26 maggio 2008
Uno studio dell’Osservatorio di Pavia mostra le analogie tra presenza femminile nelle trasmissioni della Rai e percentuale di elette. Lo spazio per le donne in tv è stato un decimo di quello degli uomini.
L’Osservatorio di Pavia, che dal 1994 effettua il monitoraggio delle trasmissioni del servizio radiotelevisivo pubblico, in particolare dal punto di vista della presenza quantitativa e qualitativa delle forze e delle espressioni politiche, ha analizzato la recente campagna elettorale italiana dal punto di vista del genere.
Lo studio, curato da Monia Azzalini e intitolato Visibilità femminile nei programmi Rai nella Campagna elettorale 2008, evidenzia l’omogeneità tra i risultati delle elezioni in termini di rappresentanza femminile e il tempo dedicato dalla televisione alle donne durante la campagna elettorale.
Le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 hanno segnato un aumento della rappresentanza politica femminile di 4 punti percentuali al Senato, che nella nuova legislatura passa dal 14% al 18%, e di 3,7 alla Camera, che passa dal 17,1% al 20,8%; se si calcola la rappresentanza femminile complessiva, sul totale di 322 senatori e 630 deputati, le donne costituiscono il 19,9% dei 952 parlamentari italiani.
La campagna elettorale in televisione evidenzia un analogo incremento: rispetto alle precedenti elezioni la presenza femminile nelle reti Rai registra una crescita di 3,7 punti percentuali, passando dal 7,4% del 2006 all’11,1%, una percentuale che rimane comunque al di sotto dell’attuale rappresentanza parlamentare.
La percentuale del tempo occupato da donne candidate è abbastanza omogenea tra le tre reti televisive pubbliche, a differenza del passato, in cui primeggiava Rai Tre, e questo significa un’informazione meno squilibrata anche nelle reti a maggiore ascolto.
Inoltre, la presenza femminile è sensibilmente aumentata nei programmi di approfondimento informativo come Porta a porta o Ballarò, tradizionalmente poco aperti alle donne.
Tra gli schieramenti politici, tuttavia, la maggiore presenza femminile si concentra in forze che non hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare, come la Sinistra l’Arcobaleno oppure la Destra, quest’ultima nettamente al primo posto in virtù del fatto di presentare una donna come candidata premier. E’ infatti Daniela Santanché la donna che ha avuto maggiore tempo di parola, quasi due ore, circa come il decimo della classifica maschile (dove i primi due, ovviamente Berlusconi e Veltroni, superano le sei ore).
Infine, lo spazio dato alle donne resta deficitario nei notiziari, telegiornali e rubriche connesse, dove si ferma al 3,5. Non è un dato sorprendente né nuovo, ma la conferma dei risultati di analoghe ricerche. Uno studio del 2007, sempre dell’Osservatorio di Pavia, sull’informazione locale evidenziava come a una buona visibilità raggiunta dalle giornaliste corrisponde una clamorosa sottorappresentanza femminile tra i soggetti dell’informazione, cioè le persone di cui si parla, o a cui si dà la parola in qualità di esperti: le donne sono in netta minoranza rispetto agli uomini, hanno visibilità mediatica soltanto se coinvolte direttamente nelle notizie e raramente sono interpellate quali esperte della materia affrontata, e inoltre vengono rappresentate ancora per lo più in base a stereotipi – mancanza di ambizione, irrazionalità, fragilità, dipendenza e così via – che fanno torto alla complessità e alla ricchezza della presenza delle donne nella nostra società contemporanea.
Sembrano dunque ancora lontani da raggiungere gli obiettivi enunciati nel 1995 dalla Conferenza Mondiale delle donne a Pechino: Accrescere il numero e l’importanza delle donne nel mondo dell’informazione e promuovere un’immagine femminile equilibrata e non stereotipata nelle rappresentazioni dei mass media.
Lo studio dell’Osservatorio di Pavia (PDF, 296 KB)
Uno studio del 2007 sulla rappresentazione e la rappresentanza femminile nei telegiornali locali