Una conferenza della Commissione Europea traccia il bilancio, non troppo confortante, del cammino verso la parità di genere: l’occupazione femminile cresce, ma la sua qualità non migliora. Ma le pari opportunità possono essere una risposta alla crisi economica.
Si è tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles una conferenza, organizzata dalla Commissione europea, dal titolo: Equality between women and men in a time of change. Al centro dell'incontro il dibattito sull'attuale situazione e sulle sfide future per ridurre il "gender gap".
La prima delle due giornate di lavoro è stata l'occasione per tracciare un bilancio sulla realizzazione della Roadmap (http://www.kila.it/archivio-notizie-in-primo-piano/l-uguaglianza-di-genere-in-europa-2.html ) in tema di parità di genere, un bilancio realistico e un po’ sconfortante: le donne guadagnano tuttora meno degli uomini, sono più soggette al lavoro precario e predominano nei settori in cui la retribuzione è bassa.
Nel 2008 il processo di attuazione della tabella di marcia è giunto a metà strada. Gli sforzi congiunti hanno prodotto risultati positivi concernenti, in particolare, l'occupazione femminile, ma i progressi generali sono tuttora troppo lenti nella maggior parte dei settori.
Un maggior numero di donne si è inserito nel mercato del lavoro, il che ha reso più vicino il traguardo di Lisbona, ma l'obiettivo quantitativo (più posti di lavoro) non è coinciso con quello qualitativo (posti di lavoro migliori). Le donne lavorano tuttora a tempo parziale più degli uomini, sono in maggioranza in settori e posti di lavoro meno valorizzati, sono in media pagate meno degli uomini e occupano meno posti di responsabilità.
Passato dal 51,1% nel 1997 al 58,3% nel 2007, il tasso di occupazione femminile nell'Unione europea si avvicina attualmente all'obiettivo di Lisbona, cioè al 60% nel 2010. Esistono tuttavia notevoli divergenze tra gli Stati membri, con tassi che variano dal 36,9% al 73,2%. Lo scarto medio tra i tassi di occupazione delle donne e quelli degli uomini si sta riducendo: 17,1 punti percentuali nel 2000, 14,2 punti percentuali nel 2007.
Peraltro, lo scarto è quasi doppio se si raffrontano i tassi di occupazione delle donne e degli uomini con figli di età inferiore a 12 anni a carico. Inoltre, il tasso di occupazione delle donne diminuisce di 12,4 punti se esse hanno bambini, mentre aumenta di 7,3 punti per gli uomini anch'essi con bambini, il che rispecchia l'ineguale ripartizione delle responsabilità parentali e l'insufficienza delle strutture per la custodia dei bambini e delle azioni di conciliazione della vita privata e della vita professionale. Senza contare che le donne sono le principali vittime di varie forme di violenza, come ha ricordato la Vicepresidente della Commissione, Margot Wallström, denunciando l’uso dello stupro come arma di guerra in varie parti del mondo.
Alla conferenza ha partecipato anche la Consigliera Nazionale di parità, Alessandra Servidori, che ha dichiarato: "Per affrontare insieme il periodo di difficoltà dovuta alla crisi economica bisogna raccogliere la sfida ed implementare le politiche attive per l'occupazione femmile, i sistemi di flessibilità e sicurezza, sopratutto per quanto riguarda le tipologie contrattuali: lavoro accessorio, contratto di inserimento, part time".
Il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, dopo avere ricordato la persistenza del divario retributivo di genere, ha sottolineato che “le politiche per le pari opportunità sono parte della risposta alla crisi economica. Abbiamo fatto progressi reali ma l'attuale rallentamento economico crea nuove sfide" ha aggiunto, osservando che la recessione "ha colpito più uomini che donne, segno che in molti settori su cui si è sentito il peso della crisi sono a predominanza maschile" e ha concluso: “Ora più che mai, abbiamo bisogno di fare il miglior uso di tutte le nostre risorse umane, sia per le donne e gli uomini”.