Commissione Regionale di Pari Opportunitā

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Consigliera di Paritā Regionale

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50 e 50? No, trenta per cento

11 maggio 2009



 
Nelle liste per le prossime elezioni europee le donne sono appena un terzo dei candidati, al di sotto del minimo previsto dalla legge. La realtà dei numeri smentisce le buone intenzioni dichiarate dai partiti.
La politica continua a tenere a debita distanza le donne. L’ultima conferma arriva dalle liste presentate per le prossime elezioni europee, in cui la percentuale di donne candidate si ferma al 32,1% del totale. Esattamente due punti in meno di quanto era avvenuto alle ultime Europee, quelle del 2004, quando la percentuale femminile era stata del 34,1. E tutto ciò nonostante la legge preveda una seppur limitata sanzione pecuniaria per le liste che non garantiscono almeno un terzo dei posti a entrambi i generi.
Quasi tutti i partiti si aggirano intorno alla media generale, senza particolari differenze tra destra, sinistra e centro. I partiti con più alta presenza femminile sono Rifondazione Comunista e Popolo delle Libertà vicini al 40%. Poco più indietro il Partito Democratico e la lista Bonino-Pannella, entrambi con il 37,5%, e la Lega Nord sopra il 36%. In coda ci sono L’Autonomia (16,7%) e Fiamma Tricolore (15,5%).
I dati sono forniti da Arcidonna, che ha esaminato l’insieme delle liste appena presentate.
Ancora una volta le donne sono state relegate ai margini della politica – ha commentato la presidente Valeria Ajovalasit – Se il dato di una donna ogni tre candidati può sembrare dignitoso agli occhi degli italiani, va ricordato innanzitutto che nel 2004 la percentuale di donne nelle liste era stata più alta. Ma non solo: chiuse le urne, cinque anni fa le deputate elette furono solo il 17,9% sul totale della delegazione italiana al Parlamento europeo, contro una media generale del 30%. Analizzando bene le liste presentate, posso sbilanciarmi dicendo che la presenza di donne italiane a Strasburgo resterà più o meno la stessa, se non ancora più bassa”.
Tornando all’indagine di Arcidonna, va sottolineato anche la sostanziale omogeneità tra aree geografiche: si va dal 36-38% delle circoscrizioni Nord-Ovest e Insulare al 25% della circoscrizione Meridionale che è la più squilibrata.
E’ la cultura dell’intero paese che sconta un grave ritardo nell’implementazione delle pari opportunità, che è poi un ritardo della nostra democrazia.- continua Ajovalasit – Lo dimostrano i dati sulle violenze di genere, ad esempio. Gli stereotipi sessisti che continuano a circolare nei media e in un sistema formativo e professionale sempre più in crisi. E lo dimostrano gli uomini della politica”.
Ajovalasit punta il dito anche contro la legge elettorale. “Purtroppo, per dare una scossa alla politica del paese ci sarebbe voluto l’obbligo di indicare almeno una donna tra le preferenze che ogni elettore può scegliere. Questo non è avvenuto ed è normale che la lotta con i big maschili dei partiti sia impari”.
A questo proposito, va ricordato come dopo le limitate misure adottate nel 1993 e poi bocciate dalla Corte costituzionale, e la riforma costituzionale approvata nel 2003 per assicurare la parità di accesso alle cariche elettive, nel 2005 l’allora ministro delle Pari opportunità Stefania Prestigiacomo tentò di introdurre le cosiddette "quote rosa" nella nuova legge elettorale, incontrando la strenua opposizione di molti politici maschi dei due schieramenti, che mostrarono in quell’occasione uno strenuo attaccamento ai loro privilegi. Da allora la questione è uscita dall’agenda politica. Neppure il tentativo compiuto da movimenti e associazioni nel 2007 di rifondare il dibattito a partire dal concetto di democrazia paritaria e duale, all’insegna dello slogan 50 e 50 ovunque si decide, e la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare dell’UDI, hanno cambiato la situazione. Le elezioni politiche del 2008 hanno segnato un progresso di circa quattro punti percentuali, portando le donne al 21% del totale dei deputati e al 18% dei senatori. Secondo i dati dell’Unione Interparlamentare, l’Italia si colloca al 53° posto nella classifica mondiale per presenza femminile in Parlamento. E all’aumento delle parlamentari ha fatto seguito una seppure lieve diminuzione delle donne nel governo: da sei su venticinque ministri del dicastero Prodi a quattro su ventuno in quello Berlusconi, mentre le sottosegretarie sono scese da dodici su settantadue a cinque su trentasette.
Non consola il fatto che questa disparità di genere nelle assemblee rappesentative sia diffusa a livello europeo. Nel Parlamento di Strasburgo uscito dalle elezioni del 2004, così come in quello del 1999, le donne erano circa il 30%. Solo la Svezia ha eletto una maggioranza femminile (58%), altri quattro paesi sui 25 allora membri dell’Unione hanno superato il 40%, mentre, a parte Cipro e Malta, solo Italia e Polonia non hanno raggiunto il 20%. Nella Commissione Europea le donne sono esattamente un terzo: nove su ventisette, tra cui una dei tre vicepresidenti.
Recentemente, il segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis, ha stigmatizzato l’inadeguatezza della rappresentanza femminile, giudicata tanto ingiusta quanto inefficiente: “Privarsi del contributo determinante della donna nella vita pubblica, quindi della sua intelligenza e sensibilità, pregiudica lo sviluppo economico e sociale del paese. Ecco perché, nell’interesse della democrazia e del progresso, dobbiamo impegnarci perché le donne abbiano maggiore potere decisionale, sia nei parlamenti che nei governi”. Il sondaggio recentemente condotto da Eurobarometer attesta che i quattro quinti dei cittadini europei, senza grandi differenze tra i sessi, vorrebbero una rappresentanza più equa e si attendono benefici da una maggiore presenza delle donne in politica. Ma allora? Sembra proprio che le resistenze al cambiamento vengano dall’interno del sistema politico e delle istituzioni, in cui per usare un’espressione della Vice Presidente della Commissione Europea, Margot Wallström, “i vecchi uomini scelgono vecchi uomini”.
 
 
Approfondimenti
Speciale 2008. Democrazia paritaria: una questione di civiltà
Donne e uomini nel Parlamento Italiano uscito dalle ultime elezioni

La situazione mondiale, dal sito dell’Unione Interparlamentare (in inglese)
I numeri del Parlamento Europeo uscente
(DOC, 25 KB)
Il sondaggio di Eurobarometer