
Le nuove forme della segregazione di genere nella scuola, in una ricerca sui paesi europei. Ragazze più brave, maschi più a rischio di abbandono, ma la scelta dei corsi obbedisce ai ruoli tradizionali. Gli insegnanti sono soprattutto donne, i dirigenti (ovviamente) uomini. Le politiche di parità ci sono ma non funzionano.
Disparità di genere e persistenza di ruoli tradizionali sono ancora ben presenti nei sistemi educativi europei, nonostante le politiche di contrasto messe in atto da quasi tutti i paesi, e condizionano sia il rendimento scolastico sia la scelta dei corsi di studio e delle professioni, in modo tale da incidere negativamente sulla crescita economica e sullo stato sociale.
Lo afferma una ricerca pubblicata dalla Commissione europea dal titolo Gender Differencies in Educational Outcomes: Study on the Measures Taken and the Current Situation in Europe che sarà disponibile nella versione italiana alla fine del 2010.
Come base dello studio sono stati utilizzati i dati raccolti da Eurydice, rete informativa sulle politiche educative istituita dalla Commissione nel 1980, che analizzano i sistemi di 29 paesi, ovvero i 27 Stati membri dell’Unione (ad eccezione della Bulgaria) più Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
I risultati sono stati così sintetizzati dal Commissario europeo responsabile per l'istruzione, Androulla Vassiliou: "La correlazione tra genere e risultato educativo è mutata notevolmente nell'ultimo cinquantennio ed ora le differenze acquistano forme più complesse. Il personale scolastico è costituito principalmente da donne, ma i sistemi educativi sono gestiti da uomini. La maggioranza dei laureati sono donne, mentre il fenomeno della dispersione scolastica interessa per lo più i ragazzi".
La ricerca ripercorre le politiche scolastiche adottate dai paesi europei nei diversi gradi dell’istruzione e le modalità con cui affrontano le diseguaglianze tra i sessi, mettendo in luce alcuni nodi cruciali del sistema.
A partire dagli anni ’70, in molti stati vengono attuate politiche in materia di uguaglianza di genere nel campo dell'istruzione, volte a sradicare la suddivisione dei ruoli ereditata dal passato, ma anche a incrementare il numero delle donne negli organi decisionali, a contrastare i modelli di apprendimento e avviamento professionale legati al genere, a far emergere e combattere le molestie sessuali.
Ciò nonostante, secondo lo studio, le scuole europee "oggi sono ancora lontane dallo sfruttare tutti i mezzi potenzialmente disponibili per sradicare i ruoli tradizionalmente legati ai generi", e di conseguenza il futuro professionale (e privato) dei ragazzi e delle ragazze è ancora fortemente influenzato dalla suddivisione tradizionale dei ruoli.
Il dato più eclatante per quanto riguarda gli esiti dei percorsi formativi è che, a parità di condizioni socioeconomiche, le ragazze europee raggiungono di solito livelli di istruzione più elevati e ottengono un punteggio maggiore negli esami di diploma rispetto ai ragazzi, mentre questi ultimi hanno maggiori probabilità di lasciare la scuola o di ripetere l’anno.
Le donne rappresentano la maggioranza degli studenti e dei laureati in quasi tutti i paesi e sono particolarmente presenti nel mondo dell’istruzione, della sanità, del welfare e negli ambiti umanistico e artistico, mentre gli uomini sono tuttora fortemente maggioritari nell’ingegneria, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.
Itest valutativi PISA, somministrati a quindicenni, confermano la propensione alla lettura delle ragazze fin dall’età adolescenziale, sottolineando inoltre un utilizzo più frequente delle biblioteche, una maggiore apertura ai diversi generi letterari e un amore per la narrativa molto più raro nei loro coetanei, interessati soprattutto a fumetto e cronaca. Viceversa, le ragazze manifestano difficoltà con la matematica e in metà dei paesi europei, Italia inclusa, corrono un alto rischio di analfabetismo matematico di ritorno.
Lo studio ha però messo in luce che pochi paesi considerano i risultati inferiori alle aspettative dei ragazzi come una priorità, mentre solo alcuni hanno attuato programmi specifici per migliorare le capacità di lettura dei maschi e i risultati delle ragazze nelle materie scientifiche. I ricercatori evidenziano anche che all'interno dell'Unione sono rare le iniziative governative avviate per informare i genitori sulle questioni legate all'uguaglianza di genere e per coinvolgerli maggiormente nella promozione di questa tematica.
Nel nostro paese appaiono più forti i condizionamenti di genere nella scelta dei corsi d’istruzione secondaria: le ragazze sono sovrarappresentate negli indirizzi socio-pedagogici (85%) e artistici (67%), mentre risultano minoritarie negli istituti tecnici (44%).
In mancanza di un orientamento professionale adeguato, entrambi i sessi scelgono in prevalenza facoltà e carriere che ricalcano i ruoli tradizionali, dando origine ad una segregazione di tipo orizzontale.
In generale, azioni di orientamento sensibili alle tematiche di genere sono messe in atto in numerosi stati, ma si rivolgono per lo più alle sole ragazze, per avviarle alle professioni tecniche e scientifiche, e molto meno ai maschi, per conoscere e amare i settori di cura.
La rettifica di tale tendenza costituisce la prima priorità evidenziata dallo studio in questione: senza coinvolgere entrambi i generi, difficilmente si potrà cambiare la situazione.
La ricerca prende in esame anche il linguaggio e i contenuti dei libri di testo e dei materiali educativi, che influenzano fortemente lo sviluppo delle identità di genere in età scolare. Anche qui dominano gli stereotipi, soprattutto nella rappresentazione maschile e femminile delle professioni.
Un altro punto cruciale dell’istruzione europea è la netta femminilizzazione della professione docente, eppure pochissimi stati hanno adottato iniziative concrete per attrarre personale di sesso maschile. In un solo caso (Paesi Bassi), per rendere più appetibile la professione, lo Stato è intervenuto incrementando i salari e le possibilità di carriera per l’intera categoria.
In Italia la femminilizzazione del settore è particolarmente evidente: il 95,3% di insegnanti nella scuola elementare, il 75,8% nelle medie inferiori e il 61,2% nelle superiori è costituito da donne.
D’altra parte, la proporzione delle donne tra il personale didattico nell’istruzione superiore cala progressivamente con l’ascesa nella piramide accademica. E nella scuola italiana si registra una tra le più basse percentuali europee di dirigenze scolastiche femminili.
Stessa situazione si verifica per le docenze universitarie. Nonostante un numero maggiore di laureate e un punteggio mediamente più elevato, le donne sono sottorappresentate nello staff accademico. Si tratta di una segregazione verticale comune a gran parte dei paesi europei, che vede l’Italia in posizione fortemente arretrata, con un 35% di presenze femminili. Agli scalini più alti della progressione di carriera corrisponde un decremento del valore percentuale.
Tuttavia, soltanto un terzo dei paesi esaminati ha attuato politiche concrete per affrontare questo problema di segregazione verticale.
A conclusione della ricerca si individuano le priorità necessarie a promuovere l’effettiva uguaglianza di genere nei percorsi formativo-educativi: rimuovere gli stereotipi sessisti e la rigidità dei ruoli, arrestare molestie e violenze sessuali in ambito scolastico, ottenere un significativo apporto femminile alle decisioni, superare i modelli relativi ai risultati educativi in funzione del sesso, coinvolgere i genitori nella promozione della parità di genere, educare il personale docente, ridurre la femminilizzazione della categoria, promuovere politiche atte a ridurre la segregazione orizzontale e verticale.