
Il Comune riconosce le convivenze basate su un vincolo affettivo e si impegna a superare le discriminazioni. Dopo l’approvazione della delibera di iniziativa popolare, consegnati i primi certificati alle coppie di fatto. Tra cui le due donne che si erano”sposate” simbolicamente a febbraio davanti al sindaco Chiamparino.
Ci sono voluti mesi di trattative, rinvii, emendamenti e naturalmente polemiche destinate a durare, ma da oggi le coppie di fatto torinesi sono formalmente riconosciute, almeno dal Comune, e divengono soggetto titolare di diritti.
Il 28 giugno 2010 Torino si è aggiunta alla lista, ancora piuttosto ristretta, degli enti locali che registrano le coppie conviventi non sposate, sia eterosessuali che gay, non solo come un’entità anagrafica ma anche sociale e affettiva, e si impegnano a superare le discriminazioni nei loro confronti, anche se le conseguenze pratiche di questo atto saranno per ora molto limitate.
Il regolamento approvato dal Consiglio Comunale stabilisce che gli uffici anagrafici possono rilasciare un attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo. Tale documento varrà per i soli “... usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da atti e disposizioni dell’Amministrazione comunale”.
L’articolo 1 del Regolamento prevede inoltre che il Comune si impegni attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti “a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio”.
I campi nei quali l’Amministrazione dovrà intervenire sono ben definiti: casa; sanità e servizi sociali; giovani, genitori e anziani; sport e tempo libero; formazione, scuola e servizi educativi; diritti e partecipazione. In caso di violazione di questi principi, è previsto espressamente il ricorso al Difensore Civico.
La delibera, approvata con 24 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astenuti, con l’assenza dei consiglieri di centro-destra, è il frutto di una deliberazione di iniziativa popolare, sottoscritta da 2582 cittadini e sottoposta al presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castronovo nel febbraio del 2009.
Nel testo originario figurava anche un riferimento alle pari opportunità con il matrimonio, che è stato soppresso nel corso del dibattito: un compromesso necessario per ottenere il consenso della maggioranza e per sottolineare il rispetto della Costituzione che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Si temono infatti ricorsi basati sull'incompetenza del Comune a intervenire in una materia che dovrebbe spettare al Parlamento, anche se la legge anagrafica e le sentenze più recenti sembrano confortare la posizione dell’amministrazione torinese.
Giudicata una “farsa giuridica inaccettabile” dall'opposizione di centro e di destra, che ha disertato l'aula al momento del voto, la delibera è invece considerata “un primo passo nella direzione giusta” dai portavoce del Comitato Promotore, e un tentativo di “colmare il divario tra la politica e ciò che ormai è entrato nella quotidianità” daMonica Cerutti di Sinistra Democratica.
Il sindaco Sergio Chiamparino ha fortemente sostenuto l'iniziativa, ricordando che “le coppie di fatto non sono più una patologia, ma una fisiologia del nostro Paese” e inviando “un segnale forte nei confronti del Parlamento affinché riprenda in mano – e con decisione – temi che non possono più attendere”.
In Italia la convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica, a differenza di altri paesi europei come la Francia e la Spagna. La conseguenza è che due partner che non intendono o non possono sposarsi vengono esclusi da alcuni diritti e tutele fondamentali.
I tentativi compiuti in Parlamento per sanare almeno gli aspetti più gravemente discriminatori hanno finora trovato un'opposizione decisa da parte della Chiesa Cattolica e si sono arenati senza mai arrivare al voto. Maggiore aderenza alla realtà hanno mostrato settori della magistratura, che hanno riconosciuto ad esempio il subentro del convivente nei contratti di affitto, e un ristretto numero di Regioni ed enti locali, che hanno abolito le discriminazioni in campi di loro competenza e istituito registri ufficiali delle unioni civili.
A Torino ci sono 10.577 nuclei composti da due persone (quasi tutte coppie di fatto) e 21.516 nuclei con almeno un convivente (quasi sempre coppie di fatto con figli). Sono queste 32 mila “famiglie” - tra cui figurano 505 coppie gay – che potranno usufruire della nuova norma, diventata operativa nei giorni scorsi.
Il primo certificato anagrafico di vincolo affettivo è stato consegnato ad una coppia formata da un uomo ed una donna, entrambi divorziati e con figli, che da anni vivono insieme.
Il giorno successivo è stata la volta della prima coppia omosessuale, composta dalle due donne, Debora Galbiati Ventrella e Antonella D’Annibale, che nel febbraio scorso celebrarono un matrimonio non ufficiale
alla presenza del sindaco Chiamparino.
“Da anni siamo sullo stesso stato di famiglia ed il certificato che abbiamo ritirato oggi ha lo stesso numero di quell’atto”, ha notato Debora Galbiati Ventrella, sottolineando “la continuità tra il nostro matrimonio simbolico ed il certificato ritirato oggi” che - continua – “non è certo un punto di arrivo: riconosciamo l’importanza di questa delibera, ma la nostra battaglia prosegue perchè ci sia un riconoscimento sul piano nazionale delle unioni come la nostra”.