05 maggio 2009
L’Unione Europea propone una campagna informativa, il presidente americano Obama ha scelto questo tema per la sua prima legge. Il divario salariale di genere resta un problema irrisolto e dipende in misura decisiva da discriminazioni e pregiudizi. Come ha dimostrato in modo “scientifico” uno studio dell’ISFOL.
Una vasta campagna di informazione e sensibilizzazione sul gender pay gap, il divario retributivo tra donne e uomini in tutti i paesi dell’Unione Europea.
L'iniziativa è stata lanciata a Bruxelles dal Commissario europeo per l'Occupazione, gli Affari sociali e le Pari opportunità, Vladimir Špídla, in occasione dell’otto marzo. L’iniziativa si inserisce in un continuum di azioni volute dalla Commissione Europea, a partire dalla prima direttiva sulla parità delle retribuzioni del 1975 e dalle successive, riunite poi nella direttiva n. 54/2006 sulla parità di trattamento nel lavoro, (PDF, 135 KB), alla Road Map (PDF, 244 KB) del 2006 che pone tra le priorità il concetto di indipendenza economica delle donne, fino alla comunicazione specifica adottata nel 2007 dalla Commissione e confermata nel 2008 dalla risoluzione del Parlamento Europeo che chiede un intervento più deciso ed efficace delle istituzioni comunitarie.
In Europa, le donne percepiscono in media una retribuzione inferiore del 17% circa rispetto a quella degli uomini, con tendenza all’aumento e con forti differenze interne (in alcuni stati siamo sopra il 30%), e una volta tanto almeno per questo indicatore l’Italia non figura agli ultimi posti.
Ma i problemi che stanno alla base del divario sono tutti ben presenti anche nel nostro paese: segregazione orizzontale e verticale, pregiudizi dei datori di lavoro, organizzazione produttiva rigida, carenza di servizi e, nodo centrale ancora una volta, la maternità, le difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, la delega quasi totale del lavoro di cura. In particolare, le donne italiane dedicano tre ore e mezza al giorno in più degli uomini al lavoro di cura familiare. Ed è evidente la correlazione tra la minore redditività del lavoro femminile e la scelta di molte donne di non entrare nel mercato del lavoro o di uscirne anticipatamente. La questione è di primaria importanza per gli effetti che ha sull’intero mercato del lavoro, ostacolando anche l’aumento dell’occupazione femminile previsto dagli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo di Lisbona. Che il gap salariale sia una questione aperta in tutto il mondo lo dimostra anche il fatto che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, abbia scelto come primo atto del suo mandato presidenziale proprio una legge su questo argomento, detta Lilly Lidbetter Pay Act dal nome di una lavoratrice pagata per venti anni il 40% in meno dei pari ruolo maschi, che si era vista respingere il proprio ricorso perché tardivo, e che dopo questo provvedimento dovrebbe poter essere risarcita.
Sull’argomento, è stato di recente pubblicato uno studio dell’ISFOL Differenziale salariale di genere e lavori tipicamente femminili, a cura di Marco Centra e Andrea Cutillo, che ha il merito di approfondire il tema al di là dei luoghi comuni, cercando dati e connessioni in modo da formulare ipotesi scientificamente fondate sulle dimensioni e le cause del divario. Secondo la letteratura, le possibili spiegazioni del fenomeno sono due. La prima vuole che i datori di lavoro escludono le donne da particolari occupazioni, con conseguente affollamento delle donne in altri settori e conseguente diminuzione dei salari per la legge della domanda e dell’offerta. La seconda al contrario postula che le donne selezionino volontariamente particolari occupazioni, privilegiando invece della retribuzione altre caratteristiche desiderabili come la possibilità di gestire i tempi e gli orari di lavoro in funzione delle incombenze familiari. Sullo sfondo, viene considerato un possibile processo discriminatorio, basato su calcoli di convenienza e pregiudizi maschilisti, da parte dei datori di lavoro.
L’analisi dell’ISFOL prova a scomporre il divario di genere in una parte dovuta alle differenze nelle tipologie dei lavori prevalenti per ciascuno dei due generi e in una componente dovuta alle disparità nella retribuzione per lo stesso lavoro tra gli uomini e le donne. Inoltre, si prova a depurare questa seconda componente proprio dagli effetti del processo selettivo sopra descritto, allo scopo di quantificare la quota del divario salariale dovuta effettivamente a discriminazione diretta da parte dei datori di lavoro nei confronti delle donne.
Le tesi esposte sono state verificate sulla base dei dati ricavati dall’indagine condotta dall’ISFOL nel 2007, come parte di un progetto pluriennale volto a conoscere gli aspetti determinanti del differenziale retributivo nel nostro paese.
La conclusione in estrema sintesi è che in Italia le donne hanno un salario medio inferiore agli uomini di circa il 9%, pur avendo una produttività media superiore del 7%; applicando una serie di parametri correttivi, i ricercatori stimano che il divario retributivo a parità di mansioni e rendimento è pari al 10% ovviamente a sfavore delle donne. Questo divario è maggiore tra le lavoratrici con basso titolo di studio e tra le laureate, dato quest’ultimo che conferma il fenomeno noto come soffitto di cristallo ovvero difficoltà di accesso delle donne alle posizioni di lavoro più elevate. Un aspetto interessante è il fatto che le donne presenti sul mercato del lavoro risultano avere una produttività mediamente maggiore rispetto agli uomini, e nel contempo vengono comunque pagate di meno. Questo dovrebbe rendere l’assunzione di personale femminile molto vantaggiosa per i datori di lavoro, ma nella realtà ciò non avviene: se ne deduce l’esistenza di un’ulteriore discriminazione che opera nei confronti delle donne anche al momento dell’assunzione, verosimilmente dovuta al pregiudizio che le donne possano dedicarsi in maniera meno esclusiva e continua al lavoro svolto rispetto agli uomini a causa della maternità e degli impegni familiari.
Per ricevere il materiale della campagna dell’Unione Europea (opuscoli, poster, presentazione in PowerPoint, videoclip), si può scrivere un’e-mail a: gpg@mostra.com.
Approfondimenti
Il sito della campagna dell’Unione Europea
I materiali della campagna
Una rassegna di documenti sul tema
La legge sulla parità salariale uomo-donna varata dal presidente degli Stati Uniti il 29 gennaio 2009 (in lingua inglese)
Barack Obama annuncia la legge sulla parità, dal sito di Sky24 (file video)