
Dare spazio al talento femminile: è questo l’invito delle Consigliere regionali di Parità, avv. Alida Vitale e avv. Franca Turco, il 18 novembre con l’assegnazione del riconoscimento di “Azienda che investe sulle donne” alle realtà aziendali piemontesi che hanno dimostrato di saper credere sulle donne e di valorizzarle nei percorsi di carriera e nei livelli dirigenziali. L’incontro ha preso il via con i saluti istituzionali di Claudia Porchietto - Assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale della Regione Piemonte. La pubblicazione: è-quality – viaggio nelle imprese dove parità è qualità (PDF)
La seconda edizione del progetto “è-quality – viaggio nelle imprese dove parità è qualità” ha interrogato i dati del Rapporto biennale sulla situazione del personale 2008/2009 delle aziende piemontesi con oltre 100 dipendenti, l’unico ad offrire un interessante quadro disaggregato per genere rispetto a: assunzioni, cessazioni, accesso alla formazione, progressione di carriera, utilizzo del part-time, distinti per uomini e donne a tutti i livelli, nelle più importanti aziende del Piemonte.
Dalle 1.016 aziende del campione, è emerso un gruppo di aziende con una media di donne in organico del 62%, distribuite a livello apicale per il 47,5 % nella dirigenza e per il 50,5% nei quadri. Sono: Centro Diagnostico Cernaia S.p.A. / Delgrosso S.p.A. / Associazione Gruppo Abele Onlus / Mondoffice – Staples S.r.l. / Sipra S.p.A. / Sistemi Soluzioni Informatiche e Telematiche S.p.A. / System Evolution S.r.l. A queste si aggiungono 11 aziende che per il biennio 2006/2007 avevano già ricevuto il riconoscimento e che hanno riconfermato il loro impegno su queste posizioni.
«Abbiamo voluto – spiegano le Consigliere di Parità avv. Alida Vitale e avv. Franca Turco – partire dalle aziende che, nei numeri, dimostrano di saper valorizzare i talenti femminili per capire come la parità possa essere un elemento di sviluppo e di benessere lavorativo. Emerge la capacità di puntare sui talenti femminili e di porli al centro dei processi di sviluppo. Una scelta che ha contribuito a cambiare l’organizzazione lavorativa anche attraverso formule favorevoli alla conciliazione dei tempi di lavoro e personali: da quelle più consolidate come il part-time, ai permessi, in alcuni casi il telelavoro, per arrivare a quelle più innovative che prevedono convenzionamenti con servizi di cura e benefit per i dipendenti, spazi interni alle aziende per i servizi stessi. Di valore anche le formule di accompagnamento al rientro della maternità, momento tristemente fatidico nella carriera lavorativa di una donna».
Nelle aziende l’investimento “al femminile” è quasi sempre favorito dalla rispondenza tra caratteristiche o abilità specifiche delle donne ed esigenze aziendali. Competenze relazionali e orientamento al cliente, adesione a valori etici ma anche precisione e resistenza nel lavoro incidono a favore della presenza delle donne soprattutto nel settore servizi in cui alla componente femminile sono affidati principalmente il rapporto con il cliente e lo sviluppo commerciale. «L’integrazione delle politiche di genere nell’organizzazione – spiega Paola Merlino che ha condotto l’analisi dei dati e l’approfondimento qualitativo –per molte aziende è stata una risposta consapevole e voluta cui ha spesso contribuito la presenza di donne nel management: arrivate ai ruoli dirigenziali le donne si sono fatte “portavoce” di fabbisogni inespressi e contribuiscono a definire politiche organizzative integrate ai principi di parità. In altre aziende il successo delle pari opportunità è legato alla capacità di individuare misure più strutturate e riconoscibili nell’organizzazione. Si tratta, soprattutto, di aziende di più grandi dimensioni (multinazionali o gruppi con più sedi a livello nazionale) in cui una cultura organizzativa capace di cogliere il valore della diversità di genere, investire in formazione e in misure “gender oriented” ha contribuito alla crescita delle donne».
Il progetto è-quality, condotto da un team di esperte in collaborazione con l’ufficio della Consigliera di Parità, ha dato spazio anche al punto di vista delle donne manager che in queste operano per capire quali leve possano favorire lo sviluppo dei talenti femminili: un tema centrale oggi per affrontare la crisi.
Nell’ottica di offrire esempi e punti di confronto alle aziende piemontesi ha approfondito alcune realtà aziendali di grandi dimensioni distintesi per scelte e soluzioni capaci di incidere favorevolmente sulla componente femminile in azienda a tutti i livelli.
