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Donne dalla rivendicazione alla responsabilitā politica

01 luglio 2010

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Di fronte all’immagine offensiva e lesiva dei diritti che emerge dai mezzi di comunicazione, un gruppo di donne, tra cui nomi noti del mondo del mondo del cinema e del giornalismo, lancia il movimento Di Nuovo con l’obiettivo di creare una rete elastica per aprire un dibattito su intendono oggi, le donne, per libertà.

 

“La libertà di cui certamente godiamo più delle generazioni che ci hanno preceduto ci ha reso veramente libere”. Con queste parole, guardando dritto in camera, Cristina Comencini conclude lo spot di presentazione del suo ultimo lavoro, Libere, atto unico per la regia della sorella Francesca, in cui le attrici Lunetta Savino e Isabella Ragonese, due diverse generazioni, si confrontano sul femminismo per capire che cosa non ha funzionato. Lo spettacolo, in scena il 2 luglio all’Accademia della Danza di Roma, è anche l’occasione per lanciare, a livello nazionale, la campagna di adesioni al documento Di nuovo.

Si tratta di una sorta di appello-manifesto lanciato da un gruppo di donne diverse per età, professione e opzione politica, che fanno parte di quel vasto movimento di opinione femminile indignato e a disagio sia per fatti, rappresentazioni e discorsi fortemente lesivi della dignità delle donne ultimamente accaduti in Italia, sia per l’acquiescente indifferenza con cui sono stati accolti da gran parte del Paese.
Donne che vogliono capire come e perché, nel corso degli anni, si sia venuto imponendo, nell’insieme dei mezzi di comunicazione e di intrattenimento, e senza provocare un’adeguata reazione, “una immagine del femminile che, spacciata per spregiudicata e libera, offende elementari principi di rispetto e buon gusto e nasconde la crescita professionale civile e culturale delle donne italiane”.

La situazione, in verità, è complicata e difficile da giudicare. Da una parte, infatti, è tramontata l’idea di naturale subordinazione delle donne: “le nostre società occidentali si sono ormai organizzate sul presupposto dell’uguaglianza dei sessi”. Inoltre, “la coscienza di che hanno di sé le giovani e meno giovani donne italiane, non è più quella di vittime, deboli e indifese”. Il problema, però – si legge nel manifesto Di nuovo – è che “la mutata coscienza delle donne non è in grado di controllare né le condizioni della loro esistenza e riproduzione, né i modi con cui vengono rappresentati nei media e nelle istituzioni; e neppure ci si prova veramente”.
Questo perché i movimenti di emancipazione e liberazione femminili hanno portato alla conquista di ampi diritti di cittadinanza, ma si sono bloccati nel passaggio all’esercizio pieno della decisione politica, lasciandone ancora una volta la responsabilità nelle sole mani degli uomini.

E se la forza femminile è sempre più consapevole, è altrettanto vero che, priva di una adeguata proiezione pubblica rischia di riprodurre il cliché del matriarcalismo della tradizione familiare italiana, aggravato e stravolto dalla crisi dell’istituto familiare. Una situazione contraddittoria, avvalorata da alcuni dati riportati nel documento. In Italia, la percentuale delle donne occupate nel 2009 è stata pari al 46,8%, contro il 58,6% europeo, le donne tra gli studenti di terzo livello (universitario) sono il 57,2% (contro il 55, 2% europeo) e il tasso di crescita del PIL nel 2008 a quota -2,1%, mentre in Europa ha raggiunto lo 0,3%.
“Istruite e capaci come le Europee, occupate a percentuali da paese arretrato, le donne italiane hanno pagato in prima persona la stagnazione economica e politica degli ultimi decenni. Lo spreco sociale che la loro esclusione comporta è una questione nazionale di primaria importanza”.

Partendo da questi presupposti di certo non consolanti, le donne di Di nuovo intendono “creare una rete, elastica ed informale, di collegamento tra le mille realtà associative, piccoli gruppi, donne singole che avvertono come noi l’insostenibilità dello stato di cose presenti e mirano a spezzare i quadri bloccati della democrazia italiana”. Per “passare dalla rivendicazione di diritti per le donne alla prova dell’esercizio della responsabilità politica”.

Una riflessione che vuole chiamare in causa sia uomini sia donne, per “aprire un dibattito ampio, che abbia effetti concreti ad esempio sui media, su che cosa intendiamo per libertà. Se crediamo che l’aprirsi alla libertà delle donne introduca qualcosa di inedito nella storia della libertà oppure sia solo la semplice estensione delle concezioni esistenti”.
Si torna al punto di partenza, alla domanda che Cristina Comencini si pone in conclusione dello spot di lancio del suo lavoro. Dopo aver però ricordato che “in Italia il tasso di lavoro femminile è il più basso d’Europa. Le donne vengono pagate, a parità di mansioni e preparazione, meno degli uomini. La tv pubblica italiana espone il corpo delle donne come non accade in nessun altro Paese europeo. Le donne non hanno nessun aiuto per scegliere di avere un bambino; nessun Governo italiano ha mai fatto una politica per le donne”. Nonostante tutte le lotte vinte, sembra di essere tornate indietro, da un certo punto di vista.
Forse è il caso di porsi ancora qualche domanda, spingendosi oltre il femminismo.

È possibile sottoscrivere il documento Di Nuovo inviando una mail all’indirizzo adesionedinuovo@tiscali.it con nome e cognome.

Il documento (PDF, 159 KB)
Lo spot, dal sito di Repubblica
Femminismo, libertà, escort. Unite per dare voce alle donne, pubblicato su Repubblica il 29 giugno 2010
“Di Nuovo”, le italiane libere veramente, dal blog DONnet sul sito de La Stampa