
Le donne sono più esposte a varie tipologie di traumi muscolari e osteoarticolari, soprattutto a causa dei metodi di allenamento tarati sulle caratteristiche biologiche maschili. Ma anche della combinazione di disturbi alimentari e psicologici sempre più diffusi tra le giovani atlete.
La diffusione dello sport tra le donne anche a livello professionistico è ben rappresentata dal numero delle partecipanti ai Giochi Olimpici, salito dal 20% al 45% del totale in meno di venti anni, sia dalle qualità delle performance ottenute nelle ultime edizioni in molte discipline. Tra le conseguenze c’è una maggiore attenzione verso i problemi di preparazione e di salute delle atlete, che ha portato alla “scoperta” che esiste una differenza di genere anche nella frequenza e nella tipologia degli infortuni, derivante sia dalla struttura fisica che da fattori sociali.
Gli infortuni sportivi sono roba da donne è il titolo di un articolo pubblicato da Galileo, webmagazine di scienza con una interessante sezione sugli studi di genere. Viene riportato il sunto di una ricerca condotta dalla fisiologa Vicki Harber dell'Università di Alberta (Canada) e pubblicato sulla rivista del movimento Canadian Sport for Life con il titolo The female athlete perspective, che dimostra come le atlete sembrano andare incontro, rispetto ai maschi, a molti più traumi, in particolar modo quelli che interessano l'apparato muscoloscheletrico. A seconda dello sport praticato il tasso di infortuni delle donne è dalle due alle sei volte più alto di quello dei loro colleghi.
Nella sua analisi Harber identifica negli allenamenti una delle cause principali: questi sono quasi sempre pensati e messi a punto per atleti maschi e poi adattati per le ragazze senza però fare attenzione alle differenze biologiche tra i due sessi. Bisognerebbe invece, come spiega la ricercatrice, prendere in considerazione l'influenza degli ormoni sul controllo neuromuscolare, la maggiore fragilità dei legamenti femminili e altri fattori anatomici e biomeccanici.
Anche il medico sportivo Sergio Migliorini, che ha approfondito in particolare la predisposizione agli infortuni delle donne nella corsa, rileva alcune differenze anatomiche e fisiologiche che giocano a loro sfavore: maggior grandezza del bacino, più accentuata inclinazione del ginocchio verso l'esterno, diverso allineamento del meccanismo che permette l'estensione della gamba (muscolo quadricipite, rotula e tendine rotuleo), debolezza dei legamenti, minor massa muscolare.
Se negli infortuni al ginocchio e in particolare ai legamenti, il fattore biomeccanico è determinante, in un altro punto critico, il piede, giocano un ruolo le scarpe che nella maggioranza dei casi non rispecchiano l'anatomia femminile, ma sono troppo strette nella parte anteriore e troppo larghe in quella posteriore.
Gli studi sinora effettuati hanno poi evidenziato in modo inequivocabile che le fratture da stress sono molto più frequenti fra le donne. Non si tratta di episodi acuti e improvvisi, ma dell'esito di un processo lento che porta a rompere l'equilibrio fra carico sopportabile e resistenza dell'osso.
Gli sport dove il divario tra infortuni maschili è femminili è più alto sono la corsa e la ginnastica. Tuttavia le ragazze che che giocano a calcio, pallacanestro, softball e pallavolo sono esposte a un maggior numero di lesioni alle ginocchia, in particolare al legamento crociato anteriore del ginocchio, in misura rilevante: fino a sei volte più dei colleghi uomini. Per le atlete, inoltre, sono più alti sono anche i rischi di recidive.
A sua volta Robert Brophy, ricercatore della Washington University e medico di squadre di calcio, ha evidenziato differenze negli schemi e modelli di impostazione agonistica e di tecniche di movimento scheletro-muscolare, che hanno conseguenze pratiche. I giocatori maschi nell'istante in cui calciano il pallone utilizzerebbero maggiormente i flessori dell'anca e altri adduttori muscolari. Proprio il minor uso di questi muscoli esporrebbe maggiormente le donne a incidenti al ginocchio.
“Ma il rischio a cui gli allenatori delle ragazze devono prestare più attenzione è quello della cosiddetta triade”, raccomandano sia Harber che Migliorini, ovvero tre condizioni di rischio distinte ma interconnesse: disturbi alimentari, amenorrea e osteoporosi, che prese singolarmente sono serie ma curabili, mentre quando si verificano insieme possono essere devastanti. I bassi livelli ormonali di estrogeni presenti nelle maratonete causano una demineralizzazione sia dello strato superficiale (corticale) sia di quello profondo (trabecolare) dell'osso, tanto che le podiste ventenni con amenorrea e bassi valori di estrogeni hanno una densità ossea inferiore a quella delle donne cinquantenni in menopausa.
Dunque, non è solo un problema di risultati e di carriere sportive, ma di salvaguardia della salute psicofisica delle giovani atlete. Per questo, sottolinea la ricercatrice canadese, occorre approfondire e spiegare alle ragazze il legame che esiste tra sana alimentazione, salute riproduttiva e delle ossa, ricordare l'importanza di questi tre aspetti per il successo sportivo e realizzare regimi di allenamento tarati su caratteristiche e bisogni delle donne.