Tre le aziende individuate per le loro “best practice” in tema di pari opportunità: la Ferrero Spa, per il favorevole accordo integrativo firmato il 21 luglio 2011che presenta un capitolo specifico “Le persone in Ferrero” incentrato in buona parte sulla conciliazione e su vantaggi per i/le dipendenti, Iren Energia Spa per il consolidamento dello strumento del telelavoro avviato con un finanziamento della Regione Piemonte nel 2005 e Reale Mutua Assicurazioni per un percorso formativo incentrato sulle pari opportunità per tutte le cinque società del Gruppo Reale Mutua (la Capogruppo Società Reale Mutua di Assicurazioni, Italiana Assicurazioni S.p.A., Blue Assistance S.p.A., Banca Reale S.p.A. e Reale Immobili S.p.A.).
«L’iniziativa, alla seconda edizione, ha confermato la validità della scelta di fondo. Valorizzare gli esempi positivi cambia l’immagine delle aziende e delle donne stesse che in essere operano. Se il miglioramento delle donne ai vertici dell’azienda nel biennio 2008/2009 è un segnale positivo, il numero ancora significativo di aziende a dirigenza maschile, il 43% del totale, ci indica come sia importante investire sul cambiamento culturale, ma anche in misure specifiche a favore di un riequilibrio di genere nel management. Per questo ci proponiamo di far crescere quest’iniziativa in modo da attivare le aziende a diventare protagoniste di un cambiamento».
Le “aziende virtuose” e i risultati del progetto é-quality sono raccolti nella pubblicazione " è-quality – viaggio nelle imprese dove parità è qualità" rivolta alle aziende piemontesi per avvicinarle attraverso gli esempi e le buone pratiche raccontate dalle aziende stesse, ai vantaggi di scelte e soluzioni “amiche delle donne” nelle aziende.
IL DATO
Nel biennio 2008/2009 sono 1.016 le aziende piemontesi ad aver presentato il Rapporto biennale sulla situazione del personale 2008/2009 delle aziende piemontesi con oltre 100 dipendenti leggero calo numerico, rispetto al precedente biennio, per via di riduzioni di personale e fusioni, ma anche di cessazioni legate alla crisi che sta interessando molti settori produttivi. Sono impegnate prevalentemente nei settori industria (con netta prevalenza del settore metalmeccanico) e dei servizi.
Con sede centrale prevalentemente in Piemonte (855) le aziende sono dislocate in provincia di Torino 474, Cuneo 128, Alessandria 74, Novara 65, Biella 50, Vercelli 27, Asti 19, Verbano-Cusio-Ossola 18.
La fotografia scattata dal rapporto indica un miglioramento per le donne ai vertici dell’azienda. Aumentano, infatti, le imprese che inseriscono almeno una donna nella dirigenza, passate da 262 del biennio 2006/2007 (il 24% del campione di 1076 aziende) a 323 (il 32% del campione attuale di 1016).
Rispetto ai ruoli ricoperti dalle donne: a fine 2009 le dirigenti sono il 9,8% nell’industria (+ 3,7% rispetto al 2008), il 12,5% nell’agricoltura, il e raggiungono il 21,9% nei servizi. Vanno meglio nei quadri dove contano il 14,8% in agricoltura, il 17,8% nell’industria e il 32,4% dei servizi.
Rimane sempre significativo, però, il numero di aziende a dirigenza maschile, il 43% del totale, indice dell’esigenza di continuare ad investire sul cambiamento culturale, ma anche in misure specifiche a favore di un riequilibrio di genere nel management.I lavori delle donne si concentrano nei servizi pubblici e privati - il 55% degli addetti - nei lavori di cura, nella pubblica amministrazione, nel comparto sanitario, nei call center. Meno femminili, con il 29% degli addetti totali, i comparti dell’agricoltura e dell’industria su cui il peso della crisi occupazionale non ha favorito cambiamenti positivi nel biennio considerato.
Le aziende con “i numeri”
Il rapporto ha permesso di individuare un gruppo di cinquantasei le aziende, il 5,51 % del campione, in cui la presenza di donne in organico sia uguale o superiore al 42% e raggiunga almeno il 30% nei quadri e nella dirigenza. Quest’ultimo parametro è indicato dall’Unione Europea come livello minimo per poter incidere sul cambiamento nell’occupazione femminile. Di queste diciannove del settore privato sono ritenute “interessanti” per capire quali fattori abbiano inciso a favore della valorizzazione della forza lavoro femminile e meritevoli del riconoscimento di “azienda che investe sulle donne” e di un apposito spazio sulla pubblicazione.
Donne al vertice
Le donne in organico sono il 62 %, distribuite a livello apicale per il 47,5 % nella dirigenza e per il 50,5% nei quadri. In termini numerici sul totale di 11.042 dipendenti, le donne sono 6.836: 72 le dirigenti e 329 le impegnate a livello quadro. Ambiti e settori delle donne dirigenti: risorse umane, commerciale, business line manager, account manager, ICT, acquisti, finanze, marketing, qualità, coordinamento servizi, amministrazione, direzione generale.
