Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

Area dedicata alla Consigliera di Parità, una figura importante a tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Opera in Piemonte attraverso una rete di Consigliere a livello regionale e provinciale. È disponibile un'archivio di notizie e contenuti relativi all'attività della Consigliera.






Come le donne attraversano la crisi

07 gennaio 2010

 

 

Meno colpite dalla recessione, ma più precarie degli uomini. I dati Istat e la sintesi della Consigliera Nazionale di Parità concordano: le donne hano bisogno di una buona dose di tenacia per entrare e rimanere nel mercato del lavoro.

Un ulteriore forte calo dell'occupazione, pari a oltre mezzo milione di unità, che colpisce per due terzi gli uomini e per un terzo le donne, ad eccezione di quelle straniere, è distribuito in tutto il paese e si accompagna a un aumento dell'inattività che riguarda soprattutto le donne del Mezzogiorno, mentre il totale dei disoccupati supera in ottobre la soglia dei due milioni con un tasso oltre l'8%, mantenendo circa due punti percentuali di divario di genere.
Sono i dati più eclatanti tra quelli forniti dall'Istat, che ogni tre mesi rende noti gli esiti della rilevazione campionaria sulle forze lavoro, e che dal 1 dicembre 2009 ha iniziato anche la pubblicazione delle stime dei principali indicatori nazionali del mercato del lavoro con cadenza mensile.

Nel terzo trimestre del 2009 si sono avuti in Italia 508.000 occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, dei quali 158.000 sono donne: questo dato è un saldo tra le perdite registrate nella manodopera italiana, che sono vicine a quota 600.000, e l'incremento dell'occupazione degli stranieri, che cresce seppure a un ritmo più blando che in precedenza, e riguarda in misura più rilevante le donne (+58.000 unità) prevalentemente nel settore dell'assistenza familiare e comunque in aree del mercato del lavoro più deboli.
Il risultato complessivo è frutto della caduta dell'occupazione autonoma (- 178.000 posti, il 3%), dei dipendenti a termine e dei collaboratori (in tutto 220.000 in meno), cui si aggiunge una significativa flessione dei dipendenti a tempo indeterminato (-110.000, quasi l’1%). Rispetto al secondo trimestre, si tratta di un ulteriore 0,5% in meno, depurato dai fattori stagionali.
Il calo dell'occupazione si è concentrato nel settore industriale (-386.000 posti, più del 6%) ma anche nelle costruzioni (-79 mila, pari al 4%) e in misura più contenuta nel terziario (-97 mila unità pari allo 0,6%). Un apporto significativo a queste perdite viene dalle
70 mila imprese medie e piccole che, considerando tutti i settori economici, hanno dovuto chiudere a causa della crisi nell'ultimo anno, generando secondo le stime della Confesercenti, la diminuzione di quasi 220 mila tra dipendenti, titolari e coadiuvanti, non tutti coperti, come invece le imprese maggiori, da un'efficace ombrello di ammortizzatori sociali.
Guardando invece all'aggregato nazionale della disoccupazione, il tasso maschile è cresciuto su base annua più di quello femminile (+1,6% contro 0,7%). Tuttavia i dati di ottobre mostrano una parziale inversione di tendenza: i disoccupati superano la soglia dei due milioni, per la prima volta dal 2004, e il tasso globale quella dell'8%, con
un maggiore aumento tra le donne nell'ultimo mese. Considerando l'anno della crisi, da ottobre 2008 a ottobre 2009, si può confermare che l'impatto sull'occupazione femminile è stato più contenuto, ma è legittimo il timore che si manifesti più a lungo nel tempo, anche in una fase di ripresa peraltro ancora appena abbozzata, e lo scarto nell’incidenza nel tasso di disoccupazione a svantaggio delle donne rimane abbondantemente superiore ai due punti. Oltre a questo, va considerato il differenziale di genere nel tasso di attività, che fa la differenza, dato che le donne al di fuori del mercato del lavoro sono il doppio degli uomini, e nel Mezzogiorno sono la maggioranza di quelle in età attiva.
 
