Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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Banche e assicurazioni, un cattivo esempio

29 maggio 2008

Un settore economico in cui le pari opportunità non esistono ancora. Le donne sono il 40% dei lavoratori ma solo il 3% degli amministratori e meno dell’1% dei dirigenti.

La criticità della condizione occupazionale delle donne italiane è un fatto noto, più volte denunciato ai massimi livelli.
Nello scorso ottobre, il governo Prodi ha voluto sottolineare questa emergenza allegando al Rapporto, presentato come tutti gli anni alla Commissione Europea sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona, una
nota aggiuntiva intitolata Donne, Innovazione, Crescita: iniziative per l'occupazione e la qualità del lavoro femminile nel quadro degli obiettivi europei di Lisbona, e redatta dalle Ministre allora in carica per le Politiche Europee, Emma Bonino, e per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini.
Nel testo si evidenziava come l’obiettivo qualificante di Lisbona, il raggiungimento del tasso di occupazione femminile del 60% entro il 2010, è ancora molto lontano almeno per il nostro paese.
L’Italia, con un tasso nel 2006 del 46,3 per cento, oltre undici punti in meno della media dell’Unione (57,4%), si trova largamente al di sotto anche dell’obiettivo intermedio fissato al 57 per cento per il 2005. Tanto che lo stesso documento invocava un cambio di passo e una terapia d’urto per rilanciare l’occupazione femminile.

Se la situazione generale è negativa, ci sono settori dell’economia che si distinguono ancora più negativamente, nonostante il loro andamento complessivo sia certamente florido.

Un interessante articolo di Lisa Castaldo, pubblicato sul web magazine Women in the city, affronta il tema del divario di genere nel settore delle banche e delle assicurazioni, che proprio la nota aggiuntiva delle ministre indicava come particolarmente arretrato.

Il servizio parte dall’alto, cioè dalla presenza delle donne negli organismi esecutivi, e nota che su 133 banche rilevate, che annoverano nel complesso 1.748 consiglieri di amministrazione, le consigliere donne sono 46, pari ad appena il 2,63% del totale. Ancora peggio per quanto riguarda la dirigenza: a fronte di una presenza di lavoratrici nel settore giunta ormai al 40% del totale dei dipendenti, il doppio rispetto a venti anni fa, solo lo 0,36% delle donne ha un ruolo dirigenziale. Di contro i lavoratori uomini, che costituiscono il 60% del totale dei dipendenti, arrivano al 3,11% dei dirigenti.
Esaminando la composizione del personale bancario del 2006 disaggregata per genere, si constata, ad esempio, la presenza di un 6,5% di donne funzionarie contro il 21,4% degli uomini. Un 16,6% di donne nella categoria quadro, contro il 22,3% dei loro colleghi. Percentuali che risultano drasticamente invertite nella fascia impiegatizia in cui le lavoratrici sono presenti – guarda caso - con il 76,4%, contro il 52,6% di impiegati maschi.

Dato che il settore del credito italiano ha vissuto, nell’ultimo biennio, importanti aggregazioni che hanno dato vita a grandi gruppi di livello mondiale e si è trovato nella necessità di abbassare i costi per uniformarsi agli standard europei, l’articolo ipotizza un nesso tra la riduzione dei costi del personale e la femminilizzazione del comparto.

Nel corso dell’anno 2006, il 54,5% degli uomini è stato assunto a tempo indeterminato, mentre le donne assunte con un contratto stabile sono solo il 38,6%. E le lavoratrici assunte come apprendiste sono il 19,1%, mentre gli uomini il 12,7.
Un altro dato interessante riguarda il livello di inquadramento: il 23% degli uomini è assunto con il grado di quadro, contro il 7,8% delle donne. Banche e assicurazioni si procurano quindi a basso costo lavoratrici qualificate, dato che le donne assunte sono laureate nel 62,9% dei casi contro il 58,3% dei loro colleghi uomini.

Il problema ha radici profonde e poco viene fatto per affrontarlo. Anche se il contratto nazionale del credito già da tempo prevede la possibilità di costituire nelle banche le Commissioni paritetiche per le Pari Opportunità (le CPO), per esercitare un controllo ed elaborare progetti e proposte di azioni positive, in molte realtà questi organismi non esistono o non si riuniscono quasi mai.

In conclusione, nel settore bancario la popolazione femminile non è solo più presente numericamente, ma è anche più giovane. Le donne ci sono.
Ora servono i meccanismi che ne valorizzino l’apporto e che ne consentano l’accesso nei profili manageriali, sia nelle strutture di supporto che in quelle di core business, per assicurare il ricambio generazionale di cui il settore avrà presto bisogno.

 
Approfondimenti

Il testo integrale dell’articolo, da Women in the city

Le statistiche sull’occupazione nel settore bancario

Donne, innovazione, crescita. Nota aggiuntiva al Rapporto 2006-2008 del governo italiano sull’attuazione della Strategia di Lisbona (PDF, 229 KB)