Età: 40 / 50 anni
Titolo di studio: laurea / diploma
Carriera: 20 anni di lavoro e dirigente da 8 anni
L’85% è coniugata con un figlio
PERCORSI DI DONNE AI VERTICI
Come far crescere i talenti femminili in azienda? Per rispondere alla domanda il progetto “è-quality – viaggio nelle imprese dove parità e Qualità” ha interrogato "i percorsi" delle donne che sono giunte in posizioni di vertice.
Marina Cima, referente Gruppo Federmanager Minerva Torino e Paola Casagrande - Direttore Istruzione, Formazione Professionale e Lavoro della Regione Piemonte hanno avuto il compito di riassumere contenuti e riflessioni emerse nell’ambito di un focus group che si è tenuto il 22 giugno presso la Regione Piemonte.
Un privilegio e al contempo una responsabilita', come ha spiegato Marina Cima: «ci siamo sentite chiamate in causa per dare un contributo su un tema che ci interessa e ci ha fatto piacere poter portare la nostra personale esperienza. Questo percorso ci ha permesso di mettere in fila i punti e ricongiungerli come se tutto fosse tracciato. Ci siamo rese conto che anche le altre persone con cui condividevamo questi momenti avevano operato scelte simili alle nostre o si erano comunque poste le stesse domande. Nella diversità abbiamo trovato grandi somiglianze e punti comuni. Sono stati a nostro avviso il valore della famiglia da cui originano i valori di ciascuna di noi, tra i principali quello del lavoro caratterizzato dall'impegno e dalla dedizione. A tal proposito abbiamo messo a fuoco l’importanza focale che ha giocato in molte di noi la figura del padre come guida, come stimolo, come “role model”. Rimarchiamo quindi, come spetti alla nostra generazione dare ai propri figli, siano questi uomini o donne di domani, l’impronta che a noi è mancata di “madri” quali esempio di successo nella coniugazione lavoro – famiglia.
La voglia e la capacita' di mettersi in gioco, di cambiare per evolvere, il merito vissuto come valore su cui impostare la propria progressione di carriera ma anche la nostra scelta di voler vivere a fondo le dimensioni dell'essere donna: madre/figlia/moglie-compagna che vive con responsabilita' i propri impegni di lavoro. La principale implicazione di questa scelta e' la difficolta' di far fronte alle responsabilita' dei diversi ruoli ed e' questo il tema della conciliazione.
E’ emerso il bisogno di mettere a disposizione dei giovani un modello di donna alternativo rispetto a quanto proposto massivamente dai media e qui , è il nostro impegno ma anche il rapporto con l'uomo (collega, marito, compagno, figlio) non in antagonismo o lotta ma di partecipazione allo stesso progetto».
Rispetto alle difficoltà delle donne, è stato ricordato il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia. Il potenziamento dei servizi sociali a sostegno delle famiglie per aumentare l'offerta ed anche l'accessibilita' (ad es. asili nidi, badanti per gli anziani, servizi domestici) puo' aiutare molto le donne che vogliono affermarsi nel lavoro senza trascurare la famiglia-modello da promuovere.
«Il nostro habitat aziendale ideale e' quello dove il sistema meritocratico e' basato sui risultati e non sul tempo trascorso in ufficio. Poiche' non e' sempre cosi' ma talvolta si', sono benvenute le iniziative per distribuire le best practices. Altra difficolta' di cui abbiamo trattato e' la capacita' di fare squadra tra noi donne. Un po' di formazione sul coaching ci aiuterebbe. Avere dei role model in tal senso ispiratori da un lato e “formatori” dall’altro sarà un elemento fondamentale nel cambiamento.
E per quanto riguarda l’obiettivo della carriera? A quanto pare poche donne si pongono lo sviluppo di carriera come obiettivo, si incominciano a vedere dei casi. La maggior parte si ferma al primo scoglio perchè non punta alla "dirigenza" o comunque al vertice. «Spesso siamo molto operative e non solleviamo la testa per guardare lontano. Lo sviluppo di carriera richiede visione, ambizione, sicurezza e volontà dobbiamo aiutarle a superare questo scoglio dimostrando loro, con le nostre esperienze che si puo’ fare».
Consegna del riconoscimento “Azienda che investe sulle donne”


Hanno parlato di noi:
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Piemonte: Le Consigliere di Parità regionali presentano le aziende che investono sulle donne - parit@news
È-quality. Viaggio nelle imprese dove Parità è Qualità - Dol's
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