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Donne senza rappresentanza=Politica senza qualitą

24 dicembre 2008

La Consigliera di Parità Regionale ha partecipato a un incontro sul problema della rappresentanza politica e sull’annosa questione delle dimissioni in bianco, che colpisce in particolare le lavoratrici. Image

Donne discriminate: sul lavoro, in politica, nei diritti. E l’esigenza di intervenire attivamente per fermare un trend assolutamente negativo. Questo l’obiettivo dell’incontro Donne senza rappresentanza=Politica senza qualità – Quali leggi per invertire la tendenza, organizzato il 17 dicembre nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris in via Alfieri 15 a Torino dal Gruppo Consiliare regionale di Sinistra Democratica.

L’incontro, moderato dalla giornalista Vera Schiavazzi, è partito dal presupposto che il difficile momento di crisi economica e sociale che il nostro Paese sta attraversando colpisce le donne in maniera più acuta, nei loro diversi ruoli: come lavoratrici, come utenti dei servizi, come madri e soggetti che sopportano il peso maggiore della conciliazione tra lavoro e famiglia.
Il tutto acuito dall’“assenza di politiche che prendano atto della profonda solitudine delle donne”, ha dichiarato in apertura Titti Di Salvo, del coordinamento nazionale di Sinistra democratica. “Una solitudine condannata a crescere, anche per la mancanza di indirizzi culturali”.

Nel silenzio del movimento delle donne, la politica e le sue decisioni non aiutano. Semmai aggravano. Come nel caso dell’abrogazione della legge 188 del 2007 sulle dimissioni volontarie. “Questa legge – ha spiegato la Di Salvo, tra le proponenti nell’aprile di un anno fa assieme, tra le altre, a un’imprenditrice, la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini e la segretaria generale dell’Ugl Renata Polverini – intende risolvere un problema concreto: rendere impossibile un abuso di potere molto diffuso nel rapporto di lavoro”.
Vale a dire la pratica di far firmare una lettera di dimissioni in bianco, senza data, al momento dell’assunzione. Una pratica che colpisce giovani lavoratori, lavoratrici che possono “rischiare” di rimanere incinte ed extracomunitari. “Che sia diffusa è confermato dai dati dell’Acli, dell’Isfol e degli uffici vertenze del sindacato, e parliamo solo dei casi denunciati. I dati confermano inoltre che le più colpite sono le donne in gravidanza”.

Fino a un anno fa, tutte le iniziative prese avevano una funzione correttiva ex post, sempre per iniziativa del lavoratore che denunciava l’abuso. La legge 188 ha invece una funzione preventiva: “Stabilisce che le dimissioni volontarie debbano essere date solo su moduli numerati progressivamente, che avendo una scadenza non possono essere compilati prima del loro utilizzo”.
Le stesse donne che l’avevano proposta rilanciano ora l’appello per ripartire con una raccolta di firme, come già avvenuto a giugno, attraverso la costituzione di comitati territoriali, per arrivare o a un referendum o a una legge di iniziativa popolare.

L’abrogazione della legge 188, però, non è che uno dei tasselli di un sistema che danneggia le donne, come ha sottolineato e argomentato nel corso dell’incontro la Consigliera di Parità regionale Alida Vitale: “Il vero problema è che non c’è più attenzione per le problematiche delle donne”. Perché quando vengono colpiti tutti, le donne sono sempre colpite più degli altri. E il quadro che emerge dalla legge 133 dell’agosto 2008 non è roseo: “Oltre alle dimissioni in bianco, si considerino anche la detassazione degli straordinari, la modifica dell’orario di lavoro che prevede il giorno di riposo ogni 14 giorni, i contratti a termine che possono durare più di 36 mesi e l’abrogazione della durata minima del contratto di apprendistato”.
Senza contare che “si sta preparando una modifica all’impugnazione di trasferimenti e licenziamenti, oltre alla risoluzione dei conflitti tramite arbitrati che costano mentre il processo del lavoro è gratuito e il testo unico di riforma della legge 626 sulla sicurezza sul lavoro che limita molto l’Ispettorato del Lavoro”. In questo contesto buio, però, la Regione Piemonte si distingue: “Sono previsti voucher anche per i lavoratori che vanno in paternità e abbiamo proposto incentivi alle donne in maternità – ha chiarito la Vitale –. Ora si deve lavorare a un’azione mirata attraverso la ricollocazione con i Centri per l’Impiego per ‘recuperare’ le tante donne che abbandonano il posto di lavoro entro un anno di maternità”.

Situazione difficile perché pare che a uscirne malconcia sia l’idea stessa di diritto del lavoro. “Dalle battaglie degli anni 70 per proteggere le donne dal lavoro – ha detto Donata Canta, segretaria generale della Camera del Lavoro della Cgil di Torino – siamo arrivati a un’idea di parità nel lavoro e nella società, perché avevamo costruito un diritto del lavoro solido, neutro, su cui intervenire con una legislazione che eliminasse le discriminazioni. Se quel presupposto di diritto viene a cadere come sta succedendo, si avrà la deregolamentazione totale. In un contesto del genere qualunque ipotesi di leggi a favore delle donne non sta in piedi. Ma davvero si pensa di poter uscire dalla crisi riproponendo quello stesso modello basato su deregolamentazione e precarietà che è fallito?”.

Stando così le cose, non stupisce più che le donne siano scarsamente rappresentate in politica, come ha ricordato una che invece ce l’ha fatta, Monica Cerutti, capogruppo di Sinistra Democratica in Consiglio comunale: “In Consiglio noi donne siamo scese da 13 a 8. Il bilancio di genere stilato dal Comune di Torino rileva la risorsa femminile nell’amministrazione comunale, ma pur essendo numericamente in maggioranza, ‘pagano’ la segregazione orizzontale e verticale”.

In conclusione, il capogruppo regionale di Sinistra Democratica Pier Giorgio Comella ha ricordato come, da una parte, la maternità sia un nodo-chiave, tant’è vero che un articolo del disegno di legge regionale 483, sul sussidio a favore dei lavoratori in difficoltà economiche, prevede un comma proprio sulle donne in questa condizione; dall’altro la necessità di trovare un modello nuovo, diverso dal precedente, che permetta la riconquista o perlomeno la non perdita dei diritti acquisiti dai lavoratori.

 

Legge 133 del 2008, Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria
La legge 188 del 2007, in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie
Il decreto legislativo 81 del 2008 o Testo unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro



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