Commissione Regionale di Pari Opportunitā

In quest'area del sito trovi informazioni sull'istituzione attiva in Piemonte dal 1986 per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne e la diffusione di una cultura di genere. È inoltre disponibile un archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della CRPO


Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Donne straniere e maternitā

13 gennaio 2010

Più fertili e in età più giovane. Le immigrate hanno fermato il calo demografico in Italia. Ma si tratta di una tendenza duratura? I primi segnali di inversione di tendenza in alcune aree urbane. Dove le straniere affrontano problemi vecchi e nuovi.

 

 

 

 

 

 

 

Le donne immigrate e la maternità. E' un tema importante, all'interno della questione epocale dell'immigrazione, perchè si dà per scontato che il diverso comportamento riproduttivo delle donne straniere rispetto alle italiane, con un numero di figli mediamente maggiore e partoriti in età più giovane, sia il fattore che ha consentito di rallentare il calo demografico in Italia, seppure in misura ancora lontana da una vera inversione di tendenza. Nel 2008 in Italia ogni donna ha generato in media 1,4 figli recuperando più o meno il livello di fine anni ottanta, dopo un lungo declino che ha toccato il punto più basso nel 1995 con 1,18; ma tra le italiane questo numero, chiamato dai demografi tasso di fecondità, è attorno all'1,3 mentre le straniere superano i 2,4 nati per coppia.
L'impatto e le conseguenze di questi dati sulla società del futuro vengono analizzati e giudicati in modo assai diverso, ma per capire meglio le tendenze evolutive è utile guardare questi fenomeni un po' più da vicino, perchè la realtà è sempre più complessa di come appare.

E' quello che fanno alcuni studi riportati dal sito Neodemos, che si occupa appunto dello studio della popolazione. Il più recente, a cura di Marija Mamolo e Raffaele Ferrara, mette a confronto la situazione italiana e quella spagnola, considerate abbastanza simili per quantità e per andamento nel tempo dei fenomeni migratori.
In entrambi i paesi la popolazione di nazionalità straniera ha assunto ormai un peso rilevante rispetto al totale (quasi il 10% in Spagna, il 7% in Italia) e inizia a contribuire in modo evidente alla dinamica demografica interna. Si tratta di due paesi caratterizzati da bassi livelli di fecondità, che però tra il 2001 e il 2006 hanno mostrato un lieve incremento dell’indicatore che oggi risulta pari a circa 1,4 figli per donna. L’aumento della fecondità nel periodo 2001-2006, in termini assoluti, è risultato più ampio in Spagna che in Italia (rispettivamente 138 e 91 figli per 1000 donne): l'apporto delle donne straniere è molto simile (rispettivamente 48 e 43 figli per 1000 donne) mentre la differenza globale a favore della Spagna è dovuta alla ripresa della natalità tra le autoctone, che in Italia è molto più debole.
Le donne immigrate frenano nettamente anche l’invecchiamento della fecondità, poichè partoriscono di solito sotto i 30 anni, mentre tra quelle locali l'età media continua a crescere ben oltre questa soglia. A livello territoriale, l’apporto delle straniere è più marcato nelle aree economicamente più forti e dinamiche dell’Italia settentrionale e del Nord-Est della Spagna, ed è poco rilevante nel Sud dell'Italia e nella Spagna Occidentale, zone in cui peraltro la presenza di immigrati è nettamente minore.

Proprio queste differenze geografiche suggeriscono però una lettura del fenomeno meno univoca. In particolare, il condizionamento del contesto di vita e il livello di inserimento degli immigrati nelle singole realtà locali sembra influenzare le scelte riproduttive delle donne straniere: a una maggiore integrazione, corrisponde una diminuzione della fecondità, che è più netta e veloce in alcune comunità (soprattutto quelle dell'Est europeo) e nelle aree metropolitane dove scende al di sotto della soglia del ricambio generazionale, sia pure con alcune eccezioni fra cui Torino.

A proposito della realtà piemontese, oggetto di uno studio specifico condotto da Mauro Reginato per l'Osservatorio Immigrazione Piemonte, va rilevato come nel 2008 le nascite dovute alle donne straniere sono quasi un quarto del totale e sono triplicate in otto anni; il loro tasso di fecondità (2,20) è quasi il doppio di quello delle italiane (1,14), una differenza notevole, anche se un po’ attenuata rispetto al 2004, per effetto di progressivi (seppur piccoli) movimenti di incremento per le italiane e di decremento per le straniere.
Anche in Piemonte, le madri italiane sono mediamente di quattro anni più anziane e hanno il primo figlio a quasi 32 anni, contro i 27,3 anni delle straniere. Il divario è molto evidente nelle fasce di età al di sotto dei 24 anni, mentre dopo i 30 anni i comportamenti riproduttivi dei due insiemi tendono ad assomigliarsi. Tutto questo senza dimenticare che le straniere non sono un gruppo omogeneo, appartengono a oltre 170 nazionalità con rilevanti differenze di tradizione e di cultura: ad esempio, tra le due comunità più importanti, la marocchina ha un tasso di fecondità del 3,63 dovuto soprattutto alle molte nascite in età avanzata, mentre quella rumena ha il 2,56 con una forte concentrazione dei parti tra i 20 e i 22 anni.

Punto di osservazione privilegiato per capire comportamenti e problemi delle cittadine straniere è l'Ospedale S. Anna di Torino, realtà all'avanguardia nel campo della salute sessuale e riproduttiva e soprattutto l'ospedale con il maggior numero di parti e aborti in Europa.
Una relazione sull'argomento presentata in dicembre al secondo congresso della Federazione italiana di Ostetricia e Ginecologia, conferma anche tra le pazienti del S. Anna le differenze nel tasso di natalità e nell'età del parto (circa tre anni in meno per le straniere).
Ma i dati che fanno più riflettere sono altri. Nel 2008 le donne immigrate che si sono rivolte al Sant’Anna lo hanno fatto più per interrompere gravidanze già in corso che per far nascere i propri bambini. In particolare tra le donne dell'America Latina si contano 211 parti e 248 aborti. Donne soprattutto peruviane, spesso molto giovani e abbandonate dai partner, che non conoscono o non praticano nessun mezzo di controllo delle nascite.
E come risultano carenti le misure preventive della gravidanza è anche evidente che le donne immigrate si rivolgono tardi alle strutture sanitarie quando sono incinte e avviano molto tardi i controlli di routine. Per questo sono in forte aumento patologie legate a gravidanza e malnutrizione come l’anemia, si verificano più spesso parti prematuri, nascono bimbi sottopeso e cresce il tasso di mortalità infantile. Inoltre ricompaiono alcuni tipi di patologie della gravidanza, ormai quasi completamente debellate nella nostra società, malattie infettive come la tubercolosi e le malattie sessualmente trasmissibili. Altri dati su cui meditare, quando si decidono le politiche nei confronti dell'immigrazione: perchè se è difficile ipotizzare che le donne straniere possano “sostituire” dal punto di vista demografico quelle italiane, è però certo che sono e saranno una presenza sempre più significativa nella nostra società multietnica.