difficoltà, quest’ultima, ancora viva nel nostro paese, non solo per le donne. In questo ambito e su suggerimento di Marina Cima che è la nostra coordinatrice, è nata la proposta della mia candidatura. L’ho valutata come adeguata alla voglia di spendermi in attività che possano aiutare altre donne e più in generale le nuove generazioni, a crescere. Poi è andata bene, la nomina è arrivata, sono entusiasta.
Quale caratteristica, la giovane età o il genere, è maggiormente motivo soddisfazione rispetto a questa nomina.
Francamente l’età perché non ho mai considerato il genere una cifra così influente sulle mie possibilità di fare. Anzi, ho sempre pensato che impegnandomi e mettendo passione nelle cose avrei costruito… sì è un termine appropriato, ma ho avuto un forte imprinting in tal senso dalla mia famiglia e poi l’esperienza in Accenture dove sono entrata poco dopo la laurea (parliamo ancora dell’Andersen Consulting) una multinazionale e nel settore dei servizi, inoltre, ha segnato la differenza.
Per quali aspetti?
Ad esempio perché Accenture trasferisce a tutti i livelli la pragmaticità della mentalità americana: “se puoi dare, allora dai”. Tradotto significa che il tuo impegno e le tue aspettative, le motivazioni che hai e sai trasmettere sono importanti ai fini della tua valutazione e, quindi, della crescita personale. Solo questi.
Nella nostra azienda nessuno timbra il cartellino, a qualunque livello: gli orari anche in base alle mansioni sono gestiti e autocertificati. Il part-time non è un problema. Eppure si lavora e c’è spazio per crescere (io ne sono un esempio) e per le donne questo è un vantaggio, perché permette una gestione migliore degli orari, la possibilità di lavorare in ambienti differenti da quello del lavoro, di focalizzare davvero le proprie capacità sugli obiettivi. Un vantaggio è anche il fatto che la diversity sia un valore e l’investimento sui giovani una scelta aziendale.
Quali caratteristiche crede abbiano influito nel successo del suo percorso professionale?
La passione e l’entusiasmo, la capacità organizzativa, il saper individuare obiettivi e raggiungerli rispettando i tempi. Ma anche la capacità di lavorare in team e di “tirare” gli altri e poi la voglia di lavorare molto su di me, di migliorare nella gestione delle relazioni come dei ruoli.
Inoltre, l’aver studiato fin da piccola le lingue è stato fondamentale per poter accedere a un’azienda internazionale.
Il resto, credo, lo fanno i talenti, quelli che ciascuno di noi ha e che deve coltivare e far crescere con passione. Fuor di “parabola” ovviamente, senza dimenticare, noi donne, di dover sempre essere molto chiare con noi stesse, con i nostri obiettivi. Ad es., sapevo di voler puntare alla dirigenza e l’ho fatto buttando il cuore oltre l’ostacolo, lavorando sodo, ore e ore al giorno, lontana da casa. E poi le scelte, anche quelle personali, come un compagno di vita che ha saputo credere in me e condividere, da sempre. Un’azienda, e anche qui un po’ di fortuna l’ho avuta, che investe sui giovani e non discrimina le donne.
Cosa può favorire il riconoscimento delle competenze femminili in azienda?
Dobbiamo riuscire, credo, a creare nuovi modelli di riferimento anche attraverso la nostra testimonianza. Se ce l’ho fatta posso raccontarlo e far capire, soprattutto alle più giovani, che è possibile, che riesco a fare tutto con soddisfazione, ad essere a casa per dare cena ai miei figli.
Ed è per questo che in Minerva Federmanager ho subito trovato una comunanza di intenti, la voglia di accettare le sfide con altre donne, di non “chiamarsi fuori” dai ruoli di potere e di responsabilità.
Infine, e Minerva in questo esprime un vero potenziale, credo che il networking tra donne sia un metodo fondamentale per sviluppare idee e trovare soluzioni.
Qual è il principale obiettivo per una donna manager oggi, quindi qual è il suo.
Riuscire a conciliare tutto, senza dover rinunciare alla possibilità di sviluppare la propria professionalità per la realizzazione personale (famiglia, figli), che è una parte importante della nostra vita.
Oggi con due bimbi piccoli non ho intenzione di fermarmi, anzi, sto iniziando a pianificare un nuovo percorso di crescita professionale. Oggi so di conoscere quali sono i punti su cui posso fare affidamento e mi sto avvicinando alla mia vera strada. Riuscirei così a mettere insieme l’interesse per le persone, io che volevo studiare psicologia, e la capacità di far crescere le organizzazioni. Vorrei poter essere un coach e soprattutto vorrei poter dare qualcosa della mia esperienza agli altri, ai più giovani specialmente.
Infine, perché moltissime donne che aspirano alla dirigenza si “concedono” i figli solo a obiettivo raggiunto. Qual è la sua esperienza?
Idem. Non potevo pensarci prima. Mi viene in mente un fatto che è per me esemplificativo: alla prima gravidanza un manager di lunga esperienza mi ha spiegato come la maternità equivalga a un master. Ho capito che è vero e che le aziende devono riflettere seriamente sul valore di questa esperienza per una donna, soprattutto ai livelli di responsabilità. Ho vissuto poi la maternità con grande serenità e senza problemi, anzi ho potuto pianificare al meglio la gestione dei figli, ma sono consapevole che c’è ancora molta strada da fare.
/R.D./