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Donne, non lasciatevi mandare in fumo

24 giugno 2010

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La Giornata Mondiale senza tabacco punta il dito sul marketing rivolto specificamente alle donne e alle ragazze, target privilegiato dei prossimi decenni. E invita i governi a vietare la pubblicità delle sigarette e a fare campagne educative per sfatare i falsi miti che associano il fumo alla libertà e all’emancipazione della donna.

 

 

"Sebbene meno di una donna su dieci fumi, questo dato indica una stima di circa 200 milioni di donne fumatrici nel mondo. Ma questo numero potrebbe aumentare, dato che l’industria del tabacco sta investendo pesantemente in pubblicità che hanno come obiettivo le donne e associano l’uso del tabacco alla bellezza e all’emancipazione”. Così il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, inizia il suo messaggio in occasione dell’edizione 2010 della Giornata mondiale senza tabacco, celebrata dall’OMS-Organizzazione Mondiale della Salute il 31 maggio, e dedicata al tema Genere e tabacco. Le strategie di marketing rivolte alle donne.

Le donne costituiscono circa il 20% di oltre un miliardo di fumatori nel mondo, ma questa cifra è destinata ad aumentare. La prevalenza dei fumatori maschi ha già raggiunto un picco, mentre la prevalenza di fumatrici tra le donne è in crescita, soprattutto tra le giovani.
Il rapporto 2009 dell’OMS Donne e Salute, basato sui dati provenienti da 151 paesi, mostra che circa il 7% delle ragazze adolescenti fuma sigarette rispetto al 12% dei coetanei maschi. In alcuni paesi il numero di ragazze fumatrici è quasi pari a quello dei ragazzi, e questo avviene soprattutto nelle fasce ad alto reddito, e si estende con il miglioramento delle condizioni economiche.
In Italia, secondo il Libro Verde sulla salute della Donna, curato da O.N.Da - Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, la diffusione del fumo si è triplicata in un decennio.
La recente indagine Iss-Doxa sul fumo in Italia quantifica i fumatori in oltre 11 milioni, pari al 21,7% delle persone sopra i 15 anni: sono il 23,9% degli uomini (5,9 milioni) e il 19,7% delle donne (5,2 milioni).

Le donne rappresentano dunque un target importante per l’industria del tabacco, che punta soprattutto sulle più giovani per mantenere gli attuali livelli di consumo, erosi dalla mortalità, dall’educazione alla salute e dalle campagne anti-fumo.
Fin dal secolo passato, le strategie di marketing si sono concentrate su campagne specifiche per genere, cultura e popolazione, e si sono evolute, utilizzando temi diversi ogni decennio che riflettevano la visione culturale e politica di genere del momento. In comune alle diverse epoche, sono rimasti gli stereotipi maschili e femminili associati al fumo: i valori della forza, della libertà e della robustezza per rappresentare l'immagine mascolina e quelli dell’indipendenza, del glamour, dell’attrattiva sessuale per le donne. Per diversi decenni, le multinazionali del tabacco hanno venduto i propri prodotti sfruttando il bisogno delle donne di libertà e di indipendenza e facendo leva su temi come l'immagine del corpo e la moda. Tutto ciò in aperto contrasto con l’evidenza scientifica dei fatti. In realtà, il fumo, anzichè aumentare il fascino della donna, provoca seri danni non soltanto alla salute, ma anche alla bellezza e alla femminilità: le rughe compaiono più velocemente, le dita e i denti ingialliscono, i capelli perdono vitalità e lucentezza. Nelle donne in gravidanza, il fumo nuoce gravemente al nascituro, aumenta il rischio d'aborto o di parto prematuro, moltiplica il pericolo di morte improvvisa del lattante e l’esposizione futura al rischio di tumore.
A livello globale, il fumo provoca circa il 71% dei tumori al polmone, il 42% delle malattie respiratorie croniche e quasi il 10% delle malattie cardiovascolari.
In generale il fumo è responsabile del 12% delle morti maschili e del 6% delle morti femminili nel mondo. Ma senza azioni per ridurre il tabagismo femminile, i decessi tra le donne di 20 anni e oltre passeranno da 1,5 milioni nel 2004 a 2,5 milioni nel 2030, e quasi il 75% di questi decessi si verificherà nei Paesi a basso e medio reddito.

Per questo la Giornata Mondiale senza Tabacco 2010 si è focalizzata sul marketing del tabacco rivolto alle donne, ma anche su quello diretto ai ragazzi. In un rapporto del 2007 su Sesso e controllo del tabacco, l’OMS dichiarava: "Misure di controllo generiche potrebbero non avere la stessa efficacia rispetto ai due sessi…E’ necessario che le misure di controllo del tabacco includano una prospettiva di genere... E’ quindi importante che le politiche di controllo del tabacco riconoscano e prendano in considerazione le differenze di genere, al fine di ridurre l’uso del tabacco e migliorare la salute di uomini e donne di tutto il mondo".
La Giornata ha richiamato la necessità per i quasi 170 aderenti alla Convenzione quadro internazionale per il controllo del tabacco dell'OMS (FCTC) di vietare ogni forma di pubblicità di questi prodotti, la loro promozione e sponsorizzazione. La Convenzione, inoltre, esorta i governi a proteggere le donne dal fumo passivo, specialmente in quei Paesi dove le donne non hanno la forza per difendere se stesse e i loro figli. Come dimostrano i dati dell’OMS, delle 430 mila persone che muoiono ogni anno per fumo passivo, circa due terzi sono donne. E la Direttora Generale dell’OMS, Margaret Chan non perde occasione per ricordare che “la protezione e la promozione della salute delle donne è essenziale per la salute e lo sviluppo non solo dei cittadini di oggi ma anche per quelli delle generazioni future".

Fumo e salute delle donne, a cura del Centro Nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie
Lo speciale Il fumo e le donne sul sito del Ministero della Salute
La sezione sul fumo nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità
Il sito della Giornata Mondiale 2010 (in inglese)