In continuità con il trimestre precedente, la situazione del Piemonte non si distingue dal quadro nazionale, ed è in perfetta media con quello del Nord Italia.
A settembre, rispetto a un anno prima, si registra una riduzione di circa 20.000 posti di lavoro, equamente distribuita per genere, concentrata soprattutto nell’industria manifatturiera. Ad una sostanziale stabilità nel primo trimestre, in controtendenza rispetto al dato nazionale, è seguita una flessione consistente nei mesi seguenti, più accentuata tra aprile e giugno in cui si sono persi quasi 40.000 posti di lavoro, ma confermata anche nel trimestre successivo con 23.000 unità in meno.
Il tasso di occupazione scende di un punto, al 64%, e quello femminile al 55,5%, rendendo sempre più irraggiungibile l’obiettivo di Lisbona del 60% entro il 2010.
Le persone in cerca di occupazione aumentano in un anno da 97.000 alle attuali 130.000, in percentuale il triplo della media nazionale. Il tasso di disoccupazione, che all’inizio del 2007 era ancora attestato poco al di sopra del 4%, sale ora al 6,5% con un’apprezzabile attenuazione del divario di genere (quasi il 30% in meno). Nel periodo in esame, inoltre, il numero degli uomini in cerca di lavoro supera quello delle donne (66.000 unità a fronte di 63.000), mentre negli ultimi anni si riscontrava una prevalenza femminile.
La componente maschile è evidentemente penalizzata dal fatto che la crisi in tutto il paese colpisce con più forza l’industria; tuttavia, un’analisi più approfondita evidenzia che fra le donne cresce notevolmente l’area della disoccupazione potenziale, composta da persone che si dichiarano alla ricerca di lavoro ma senza svolgere effettive azioni di ricerca nell’ultimo periodo (+44%), configurando un parziale effetto di scoraggiamento, peraltro prevedibile nel contesto attuale, ma rilevabile solo marginalmente fra gli uomini. Il divario di genere, quindi, si amplia nel segmento più debole del mercato del lavoro, come dimostra il relativo tasso nell’area cosiddetta “allargata” della disoccupazione, non considerato dalle statistiche ufficiali ma utile a fini di analisi, che sale di quasi un punto in tre mesi tra le donne, toccando l’11,3% contro il 7,5% fra gli uomini.

Naturalmente questi dati possono essere letti in molti modi. Ad esempio, il confronto con gli altri paesi europei e con gli Stati Uniti d’America può indurre un certo ottimismo, come sottolineato in particolare dal Ministro del Lavoro Sacconi: il calo dell'occupazione in Italia è
minore di circa due punti rispetto alla media dei paesi sviluppati. Ma come si è detto, la situazione di partenza è ben più sfavorevole, soprattutto per le donne.

Un esame dell’andamento del lavoro femminile del 2009 è contenuto in un documento di fine anno della Consigliera nazionale di Parità, Alessandra Servidori, finalizzato a definire le priorità per il 2010.
Il testo sottolinea anche gli aspetti positivi, in particolare considerando l’insieme del biennio 2008-09 in cui l’aumento complessivo degli occupati è stato interamente dovuto alla componente femminile, salita dell’1,9%, e le donne hanno quasi raggiunto la parità nell’attivazione dei nuovi rapporti di lavoro (48%). Anche se
le donne hanno avuto prevalentemente contratti a tempo determinato (quasi il 56%), mentre in quelli stabili, peraltro in caduta verticale nel 2009, persiste un divario di genere di circa 5 punti. Le donne, pur registrando dei significativi differenziali rispetto agli uomini in alcuni settori ancora tradizionalmente maschili, tengono bene in campi come quello alberghiero, quello dell’artigianato, quello dei servizi alla persona e quello del commercio, con un contributo particolarmente positivo dei contratti di apprendistato per giovani al di sotto dei 25 anni. Si può ben dire che in questa fase le donne mostrano “una buona dose di tenacia per entrare e rimanere nel mercato del lavoro”.
Servidori conclude così la sua analisi:
“Le problematiche della occupazione femminile nel nostro Paese sono largamente imputabili ai persistenti differenziali tra Nord e Sud rispetto alla domanda di lavoro e alle reali opportunità occupazionali offerte dalle economie locali”. Pertanto, più che politiche basate su incentivi, occorre un investimento complessivo per la crescita economica soprattutto del Mezzogiorno, e un approccio di genere integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche, che secondo la Consigliera è “un approccio da tempo evocato ma sin qui mai praticato concretamente ed ora invece dominante nella strategia scelta dal Ministero del Lavoro e delle Pari opportunità”.