Da quindici anni a Torino un luogo di incontro di donne native e migranti, per creare cultura, lavoro e benessere. Dalla mediazione culturale al bagno turco, la storia e le prospettive di un’esperienza pilota che ha superato molte difficoltà.
Il Centro Interculturale delle donne Alma Mater è nato nell’ormai lontano dicembre del 1993, in una ex scuola che gli ha dato il nome, grazie all’impegno comune di native e migranti, e al sostegno del Comune di Torino, della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, di molte associazioni femminili e di alcune donne delle organizzazioni sindacali.
Le donne che hanno lavorato fin dal 1990 per costituirla venivano da esperienze diverse: l’associazionismo, la Casa delle donne, la mediazione interculturale, l’immigrazione e tanti altri percorsi personali. Tutti però segnati da un’attenzione speciale alla condizione delle donne ed alla loro capacità e desiderio di far convergere esperienze ed energie creative su tanti progetti, uniti dal filo rosso della solidarietà e dell’interculturalità.
Il Centro, gestito dall’associazione AlmaTerra, si configura come un luogo pratico e simbolico di intermediazione tra le donne e la città, delle donne tra di loro e come laboratorio interculturale.Quasi 40 tesi di laurea centrate in modo esclusivo o parziale su Alma Mater possono dare un’idea della ricchezza dei progetti e delle attività realizzate in questi anni.
Le donne accolte ogni anno sono circa 3000, le volontarie sono da 70 a 80, il personale retribuito, perlopiù part-time o a progetto, arriva a una quarantina di persone, tra cui 5 mediatrici culturali.
Il repertorio degli interventi è lungo: si va dalla prima accoglienza delle donne immigrate al centro di documentazione, dai micronidi al sostegno e inserimento scolastico, dal consultorio giuridico, alla cooperazione internazionale, dai corsi di lingua, al microcredito e al sostegno ed orientamento nella ricerca del lavoro fino alla creazione di lavoro: ben 30 posti nati dalla fantasia e dalla volontà di cittadine extracomunitarie attraverso la cooperativa sociale La Talea. Alma Mater voleva essere anche un punto di sostegno dell’immigrazione femminile nei suoi bisogni di salute e di supporto relazionale nei momenti più difficili. Con questo spirito ha realizzato il primo hammam (bagno turco) in Italia, un luogo per la cura del corpo secondo la tradizione araba, spazio di ritualità femminili in particolare intorno alla gravidanza e al dopo parto. Un secondo hammam è stato poi aperto all’interno del Parco della Certosa di Collegno , in una palazzina dell’ex manicomio ristrutturata da varie associazioni femminili.
L'idea forte che ha guidato il progetto è stata quella di ribaltare lo stereotipo della migrante come bisognosa e, rivalutare, mettere in evidenza, grazie all'incontro multiculturale, le risorse, le capacità e i talenti individuali delle donne migranti, sovente invisibili e sommerse, utilizzando queste competenze in progetti di partecipazione organizzata e di cooperazione, anche nel campo economico. L’intento di esprimere e mettere in comunicazione realtà culturali diverse ha animato anche il laboratorio AlmaTeatro, da cui sono nati una ventina di spettacoli messi in scena e molte attività didattiche e di ricerca.
Attività svolte in ogni momento coltivando il radicamento nel territorio più multietnico della città, quello della circoscrizione 6, e in un costante dialogo con le istituzioni cittadine e regionali.
Il recente sopralluogo delle commissioni Pari opportunità e Servizi sociali del Consiglio Comunale di Torino, presiedute da Maria Teresa Silvestrini, è stata l’occasione per fare il punto sul percorso e sul momento (difficile) di questa realtà.
Ne ha parlato, rispondendo alle domande dei consiglieri, Laura Scagliotti, una delle fondatrici, che ha ripercorso le tappe di questa esperienza impegnativa e coinvolgente, e ha sottolineato come 200.000 euro di investimenti negli ultimi otto anni siano il segno inequivocabile della volontà di rilanciare su vecchi e nuovi progetti e di superare molte avversità. Da ultimo, la serie di inondazioni che ha messo fuori uso prima il bagno turco, oggi ristrutturato, poi di recente la sartoria e le cucine. L’auspicio nei confronti delle rappresentanti comunali è quello del rinnovo delle convenzioni da parte del Comune di Torino e di altre istituzioni, essenziale per proseguire e diffondere questa storia importante e originale che ha ispirato molte realtà interculturali in tutta Italia.