Commissione Regionale di Pari Opportunitą

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Consigliera di Paritą Regionale

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Donne migranti, pił integrate e pił discriminate

18 dicembre 2009

Il rapporto della Fondazione Ismu descrive la realtà delle migrazioni in Italia e in Europa, e indaga i rapporti degli immigrati con la nostra società. Le donne si integrano meglio, nonostante il gap salariale, la maggiore precarietà, le difficoltà di socializzazione delle ragazze.
 

 

 

 

Da ormai quindici anni il Rapporto sulle migrazioni della Fondazione Ismu rappresenta un utile e puntuale strumento per conoscere e approfondire i diversi aspetti della realtà migratoria italiana e internazionale.
L’ultima edizione, presentata nei giorni scorsi, analizza, come di consueto, alcuni ambiti di particolare rilievo quali il lavoro, la scuola, la situazione abitativa, la sanità, in riferimento a una popolazione che, agli inizi del 2009, raggiunge quasi 5 milioni di presenze.

Per la precisione, al 1° gennaio i cittadini stranieri in regola toccano quota 4,8 milioni: mezzo milione in più rispetto al 2008, quasi il quadruplo di dieci anni fa. Sono invece in calo gli irregolari, 422mila stimati nel 2009, 229.000 in meno sul 2008 anche se rimangono sempre 100.000 più di due anni fa: è l'effetto del decreto sui flussi del 2007, ma anche di una diminuzione dei nuovi arrivi, che sta modificando le tendenze a livello europeo: “La crisi – ha spiegato uno dei curatori del rapporto, il sociologo Vincenzo Cesareo - ha rallentato i movimenti migratori verso i Paesi dell’Unione Europea in seguito ai cambiamenti dei mercati del lavoro nei diversi contesti nazionali. Si registrano infatti una minore richiesta di manodopera da parte delle aziende, minori opportunità di lavoro e politiche migratorie indirizzate verso una maggiore chiusura e a incentivare il rimpatrio”.

Nonostante l’esplosione della crisi economica, però, mentre l’occupazione italiana ha perso su base annua 426mila unità, quella straniera ne guadagna 222mila, raggiungendo quota 1.741.000 lavoratori dipendenti al 31 marzo 2009. E' una conferma che la manodopera immigrata occupa segmenti di mercato del lavoro diversi da quelli degli italiani. Le donne sono 712.000, circa il 40% degli occupati stranieri. Un dato comune a tutte le nazionalità è la connotazione di genere del part-time: 4 donne straniere su 10 hanno un impiego a tempo parziale, più del doppio dei maschi. La ricerca dimostra come i redditi degli immigrati aumentano con l’accrescersi degli anni di presenza in Italia, ma in percentuale molto inferiore per le donne: il gap salariale non risparmia certo le straniere, e ostacola fortemente i loro percorsi di autonomia.
Tra i migranti cresce però anche la disoccupazione, che si attesta al 10,5% (+1% sul 2008 e + 2,6% rispetto alla media nazionale) con un'equa distribuzione tra i due sessi. Aumentano gli imprenditori: sono extracomunitari oltre il 7% dei titolari di ditte individuali, sia maschili che femminili. E l'impatto dell'immigrazione sulla finanza pubblica continua ad essere positivo, in particolare sul sistema previdenziale, poichè a fonte di imposte e contributi pagati, anche se in misura minore degli italiani, usufruiscono di prestazioni sociali molto inferiori.
La nazionalità più rappresentata resta quella romena con 968mila presenze (21% del totale), seguita dall'albanese e dalla marocchina (538mila e 497mila). I musulmani sono 1,2 milioni, un quarto del totale, a fronte di 860mila cattolici e di oltre un milione di cristiani di altre confessioni (in prevalenza ortodossi).

Aumentano le cosiddette seconde generazioni. Nell'anno scolastico 2007/2008 si contano 200mila studenti senza cittadinanza italiana, ma nati in Italia. I minori residenti nel nostro Paese sono passati dai 284mila del 2001 agli 854mila del 2009 per l'effetto congiunto di nuovi arrivi dall’estero e delle crescenti nascite in Italia.
Sale anche il numero degli immigrati in carcere: a metà 2009 su 63.981 detenuti 23.696 sono stranieri, quasi un terzo, mentre a fine dicembre 2008 erano 21.562 (su 58.127). Secondo l'Ismu, la devianza aumenta nelle realtà territoriali dove gli immigrati hanno bassi redditi e vengono impiegati come manodopera non qualificata e irregolare, oltre che in presenza di organizzazioni criminali straniere fortemente strutturate.
Accanto al fenomeno migratorio internazionale, si registra il persistere della migrazione interna, che rappresenta una peculiarità italiana: nel solo 2008 ben 122.000 residenti nel Mezzogiorno si sono spostati nelle regioni centro-settentrionali per cercare lavoro, con un primato della Campania (25.000 emigrati).

Nel rapporto è contenuta anche un'indagine specifica sul grado di integrazione, svolta attraverso interviste a oltre 12mila immigrati e finalizzata a costruire un indice che misura il livello di inserimento nella società italiana. In questa graduatoria, con scala da uno a cento, le donne hanno circa quattro punti di vantaggio sugli uomini.
Il profilo della maggiore integrazione è quello della donna coniugata (specie se con italiani) e con figli; con un'istruzione elevata e redditi relativamente buoni; è in Italia da molto tempo (in buona parte da oltre 15 anni), vive con i propri familiari in autonomia abitativa e mantiene pochi legami di relazioni e di aiuto economico (rimesse) con il Paese d'origine. Il profilo del meno integrato è invece più declinato al maschile: si tratta di immigrati che hanno minori vincoli familiari, un reddito abbastanza contenuto, un livello d'istruzione relativamente modesto, un'anzianità migratoria bassa e condividono l'abitazione con altri soggetti (parenti o amici). Il maggiore livello di integrazione si registra nella provincia di Trento, seguita da Modena, Ravenna, Campobasso, e al quinto posto Torino.
Osservazioni importanti riguardano l’integrazione dei ragazzi di seconda generazione che appare fortemente differenziata per genere: solo il 7% delle preadolescenti giunte da poco in Italia frequenta i coetanei italiani al di fuori dalla scuola, contro il 22% dei maschi. Ad allenarsi in una squadra sportiva è meno di una ragazza su tre, contro il 45% dei coetanei maschi. L’istruzione dei genitori influisce fortemente sulla socializzazione dei minori e in particolare delle femmine: tra le figlie di genitori non istruiti solo il 23% frequenta abitualmente al di fuori dell’orario scolastico gli amici italiani o stranieri, contro il 54% delle coetanee i cui genitori hanno conseguito un titolo di studio elevato.

Nel corso del convegno di presentazione sono state assegnate due targhe al merito, una all’imprenditrice moldava Iryna Viconan, l’altra all’associazione Nigerian Women Association operante in Veneto dal 2004, per il suo impegno nella lotta alla prostituzione.