Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Come fare informazione sulla violenza contro le donne

06 dicembre 2008

Un decalogo della Federazione Internazionale dei Giornalisti rilanciato dalla Federazione della Stampa Italiana chiede attenzione, professionalità e rispetto per informare senza pregiudizi e distorsioni su un fenomeno ancora trattato poco e male dai media in tutto il mondo. Image

Ci sono donne che subiscono violenza due volte. Non solo tra le mura di casa, sul luogo di lavoro, in realtà estreme di guerra ed emarginazione; ma anche attraverso il racconto che se ne fa sui mezzi di informazione, quando questi non sanno utilizzare sensibilità e rispetto privilegiando elementi forti e d'impatto sul pubblico.

La Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana rilancia nei confronti di tutti gli operatori dell’informazione le Raccomandazioni elaborate dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti - IFJ, organizzazione che rappresenta oltre mezzo milione di giornalisti in cento paesi, a proposito di informazione sulla violenza contro le donne.

Diffusa il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Raccomandazione è un vero e proprio decalogo alla cui stesura ha collaborato Marina Cosi, rappresentante della FNSI nel Gender Council della IFJ.
Identificare la violenza inflitta alle donne con precisione, utilizzare un linguaggio esatto e libero da pregiudizi - ad esempio sostituendo il termine
“sopravvissuta” a quello di “vittima”- utilizzare il massimo del rispetto, ma anche difendere la riservatezza della protagonista, e collocare la violenza nel proprio contesto, con statistiche e informazioni anche utili sul come difendersi in casi analoghi. Sono elementi minimi di una sensibilità necessaria ad affrontare casi di cronaca che purtroppo sembrano troppo “normali” o rischiano di trasformarsi nel resoconto dell'ennesimo delitto, troppo spesso annunciato.
Oltre alla necessità di dar conto di questo problema diffusamente e con la dovuta sensibilità, i media dovranno adottare una propria cultura del rispetto, che elimini ogni forma di vessazione e sopruso o qualsiasi discriminazione basata sull
appartenenza di genere.

Le notizie di violenza nei confronti delle donne e delle adolescenti hanno in generale una scarsa o imprecisa copertura mediatica. E’ il caso degli stupri sistematici esercitati durante i conflitti armati, spesso da parte di entrambi i belligeranti. Infatti il Progetto mondiale di monitoraggio dei media (GMMP) evidenzia come la violenza domestica e quella sessuale siano i temi meno trattati nel novero di quelli in cui le donne sono presentate come vittime.

In una nota firmata da Lucia Visca e Donatella Alfonso, rispettivamente Presidente e Coordinatrice della Commisione Pari Opportunità, si ricorda che i media debbono impegnarsi innanzitutto a fornire un resoconto realistico, completo e preciso del terribile eccesso di violenza contro le donne su scala mondiale, e a utilizzare professionismo, umanità e rispetto nell’affrontare questo argomento così delicato, in cui un approccio superficiale o peggio rozzo e aggressivo può aggravere traumi e sofferenze delle persone aggredite.

“La Commissione Pari Opportunità della FNSI - conclude la nota - rilanciando la necessità a colleghe e colleghi di seguire con attenzione gli elementi di rispetto e professionalità contenuti nella Raccomandazione, ricorda che, come denuncia Amnesty International, la violenza domestica è una delle prime cause di morte e invalidità per le donne europee tra i 16 e i 44 anni e secondo l'OMS una donna su quattro nel mondo ha subito violenze sessuali nel corso della propria vita. Ma ci sono violenze anche non fisiche (cioè psicologiche ed economiche), che si traducono nell'emarginazione, nel disprezzo, nella mancanza di cittadinanza per tutte le donne. E chi lavora nell'informazione, non soltanto nel corso della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, deve ricordarsene e lavorare perché questi fenomeni progressivamente si riducano e vengano messi socialmente all'indice. In attesa che siano la storia e la cultura a cancellarli”.

Il sito della Commissione Pari Opportunità della FNSI