Prevenzione Serena, il programma di screening dei tumori femminili della Regione Piemonte, che oggi raggiunge 300.000 donne e salva 1.700 vite ogni anno, verrà esteso e potenziato. Intanto il Parlamento chiede all’unanimità di aumentare l’attenzione verso il tumore al seno e soprattutto la diagnosi precoce , unico mezzo per sconfiggere la seconda causa di morte delle donne.
I cosiddetti tumori femminili sono la seconda causa di morte per le donne italiane, e lo strumento principale se non unico per intervenire tempestivamente è la diagnosi precoce attraverso gli screening. Grazie ad accertamenti sanitari sistematici è possibile individuare la malattia quando non si è ancora manifestata e quindi diminuirne la mortalità e/o l’incidenza. I dati sulla popolazione che si sottopone a screening regolari indicano una diminuzione dei rischi di un tumore invasivo fino all’80%. Ma la diffusione degli screening per i tumori al seno e alla cervice uterina è ancora insufficiente: per questo sono importanti le azioni e i segnali lanciati in questi giorni per aumentarne l’efficacia.
La Regione Piemonte, con il programma Prevenzione serena, è all’avanguardia in questo campo.
Nel 2009 in Piemonte sono stati circa 300mila gli esami di screening oncologici rivolti alle donne e circa 600 mila le piemontesi invitate a sottoporsi all’esame mammografico o a quello della cervice uterina.
I tumori individuati sono stati 1700, dei quali 800 al seno e 900 al collo dell’utero.
Il programma di screening, attivato a Torino dal 1992 per il tumore alla mammella, è da circa dieci anni diffuso in tutto il territorio piemontese. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni nel caso del cervicocarcinoma e tra i 50 e i 69 nel caso del tumore al seno, ricevono una lettera personale contenente la proposta di un appuntamento prefissato – ma modificabile – e le principali informazioni utili per una decisione consapevole sull’accettare di sottoporsi gratuitamente al pap-test (ogni tre anni) o alla mammografia (ogni due anni). L’adesione è attorno al 60% per la mammografia e al 45% per il pap test, dati superiori alle medie nazionali ma che è necessario migliorare, soprattutto tra le fasce meno consapevoli della popolazione come le migranti.
Recentemente, il piano di riorganizzazione dello screening dei tumori ha stabilito l’estensione di quello mammografico con frequenza annuale alle donne tra i 45 e i 49 anni e, con cadenza biennale, alle donne tra i 70 e i 75 anni che desiderano proseguire il programma di prevenzione dopo i 69 anni.
Inoltre, il 16 luglioè stato inaugurato presso il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Torino lo Screening Center oncologico, il primo in Italia, un ulteriore strumento per migliorare l’efficienza e l’efficacia della prevenzione dei tumori alla mammella e al colon retto, ridurre i tempi d’attesa, semplificare le procedure di lettura degli esami.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra Regione Piemonte, Università di Torino, Fondazione Edo Tempia e im3D, sarà attivato, per la parte relativa al tumore alla mammella, in via sperimentale per le Asl di Biella e Vercelli e, successivamente, per quelle di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, per valutarne le potenzialità e i risultati.
Il Centro raccoglierà in forma digitale le immagini inviate. Un pool di radiologi le analizzerà e restituirà i referti alle aziende sanitarie, che provvederanno a contattare i pazienti in caso di necessità di ulteriori accertamenti.
Come ha ricordato Caterina Ferrero, assessore regionale alla Tutela della salute e Sanità, lo Screening Center rappresenta una grande opportunità per la riorganizzazione e l’estensione del programma. “Oggi, l’attuazione degli screening oncologici in Piemonte – ha affermato l’assessore Ferrero – rimane uno degli interventi strategici prioritari. Fondamentale è anche la formazione degli operatori, finalizzata a garantire migliore qualità professionale, tecnica e organizzativa, oltre che all’integrazione dei percorsi diagnostico-terapeutici ed alla valutazione dell’impatto di questi programmi sul livello di salute specifico e complessivo della popolazione regionale”.
Quasi contemporaneamente, la Camera dei Deputati ha approvato una mozione, fortemente sostenuta da organizzazioni come Salute Donna che opera a fianco dell’Istituto Tumori di Milano, sulla prevenzione e cura del carcinoma al seno.
Il documento, approvato con 456 voti a favore e 1 solo contrario, impegna il Governo a considerare il tumore al seno una patologia sociale e il contrasto della malattia una priorità per la salute pubblica, a monitorare con attenzione e continuità l’andamento dei programmi di screening mammografico su tutto il territorio nazionale e a premiare le Regioni che evidenzino maggiore efficacia ed efficienza nella realizzazione di programmi di diagnosi precoce.
Inoltre, invita il Governo ad accelerare l’iter del disegno di legge per l’istituzione dei registri tumori e a predisporre un progetto nazionale per la prevenzione e la diagnosi precoce, coinvolgendo i medici di famiglia e i servizi territoriali.
“Dal cancro alla mammella - ha dichiarato Gabriella Carlucci, deputata PdL e prima firmataria della mozione - oggi si può guarire se il male viene scoperto in tempo ed è per questo che la diagnosi precoce è determinante. Da questo punto di vista le Regioni, titolari dei fondi per la prevenzione stanziati dal Governo, devono fare di più perché, nel 2007, a fronte di 7.400.000 donne potenzialmente interessate allo screening biennale, solo 2.200.000 sono state effettivamente sollecitate ad effettuare la mammografia”.
Inoltre, aggiunge la deputata del Pd, Donata Lenzi, “questo dibattito ha dato occasione per discutere sull'abbassamento dell'età dello screening mammografico da 50 a 40 anni, tenendo presente che alcune regioni l'hanno già portato a 45 anni. Auspichiamo che il governo possa rispondere a questa sollecitazione con una campagna pubblicitaria, tipo quelle recentemente fatte per altre tipologie di tumore”.
La fotografia della situazione attuale infatti evidenzia un forte squilibrio territoriale per quanto riguarda i programmi di screening per il tumore della mammella: mentre al Centro-Nord siamo vicini ad un’estensione tra il 70% e l’82% delle donne invitate ad effettuare i controlli, nelle regioni meridionali e insulari tale indicatore supera di poco il 27%.
Dunque, come ricorda Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus “i traguardi futuri sono connessi all’attuazione in tutte le Regioni d’Italia di programmi di screening efficaci ed efficienti, per consentire a tutte le donne italiane le stesse possibilità di prevenire ed eventualmente affrontare in tempo la malattia”.